Oggi è uno degli ultimi giorni di scuola, di una certa scuola, di un certo anno.
Un certo insegnante fa svolgere una verifica scritta in classe, vuole avere un riscontro, il più possibile attendibile, del livello delle conoscenze acquisite dai ragazzi.
Allora mette in chiaro le regole: non si può copiare, i banchi devono essere distanziati l’uno dall’altro, su di essi niente zaini, astucci e materiale vario, solo il foglio di carta, la penna, la calcolatrice, il righello, nient’altro. Continua a leggere “ROBERTO IGNAZIO IPPOLITO La fatica dell’insegnare”
Categoria: diario di scuola
GIORGIA LOI Vita d’aula. Interrogazione su Leopardi
Dopo fluente discorso sulla teoria del piacere e le fasi del pessimismo (pessimismo o realismo?) passiamo ai testi e Martina (nome di fantasia) inizia: «Nel Sabato del villaggio la visione della vita è meno catastrofica rispetto alla Sera del di’ di festa».
Io: «perché? Il Sabato appartiene già ad una fase più avanzata del pessimismo, mentre la Sera s’inserisce nella stessa atmosfera dell’Infinito con l’idea che le illusioni danno respiro al dolore dell’individuo».
Continua a leggere “GIORGIA LOI Vita d’aula. Interrogazione su Leopardi”Complicità (rapina alla posta)
Gli studenti hanno capito bene il concetto di complicità: risultano coinvolti nella rapina alla posta (di via Cambellotti, non credo che ci metterò piede dopo questo compito), nell’ordine: la donna incinta, un impiegato (che doveva dare l’allarme e non l’ha dato), persino un inquilino del terzo piano che fornisce una descrizione fumosa di ciò che ha visto dalla finestra e quando i banditi se ne sono andati scappa in Canada: «Non so come sia andata agli altri della banda ma io sono molto felice». Un palo non ha la stessa fortuna: all’appuntamento con i banditi la sua parte gli viene pagata con un sacco di botte (ed è per questo che diventerà commissario di polizia, perché, consiglia nella conclusione, «imparate a fare del bene»). I banditi hanno tutti il passamontagna Continua a leggere “Complicità (rapina alla posta)”
Compito di italiano: il testo narrativo-descrittivo
«Le ombre bianche», 27 febbraio 2017
Prof, pozzo fa’ che la bionda torna indietro e ammazza il giornalista?
Ma io sono la donna incinta?
Ma la periferia deve esse per forza de Roma o poesse anche New York?
Ma d’estate non ci sono i fiori sugli alberi, vero?
Come se chiamano quelli che gli viene da rubà le cose?
Perché gli anarchici non votano
Uno studente mi chiede se voglio propormi per un corso in occasione delle Giornate di Didattica alternativa. Entusiasta, mi offro di parlare sul tema «Perché gli anarchici non votano» (riciclato da una conferenza che ho fatto anni fa, ma sempre valido). Schifato risponde: ma che tema è? È come parlare del perché gli atei non vanno in chiesa.
PAOLO MAURENSIG Al Collegium Musicum nessuno doveva illudersi di poter oziare
Da «Canone inverso»
Oggi del Collegium Musicum non rimane più traccia se non una pietraia ricoperta da erbacce. Mi servirebbe una cartina dettagliata per farle vedere l’esatta ubicazione di quell’edificio, diventato durante la guerra un deposito di munizioni, e fatto saltare in aria prima della disfatta. Ed è una fortuna che quell’orribile posto sia stato cancellato, seppure non dalla mia memoria. Anche a quel tempo non era facile arrivarci. Sorgeva infatti nella Bassa Austria, lungo la valle del Danubio, sulla strada che da Stockerau porta verso Tulln. Si poteva scorgere solo passandoci in treno, perché era fuori delle strade comunemente battute. Continua a leggere “PAOLO MAURENSIG Al Collegium Musicum nessuno doveva illudersi di poter oziare”
MAX MAURO Il mio nuovo compagno di classe
Nazione indiana, 18 giugno 2025
Tom arrivò a scuola a metà mattina, era quasi ora della ricreazione e tutti fremevano per scappare fuori. Io e Devis avevamo già pronte le squadre per la partita di calcetto con la palla da tennis, tre contro tre, sulla pista di atletica. I limiti delle porte erano fissati con dei sassi che alla fine della ricreazione lasciavamo ai bordi della pista, per evitare che qualcuno ce li buttasse via. Quel giorno avevamo ingaggiato Marco Tollis della prima B, era uno dei migliori calciatori della scuola, ed era la prima volta che giocava con noi sulla pista di atletica. Il quarto d’ora di corse e calci all’aria aperta rubato ai banchi della scuola media era, per noi, la cosa più memorabile della giornata.
Continua a leggere “MAX MAURO Il mio nuovo compagno di classe”GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA Adesso le maestre elementari sono delle signorine vivaci
Da «Ricordi d’infanzia»
Fu a S. Margherita che alla non tenera età di otto anni mi venne insegnato a leggere. Prima mi si facevano delle letture; a giorni alternati mi si leggeva la «Storia Sacra», una specie di sunto della Bibbia e del Vangelo i giorni di Martedì, Giovedì e Sabato; e i Lunedì Mercoledì e Venerdì… la Mitologia classica. In modo che ho acquisito una solida conoscenza di ambedue queste discipline: sono ancora in grado di dire quanti e quali fossero i fratelli di Giuseppe e me la cavo fra le complicate beghe familiari degli Atridi. Continua a leggere “GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA Adesso le maestre elementari sono delle signorine vivaci”
ALBINO BERNARDINI Era brutto, che pareva un diavolo
Da «La scuola nemica»
– Una volta avevamo una maestra che andava a simpatia; se a uno non lo poteva vedere, non si avvicinava nemmeno, come è capitato a un mio compagno. A questo si vedeva proprio che non lo poteva vedere, perché, come faceva una cosa, subito a lui, anche quando non era lui a chiamarlo e offenderlo, a dirgli tante cose così e cosà. Un giorno eravamo a scuola e l’ha messo dietro alla lavagna poi ha cominciato a offenderlo, e quello a stare zitto, ma si vedeva che stava agguantando, e quando si è stufato, che la maestra continuava a dire: «Sei un disgraziato! Sei brutto come un diavolo, nell’anima e nel corpo» quello prende l’ombrello della maestra stessa e l’ha picchiata Continua a leggere “ALBINO BERNARDINI Era brutto, che pareva un diavolo”
ALBINO BERNARDINI Vi boccio tutti, come è vero Dio
Da «La scuola nemica»
Nelle medie invece un giorno il professore è venuto ubriaco. Io prima non me ne stavo accorgendo; allora un mio amico mi tocca e mi dice piano piano per non ci sentire: «Oggi il professore ha alzato il braccio. Manco camminare può». Io alla prima non stavo a capire e gli ho detto: «Che cosa stai a dire?». E quello: «Ma non lo vedi che oggi è cotto dalla mattina?». Allora ho guardato anch’io e ho visto che si muoveva tutto, e cominciava a dire: «Ma cos’è tutto questo caldo qui. Ma voi non lo sentite? Aprite subito le finestre che si crepa». Noi non sapevamo cosa dire, ché invece ci avevamo freddo, e allora nessuno andava aprire le finestre. Continua a leggere “ALBINO BERNARDINI Vi boccio tutti, come è vero Dio”