La trappola

Le indicazioni nazionali non sono un «catalogo tassativo di autori obbligatori». E meno male, dato che la libertà di insegnamento non è stata abolita e i programmi scolastici non sono più prescrittivi da almeno venti anni. Ma allora, che cosa sono? Perché i grandi pensatori che le hanno redatte hanno sforbiciato filosofi impegnativi, e probabilmente divisivi, e invece propongono per la letteratura italiana un profluvio di autori, qualcuno praticamente in disuso come Grazia Deledda? Dov’è la trappola?

Wake Me Up When This Year School Ends

19 giugno

Le tracce ministeriali sono discutibili, e questa è una buona notizia. Peggiori sarebbero delle tracce su cui c’è poco o nulla da dire. Che è successo anche con governi di sinistra.

Un governo di destra propone tracce di destra (tra cui una brutta poesia di Pavese e la Costituzione, ahi, in un discorso del rinnegato Saragat), così come i telegiornali di un governo di destra spacciano notizie di destra. Con la differenza che ai telegiornali non si può replicare mentre nelle prove dell’esame si può argomentare la propria opinione.

Quando ci sono i mondiali di calcio tutti diventano ct della nazionale. Sfortunatamente quest’anno l’Italia non partecipa ai mondiali e molti hanno questa sensazione come di essere disoccupati. Succede la stessa cosa per le tracce della prima prova. Tutti hanno un’idea sulle tracce e sugli autori, anche se non sono insegnanti di nulla, né tanto meno di italiano

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Lavorare meno, lavorare tutti

La notizia, come spesso succede quando la scuola comincia ad annoiare con i suoi riti abusati, è una proposta, che potrebbe essere definita, se non fosse terribilmente pericolosa, e serissima, pesce d’aprile n. 2: la riduzione dell’ora di lezione, che a rigor di logica è di 60 minuti, a 45 minuti. La finalità è in parte intuitiva: mantenere l’attenzione dello studente che dopo 45 minuti è esausto, specie se la lezione verte su contenuti di non facile apprendimento. E offre una soluzione ai problemi del precariato che ricorda uno slogan degli anni settanta: «lavorare meno, lavorare tutti» (Io sono d’accordo). Chi lo propone: il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDDU) che l’ha inviata «formalmente» al ministro, come l’altra volta il sindacato dei docenti fancazzisti per ripristinare la didattica a distanza (pesce d’aprile n. 1). Continua a leggere “Lavorare meno, lavorare tutti”

Crisi

Un giornaletto scolastico ha fatto un sondaggio tra i docenti (si guarda bene di interpellare gli studenti o i genitori) per sapere se sono favorevoli alla dad per la crisi energetica, per limitare gli spostamenti, il consumo di carburante, queste cose qua. Il 48 per cento, con una disinvoltura che non ti aspetti, risponde che sì, la dad, poi magari non stare chiusi in casa tutto il giorno, andare a fare la spesa nei negozi vicino a casa dove ci puoi andare a piedi. Poiché la crisi è permanente, ed è anche dentro di noi, suggerisco le domande successive: sei favorevole a fare lezione a 50 studenti per volta, da remoto? Ma che dico, sei favorevole a far gestire alcune delle tue mansioni, specie quelle più noiose e ripetitive come correggere i compiti, all’intelligenza artificiale? E quando verrai lasciato da parte scoprirai quanto è ecologico fare passeggiate nei parchi?

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Cooperative learning

Poiché si tratta di rilevamenti fatti da Invalsi attraverso stupidi test a crocette – questo va detto – e mettici anche il retropensiero di Valditara che deve giustificare il nulla del suo tonitruante ministero dell’istruzione e del merito e i tagli alla scuola pubblica, la tesi è: una classe più numerosa impara di più. Che sembra naturale, che in una classe numerosa, in una classe pollaio, i test invalsi riescono meglio perché è più facile copiare quando si è tutti vicini, è il succo del cooperative learning dell’invalsipensiero.

Si può fare politica a scuola

Si può e si deve fare politica a scuola, a condizione di lodare il governo in carica, le riforme attuate e quelle pensate, i discorsi ispirati del ministro o ministra (a maggior ragione quando non si sono capiti), celebrando l’innovazione in tutte le sue forme (tranne lo smartphone, che va depositato in un cestino), gli studenti finalmente imprenditori di se stessi, orientati e consapevoli. Sarebbe bello se il ministro producesse un manuale di educazione civica ispirato alla verità, alle buone maniere, che indicasse una terminologia adeguata, di quali argomenti è lecito parlare e di quali è invece opportuno tacere.

Dov’è che i cani devono pisciare

Il ministro Valditara ha scritto una lettera ai dirigenti scolastici. Il tema è: assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa. Inizia dicendo che gli insegnanti godono di «ampi spazi decisionali in merito alla definizione della didattica e dell’attività di valutazione», continua lodando l’impegno quotidianamente profuso (dai dirigenti).

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Un coro di vibrante protesta

Quando hanno introdotto il bonus per il merito non ho detto nulla, si è deciso che l’avremmo preso a rotazione, mi sembrava un buon compromesso.

Quando hanno introdotto l’alternanza scuola-lavoro ho detto che ero contrario, ma poi, ho presentato dei progetti che erano migliori degli altri, e mi sono anche fatto eleggere funzione strumentale perché potevo gestire tutta la baracca dei pcto in modo più intelligente degli altri.

Quando hanno chiuso la scuola per la pandemia ho detto che andrà tutto bene. E la dad, a conti fatti, ha dei lati positivi.

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Le magnifiche sorti e immersive

Un corso online sulla didattica immersiva si chiama corso immersivo. Dura circa 12 ore, uno sproposito in confronto a tutto quello che si può fare in 12 ore, in una classe in 12 ore hai fatto Leopardi, e invece stiamo qua seduti ad ascoltare un tizio che trova meraviglioso proiettare la propria immagine in uno scenario virtuale, mentre io mi mordo le mani perché non ho comprato i fagiolini che avrei potuto pulire stando dietro alla telecamera. O le melanzane da tagliare a fettine, passare nella farina e friggere.

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