Il mio primo giorno di scuola

[Quando suona la campanella, 15 ottobre 2017]

Arrivo con un’ora di ritardo. I candidati stanno svolgendo il compito. La presidente di commissione, d’ora in poi Angela Boncristiano, dice: siccome siamo colleghi ci smezziamo i compiti di italiano così si fa prima. Al termine della prova si formano due sottocommissioni. Io sto con una collega di meteorologia e uno di elettronica. Dico: la presidente, siccome è una collega… Dicono: che collega, insegna inglese. Continua a leggere “Il mio primo giorno di scuola”

FEDERICA CAPPUCCIO La scuola improbabile

La vita quotidiana nella buona scuola

Il primo collegio (1 settembre)

Il preside Affabile è affabile finché tutti intorno gli sorridono, stendono tappetini, fanno inchini. Quando una collega si alza durante il collegio e chiede chiarimenti su come sono state spalmate le ore di potenziamento Affabile perde quella sua aria paterna. Inizia ad alzare la voce: voi (fa un gesto come per abbracciare tutto il collegio) voi… voi da quest’anno siete tutti potenziatori. Anzi, per me siete tutti potenziatori. Poi, il tono torna affabile: per favore non usate più quell’espressione, spalmare. Siamo in una scuola, non dietro al banco di Mac Donald’s. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO La scuola improbabile”

Siamo agli sgoccioli

Prof, giochiamo a lupus in fabula?
Gli dei dell’Iliade avevano i superpoteri
I verbi difettivi sono quelli che si usano poco.
Ma se quest’anno amo fatto tutte e 5 e declinazioni in seconda che famo?
Parlami di Caio Gracco. De chi, de Carlo Cracco?
Sto libro che ci ha dato da leggere è pieno de parolacce. Ti sei scandalizzata, Nicole? Un pochetto, all’inizio.
Qua in classe latinisti non ce ne sono (fa un gesto circolare)… nemmeno io.
Benedetta, ma tu quando vai dal salumiere chiedi il didietro del salame? Certo, io sono una ragazza educata.
I banditi quando entrano alla posta non dicono come nei film «mani in alto, questa è una rapina». Non dicono nulla (tema).
Prof, ma se uno ha tutte sufficienze e un 5½, il 5½ diventa 6?

ROSELLA BASIRICÒ Questione morale

La porta della segreteria è chiusa.
Non è ancora l’orario di ricevimento dei docenti. Guai a sgarrare l’orario, sparano a vista a qualunque docente varchi la soglia fuori dai tempi previsti.
Lì dentro poi lavora un’impiegata che nessuno ha mai visto sorridere: qualcuno giura che sì, una volta è accaduto, sotto le vacanze di Natale dell’anno scorso. Negli altri 364 giorni, però, siamo tutti concordi nel vederla ingrugnita come un orango della giungla.
Io, che per formazione ho alle spalle vent’anni di parrocchia, azzardo l’ipotesi difensiva che “la poveretta” abbia un background familiare sofferto… I colleghi mi sorridono ironicamente compassionevoli, ma poi faccio una battutina sul grugno della “poveretta” e capiscono che sono un po’ dei loro.
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RENATA PULEO Bambole

[da Quando suona la campanella. Racconti di scuola, a cura di Piero Castello e altri, manifestolibri, Roma 2006]

A casa la Bambina fece i compiti in un angolo del tavolo di cucina. Li fece con cura dei particolari, la cornicetta geometrica a chiudere la pagina del quaderno, il cielo azzurro, colorato fino al tetto della casa, come le aveva detto sua sorella. Eppure aveva fretta. La aspettava la sua classe, e pensò un attimo di entrare subito nel gioco facendo finta di essere la maestra che prepara il lavoro.

Lasciò dunque di proposito sul tavolo i quaderni, l’astuccio dei colori e la penna nel calamaio. Dispose le bambole in una doppia fila di quattro, prese i piccoli quaderni che aveva incollato per ciascuna di loro, il registro con la pagina mobile, con gli otto nomi, proprio come quello che usava la sua maestra. Continua a leggere “RENATA PULEO Bambole”

MARIO FILLIOLEY La nostra società ha bisogno di muratori così

[Lotta di classe, pp. 125-7]

Al papà di Ermanno ho detto cose stupende, mi venivano tutte frasi molto sagge e ogni volta che ne tiravo fuori una pensavo di essere Tiziano Terzani, lui e la moglie se ne sono andati che galleggiavano in aria. Questo papà di Ermanno era di una dolcezza infinita, però ogni volta che viene a ricevimento un padre io mi stupisco di quanto il padre non c’entri niente coi figli, in pratica sono solo le madri che trasmettono il carattere e gli atteggiamenti, insomma alla fine non vero che siamo tutti come i nostri genitori: siamo tutti come le nostre madri. La madre di Ermanno era abbastanza scettica, e si muoveva molto sulla sedia, masticava sempre la gomma mentre parlavamo Continua a leggere “MARIO FILLIOLEY La nostra società ha bisogno di muratori così”

DEBORA MIANO The buona scuola is strenght

Flipped classroom, Clil in tecnologia digitale…e anche questo mese i 4giga della mia tariffa si sono volatilizzati.

Non si è vinto il PON per la LAN, perciò classe virtuale in BYOD.

Le LIM ci sono, si usano come videoproiettori però.

Peccato… in classe ci sono certi buchi sul pavimento che “professore’ me pare che se ce infilo er piede cado in 3C” però l’ingegnere dice che è tutto ok. Così ci teniamo il buco. E le foto del buco. E le 3 relazioni sul buco, redatte in orario rigorosamente extrascolastico.

Il ROL, con i “divisi” che entrano e escono come in un cartone Disney, da quando è cambiata l’ora è impostato come se abitassimo in Alaska perché l’animatore digitale ha altro da fare (progettare il nuovo PON da perdere per esempio)…

Anch’io credo che potremmo trovare frasi tratte dalla 107 nei baci perugina, insieme alle frasi delle canzoni di Fedez.