MARIO FILLIOLEY Le scuole non possono riaprire perché vostro figlio è un selvaggio

[post su facebook, 27 aprile 2020]

Qualche elemento concreto per cercare di capire com’è questo fatto che le scuole in Italia non possono riaprire (se non hai tempo, riassumo tutto in questo rigo: non possono riaprire perché vostro figlio è un selvaggio. Non avete bisogno di leggere oltre).
1. Tuo figlio è un selvaggio. È brutale, lo so, ma è così: su 25 bambini che mediamente compongono una classe, ad ascoltare e fare quello che gli si chiede di fare sono sì e no in 3. Il resto della classe fa cosa gli pare. È un problema, ma era un problema pure prima, e si è cercato di segnalarlo: avere come genitore una specie di fratello maggiore (e nemmeno tanto maggiore, in quanto a maturità) ha delle conseguenze. Le conseguenze può piangersele l’insegnante in classe (è uno dei modi in cui le famiglie affrontano la questione, anche piuttosto diffuso) così come se le piangono i genitori stessi a casa (con la differenza che i responsabili dell’educazione dei figli sono i genitori, e non gli insegnanti, ai quali starebbe la responsabilità di istruirli e non di spiegargli che non possono giocare con lo schifidol durante l’ora di algebra, anche perché lo schifidol non gliel’ha comprato l’insegnante, non gliel’ha messo nello zaino l’insegnante, non gli ha detto che può usarlo in classe l’insegnante).
1.1. Tuo figlio è un selvaggio anche e soprattutto all’aria aperta, e questo significa che fare scuola all’aria aperta, in estate, mi dispiace tanto, bellissima proposta, molto poetica (un po’ meno poetica in Sicilia, con quaranta gradi all’ombra) però te lo puoi sognare la notte, grazie. Io 25 bambini selvaggi in mezzo alla strada o nel cortile della scuola insieme ad altri 750 bambini selvaggi non me li porto. E nessun adulto sano di mente può prendersi la responsabilità di portare a “studiare” all’aria aperta 25 selvaggi, in mezzo ad altre tribù di selvaggi. Nella maggior parte dei casi, un insegnante non può nemmeno permettersi il lusso di compilare il registro in classe, perché farlo significherebbe abbassare gli occhi e perdere di vista per un minuto la classe, e in quel minuto tuo figlio sale sopra l’armadio e si lancia nel vuoto, prende il compasso e lo infila nella natica del compagno di banco, prende uno zaino e ci gioca a pallone per tutta l’aula. Ti ricordo, perché forse te ne sei dimenticato, che durante le gite con pernottamento fuori, gli insegnanti di notte non dormono e si dividono in pattuglie: alcuni fanno le ronde in corridoio e altri le fanno fuori, all’addiaccio, a controllare che tuo figlio non si tuffi dal suo balcone al decimo piano verso un balcone del nono o dell’ottavo piano, che non cammini sul cornicione, che non metta incinta un’altra bambina (cioè la figlia di un altro come te). Si diceva qui sopra che l’educazione tra pari ha vantaggi e svantaggi, e lo svantaggio è questo: non ascoltano, fanno quello che gli pare, anche cose molto pericolose, per se e per gli altri.
2. Tuo figlio, e in generale tutti i vostri figli crescono praticamente da soli, giocano poco con gli altri e se lo fanno lo fanno in situazioni programmate, strutturate e codificate (non giocano a pallone in cortile, “fanno calcio” in una squadra, non giocano ad acchiapparella al parco, “vanno al campo estivo” e “fanno gare” di tiro alla fune o di ruba bandiera). Anche questo ha delle conseguenze: vedono nella scuola un momento di aggregazione libera, casuale e spontanea, e la interpretano come il luogo in cui si sta insieme e si fa baccano, perché poi si torna a casa, dove si sta da soli, oppure si va a fare scherma o tennis o pianoforte, e bisogna essere seri e concentrati. I vostri figli, come del resto voi, hanno innalzato il momento di svago a momento formativo istituzionalizzato, e per conseguenza (assolutamente involontaria, ci mancherebbe) hanno declassato il momento formativo istituzionalizzato a momento di svago. Questo, probabilmente, accade perché i vostri figli, esattamente come voi, sono dei “creativi” e devono coltivare con disciplina il proprio talento. Va benissimo, per carità. Però poi a ricreazione si lanciano nel vuoto dagli armadi, trafiggono le natiche dei compagni col compasso, fanno mischie che quelle del rugby in confronto sembrano pranzi di gala.
