Lasciamoli lavorare (14)

Una riforma no. Ma un grande piano strategico sì. Con 11 priorità: dall’edilizia scolastica allo sport, passando attraverso ridefinizione dell’alternanza scuola lavoro, diritto allo studio, reclutamento, valutazione, trasparenza, inclusione e dispersione scolastica. Tante buone parole: ampliamento, miglioramento, valorizzazione, prevenzione, coesione, garantire e accrescere, capitale umano (con particolare riferimento al), qualità ed efficacia, semplificazione, trasparenza. È la lingua del Miur. Stendere un bello strato di zucchero al velo su una torta piena di buchi. Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (14)”

Ricomincio da tre

Maurizio Martina corre per la segreteria parlando di scuola. Non è una buona notizia. Anche Renzi iniziò dicendo la scuola è al centro dei miei pensieri. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Martina vuole ripartire dai docenti. Anche questa non è una buona notizia. Il suo programma si articola in 4 punti: buona formazione, migliore selezione, valutazione adeguata e aumento di stipendio. Si legge: ripristino del FIT triennale abolito dal governo gialloverde, chi ce la fa dopo tre anni di tirocinio (e quanti crediti?) a superare un concorso diventa un docente di ruolo, si fa valutare dal dirigente (e forse anche scegliere, nello stile della Buona Scuola che il buon Martina non mette in discussione), e pertanto viene pagato di più. Continua a leggere “Ricomincio da tre”

Lasciamoli lavorare (13)

Una riforma epocale no. Ma urge cambiare le regole sulla governance della scuola (il testo unico è vecchio di 25 anni. E allora la Costituzione?). Urge «un’opera imponente di semplificazione che porterà a una maggiore chiarezza del quadro normativo». Riassumendo: «Vogliamo dare maggiore efficienza al sistema» (dice il ministro in un’intervista al Messaggero). Esauriti i contentini (ambiti, chiamata diretta, che non costavano niente), smaltiti torroni, panettoni, capitoni, pane e nutella, tartufi dolci e salati (il pandoro no, è senz’anima) il governo del cambiamento è al lavoro per mettere le mani su quello che rimane della scuola pubblica.

Per prima cosa, sia chiaro, è stato il PD: «Nel comma 181 della legge denominata Buona Scuola era stato disposto, in ragione delle deleghe rilasciate al Governo dal suddetto comma 180, proprio la delega per il riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione attraverso anche la redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di istruzione già contenute nel testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché nelle altre fonti normative».

Al centro dell’attacco c’è, come sempre, il vecchio (nel senso di invecchiato) consiglio di istituto. I discorsi che circolano sono fumosi. In mezzo al fumo si possono però intravedere alcuni obiettivi: ridefinire il ruolo del dirigente all’interno del consiglio, forse limitare il numero dei genitori, introdurre (con tappetino) un esperto del mondo del lavoro. Niente di nuovo. I tentativi di riformare gli organi collegiali in senso aziendalistico-dirigistico sono ventennali, accomunano centrodestra e centrosinistra. Il disegno di legge Aprea e il disegno di legge Aprea riveduto e corretto dal PD non sono andati in porto. Le picconate sono arrivate dall’esterno. Nella forma del trasferimento delle decisioni altrove e della soppressione della collegialità. Ora, i tempi sono maturi per la trasformazione del consiglio di istituto in un bivacco di manipoli.

E infine. altri lampi nella nebbia: la regionalizzazione (l’iter del disegno di legge è iniziato, ma senza troppa fanfara), i disincentivi al trasferimento degli insegnanti (intanto, il vincolo triennale per i docenti che hanno ottenuto il trasferimento o passaggio in una scuola tra quelle inserite nelle preferenze è già nella bozza di ccni approvata dal ministero e dai confederaloni), nuovi modelli di graduatorie per le supplenze, forse una compensazione ai dirigenti che hanno perso, con l’abolizione della chiamata diretta, la possibilità di costruirsi il proprio organico.

Un dubbio: tutte queste cose dove stanno scritte nel contratto? Esiste ancora un contratto? E lasciamoli lavorare è ancora valido?

 

Chi ha rubato la marmellata? (2)

Reazioni inesistenti alla notizia del taglio dei 4 miliardi all’istruzione. Il documento della Cgil sulla legge di bilancio è datato 29 dicembre. Dice: «Per la scuola non ci sono investimenti, ma solo piccoli aggiustamenti con misure a costo zero». Lamenta tra l’altro il taglio di finanziamenti per l’alternanza scuola-lavoro. La Uil produce una scheda dove si complimenta con il governo per il superamento della 107 ma giudica la manovra poco organica (in chiaroscuro, dice). Bussetti, in un discorso del 31 dicembre, molto elegantemente, nega. Continua a leggere “Chi ha rubato la marmellata? (2)”

Chi ha rubato la marmellata?

Da una lettura delle voci riguardanti la scuola nella Legge di Bilancio sembrava trattarsi di poca roba: 20 milioni di qua, 2000 maestri di là, uno zero virgola qualcosa in più per il fondo di istituto. E invece, all’improvviso arriva lo scoop del Corriere della Sera:

Altro capitolo molto pesante nel bilancio pubblico è quello assorbito dall’istruzione scolastica. Che si riduce, a legislazione vigente, di 4 miliardi nel triennio, cioè di circa il 10%. Si passa da 48,3 a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse sia per l’istruzione primaria (da 29,4 a 27,1 miliardi di euro) che per quella secondaria (da 15,3 a 14,1 miliardi). A determinare la flessione contribuisce in modo decisivo la riduzione dei fondi per gli insegnanti di sostegno, un miliardo nel ciclo primario, 300 milioni in quello secondario. In compenso si spenderà qualcosa in più per l’Istruzione universitaria (da 8,3 a 8,5 miliardi tra il ’19 e il ’21).

Continua a leggere “Chi ha rubato la marmellata?”

Lasciamoli lavorare (12)

Mentre decido a quale albo professionale iscrivermi, leggo le anticipazioni sulle misure a favore della scuola (o contro, secondo i punti di vista) contenute nella manovra del popolo. L’emendamento che aumentava i finanziamenti alle scuole paritarie non è passato. Le scuole paritarie riceveranno i soliti 500 milioni all’anno. Anche loro continueranno a scaldarsi con la legna che hanno.

L’alternanza scuola lavoro è abolita. O meglio, è stata rinominata Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Il monte ore ridotto in modo drastico (da questo anno scolastico) Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (12)”

Lasciamoli lavorare (11)

Non si vede perché, se così piace al cliente, il ragioniere non possa fare il mestiere del dottor commercialista, il geometra quello dell’agronomo ed il contadino attento e capace quello del diplomato in viticultura ed enologia.
Luigi Einaudi

I condoni andranno di moda. Condono per Ischia, il saldo a stralcio per gli evasori, la sanatoria per 11.500 bancarelle abusive al centro di Roma, e ultimo solo in ordine di tempo, un emendamento alla legge di Bilancio, voluto dal Movimento 5 Stelle, «prevede che chi ha svolto una professione sanitaria per 36 mesi negli ultimi dieci anni, anche non continuativamente e in modo dipendente o autonomo, possa continuare a farlo iscrivendosi entro il 2019 a un albo speciale» (Il Post).

La questione, come al solito, è più complessa di come sembra. Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (11)”