Lost in Translation

Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole

20 giugno
Dopo due anni di DaD mi vieni a dire che va bene tornare in presenza ma la scuola non sia trasmissiva. Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?


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FLAVIO MARACCHIA Tachipirina 1000

[Gli opliti di Aristotele, 16 marzo 2021]

Oggi mi è venuta la febbre. È il minimo che possa capitare in momenti come questo. All’ora stabilita non riesci a connetterti per vedere a distanza i bambini della tua classe. Provi con tutti i router possibili, ma è inutile. Fino a ieri tutto andava liscio, ma alla legge di Murphy non si può sfuggire. Oggi che ti serviva perfettamente funzionante la rotellina gira all’infinito, stolida davanti alle tue imprecazioni.

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Profondo rosso

[Diario DaDa, 14-31 marzo 2021]

Mia nonna voleva che io ricevessi un’educazione; per questo mi tenne lontana dalla scuola.
Margaret Mead

14 marzo
Oggi inizia l’ottavo capitolo del diario DaDa. Si intitola «Profondo rosso». Sottotitolo: le scuole non hanno mai chiuso, quindi nemmeno adesso. Si preannuncia breve e intenso. E alla fine si scopre che l’assassino è il maggiordomo.


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DANIEL PENNAC L’importanza dell’appello

Da «Diario di scuola», pp. 109-10

Un gesto affettuoso che si può fare anche a distanza, l’appello. Rispetto al racconto di Pennac la voce degli studenti e del prof, quando dicono «presente», potrebbe risultare leggermente metallica

lo e miei studenti facevamo un giochetto. lo dicevo il loro nome, loro rispondevano. E io ripetevo il loro «presente» a mezza voce, ma con lo stesso tono, come un’eco lontana:
«Manuel?».
«Presente».
«“Presente”. Laetitia?».
«Presente!».
«“Presente”. Victor?».
«Presente!».
«“Presente”. Carole?».
«Presente!».
«“Presente”. Rémi?». Continua a leggere “DANIEL PENNAC L’importanza dell’appello”

Amor ch’a nullo amato amar perdona

Ho fatto un test in terza rossa. Ho sottoposto alle/agli studenti una domanda con un modulo. Chiedo se condividono l’affermazione di Francesca da Rimini. Mi serve per vedere se hanno capito cosa dice Francesca. Le/li autorizzo, se vogliono, a usare un nome cortese, di loro fantasia. Escono fuori varie Giuditta, un’Angelica, un Duca de Roma, Galeotto, Acheronte, Gianfreda, Armando d’Aragona, Donato, Geltrude e anche una Francesca, che si limita a dire che lei ha ragione. D’altra parte la sua non è un’affermazione che si può discutere.

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A volte ritornano

[Diario DaDa, 2 gennaio-4 marzo 2021]

Non esiste la classe docente ma il docente, da solo.
Chiara Valerio, Nessuna scuola mi consola

2 gennaio 2021
Il rumore dei botti di Capodanno mostra che il nuovo anno nasce tra aspettative esagerate. Intanto, tra pochi giorni gli studenti delle scuole superiori rientrano a scuola. Questa nuova pagina si intitola «A volte ritornano» perché si basa sulla previsione di come sarà la scuola di qui (in realtà da settembre del 2020) ai prossimi due-tre anni: lunghi periodi di confinamento domestico (e didattica a distanza) interrotti da periodi più brevi di scuola in presenza, a singhiozzo, con percentuali variabili, banchi monoposto che si spostano per i corridoi, tanta isteria collettiva.

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GIUSEPPE CALICETI Basta voti

[Da La scuola senza andare a scuola, pp. 120-1]

I voti disturbano la crescita, minano l’autostima. I voti adulano e offendono, corrompono e feriscono, mietono vittime innocenti e creano assurde presunzioni. I voti infieriscono sui più deboli e avvelenano anche i migliori. I voti non servono né a crescere né a imparare. Non aiutano a riflettere sugli errori commessi. Non aiutano a migliorarsi. I voti creano muri insormontabili. I voti dimenticano chi sono e da dove vengono gli studenti. Non li prendono per mano. Non li conducono in nessun luogo. I voti creano rancori e vendette. I voti sono orrori. I voti fanno male, tanto male. Soprattutto ai più piccoli. I voti sono sempre lo stesso numero: uno zero senza volto e senza cuore.

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Da dietro uno schermo si perde anche il bello dell’imparare

Ho fatto un po’ di copia incolla da un tema assegnato alla prima azzurra per le vacanze di Natale. Non ho chiesto alle/agli studenti cosa pensano della dad, ma solo come hanno vissuto i primi mesi di scuola, se sono stati come se li aspettavano e cosa pensano che succederà dopo. Ognuno ha inglobato la dad nel suo discorso. Alcune idee sono ricorrenti (la dad non è come andare a scuola ma ha anche dei lati positivi), ma declinate in 25 modi diversi.

I testi hanno subito minime correzioni su aspetti linguistici, un congiuntivo in più e in meno, virgole al loro posto, limatura del superfluo, gli adattamenti necessari per rendere il collage qualcosa di simile a un coro.

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Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (8)

Venerdì 29 gennaio 2021

Scuola media. Ora di geografia. Oppure di storia. Oppure di entrambe.

Grecia.

Mi sembra giusto far partire il siltaki utilizzando le casse della LIM, visto che sto testando l’audio. La classe apprezza.

Partenone, Atene, la mitologia, le olimpiadi, le isole, Sparta.

La culla della civiltà, la democrazia, i tiranni.

Il voto.

«Tutti avevano diritto di voto, perché c’era la democrazia. Cosa significa democrazia ragazzi?».

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GIUSEPPE CALICETI Smart working

[Da La scuola senza andare a scuola]

Io, mia moglie, mia figlia. Non andiamo a scuola, ma ogni giorno le nostre scuole entrano nel nostro appartamento, che si popola di voci e di volti inaspettati. È l’ebrezza dello smart working.
Mi sento a disagio. Non esiste più confine tra vita pubblica e vita privata, tra lavoro e non lavoro, tra casa e scuola.
Mi sento un ventriloquo e mi sento spiato. Non ho più privacy.
Prima di scambiarci due parole, io e mia moglie ci guardiamo intorno con sospetto, controlliamo che microfono e webcam non siano accesi Continua a leggere “GIUSEPPE CALICETI Smart working”