3. I vostri figli sono bombe chimiche e batteriologiche. Ogni anno, a ogni banale influenza, le classi vengono decimate, e di questo dovreste esservi accorti anche prima del virus, diciamo a ogni gennaio di ogni anno, quando ve li ritrovate in casa con la febbre a 39. Ci sono settimane in inverno in cui le classi sono ridotte a 5 o 8 elementi, gli altri sono tutti a letto. Un’idea potrebbe essere quella di vaccinarli. Ma non li vaccinate mai. E non perché siate “No vax” o altre aberrazioni. Semplicemente perché vi secca o non avete tempo (e se vi secca e non avete tempo, andate al punto 4)
3.1. I vostri figli sono tanti. In una scuola molto piccola come la mia (dove per scuola intendo “edificio che ospita le aule scolastiche”) ogni giorno tra studenti, insegnanti, collaboratori scolastici, operatori sociali, addetti alle pulizie, genitori e impiegati amministrativi entrano ed escono circa mille persone. Chiudere una scuola significa evitare che circolino e si aggreghino ogni mattina mille persone. E in ogni città ci sono decine e decine di scuole. Nessun altro edificio, pubblico o privato, fa questi numeri. Chiudere le scuole equivale a una specie di vaccino per la comunità cittadina.
4. I vostri figli sono figli vostri. Non sono figli dello stato. Se avete lavori e carriere che premono molto sulle vostre vite, beh, è brutto dirlo (e non lo direi mai a nessuno, se non fossimo in questa situazione, in cui tutti ce la prendiamo con qualcuno in una specie di catena che poi culmina sempre come ultimo anello sugli insegnanti) però forse non era il caso di fare dei figli. Non era obbligatorio procreare. Io, per esempio, trai i 30 e i 38 anni ho sentito impellente dentro di me un desiderio di paternità fortissimo (che poi, come tutti gli istinti biologici, è andato scemando) e l’ho rintuzzato: cercavo di fare l’insegnante, cioè stavo appunto puntando su un LAVORO e una carriera, che all’epoca erano ancora troppo precari. Esattamente come per voi, che adesso avete un lavoro che vi impedisce di prendervi cura dei vostri figli in questa situazione, a me è stato proprio il lavoro a impedire di concepirli: sarebbe stato un grosso rischio, per il figlio e per me, e allora ho evitato di farlo. Non è un rimprovero verso chi l’ha fatto: è una scelta così vitale e intima che ognuno fa come crede e come si sente, e qualsiasi cosa faccia ha comunque ragione. Quindi facciamo così: io non rimprovero voi per avere fatto un figlio a cui vi capita adesso di non sapere come badare (per cause del tutto indipendenti dalla vostra volontà) e voi non rimproverate me di non badarci al posto vostro (per cause del tutto indipendenti dalla mia volontà). Che ve ne pare?
5. La scuola dove va vostro figlio è mediamente uno schifo. C’è un solo bagno (nel senso di water) per tutte le femmine e un solo bagno (sempre nel senso di water) per tutti i maschi. L’acqua esce sì e no da un rubinetto, e ne esce poca, il sapone non c’è, la carta igienica nemmeno, se si rompe una tapparella passano dodici anni prima che si aggiusti, per qualsiasi guasto o a acquisto si ricorre a collette congiunte tra insegnanti e genitori. Lo sapete che i lavoretti di natale o di pasqua dei vostri figli ve li vendiamo prima delle vacanze e che chiamiamo questa operazione “Fund raising”, vero? Quindi come fate a pronunciare a proposito delle scuole italiane espressioni come “Sanificazione frequente” o “Soluzioni igienizzanti a base alcolica”?
6. Quando tutto questo sarà finito, venite una volta, una sola volta, in una scuola media o elementare, a ricreazione. Guardateli e guardateci. E poi ditemi come avete fatto anche solo a pensare che si potessero riaprire le scuole italiane a maggio del 2020. Eravate disperati, vero? Lo so. Vi capisco. E sapete com’è che vi capisco? Perché con vostro figlio, tutte le mattine ci sto io.

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