Dépliant

Ho letto il programma del Pd per la scuola, è un bel dépliant (graficamente parlando) ispirato a Babbo Natale (in anticipo: d’altra parte i cattivi hanno fatto cadere il governo dove c’era Patrizio Bianchi che stava lavorando così bene): nel pacco ci sono: 10 miliardi, aumento degli stipendi (per tutti), mense, trasporti e libri di testo gratis per le/gli studenti, corsi stem per le fanciulle, qualche giocattolo elettronico che ancora non possediamo.

Continua a leggere “Dépliant”

Programma

Poiché il Pd ha deciso molto improvvidamente ma compulsivamente di mettere la scuola nella propria agenda elettorale (non costa niente e si fa sempre bella figura) ma non ha fortunatamente specificato cosa intende fare mi permetto di suggerire alcuni semplici punti, anche perché si eviti di perdere l’eredità del lavoro già intrapreso dal ministro Patrizio Bianchi:
1) banchi monoposto a rotelle. Con motore elettrico. Ecologico

Continua a leggere “Programma”

Marketing

Il ministro Bianchi dice che alla scuola manca un pochino di marketing. Ora, a parte l’espressione becera, non si può fare a meno di notare che si tratta dell’ultimo segmento del programma di aziendalizzazione della scuola pubblica. Il confezionamento. Quando lui dice che le/gli studenti non si ritrovano in una classe più piccola, implicitamente indica la strada, nascondendo una realtà imbarazzante, le classi pollaio, dietro l’immagine della scuola affettuosa, dove campeggiano la compagnia, la protezione (non per nulla ha parlato di bambini) e il calore. Già, perché, viene da sé, se le classi si riducono, sarà necessario alzare la temperatura dei termosifoni. E questo inciderà sui cambiamenti climatici. Voi siete per caso a favore del riscaldamento globale?

Spingitori di incentivi

C’è questo decreto 36 che parla di formazione incentivata per i docenti. Tu ti formi e io ti premio. Non è così facile perché: i soldi sono pochi e non si possono distribuire a pioggia. E poi la pioggia sporca, qua bisogna che il godimento dei benefici spetti a una elite. Che ci sia l’incentivo per acchiappare gli incentivi: spingitori di incentivi. Tutto bene. Tranne una cosa. Chi decide a chi vanno gli incentivi. Un comitato di valutazione formato dal dirigente e da docenti non stabilisce dei criteri astratti ma premia altri docenti (e se stesso) sulla base di criteri decisi da un istituto parastatale (che non nomino). Il principio della valutazione tra pari che la Buona Scuola ha introdotto. Che io vorrei attuare in classe. Io sono l’istituto, distribuisco i criteri, ma poi il lavoro sporco lo fate voi. Ma attenzione, perché solo un terzo della classe potrà meritare i voti alti

Saggi

La notizia di oggi è: «Maturità, i “saggi” della scuola dicono no al secondo scritto». La notizia è che esistono dei saggi che esprimono la loro alta opinione su un tema che riguarda la salute pubblica, lo stato della cultura di un popolo, il futuro della classe dirigente. Ma chi sono questi saggi, che Repubblica ha messo tra virgolette perché forse non sono del tutto convinti di esserlo, o perché non sono stati investiti formalmente, o perché esponenti di una saggezza minore, fluida, contingente, istantanea? Prima di tutto sono uomini anziani, uomini più che donne, che da giovani sono stati a scuola, studenti bravi e diligenti, raramente brillanti ma sempre ossequienti Continua a leggere “Saggi”

Essenzializz-azione

Mia nonna voleva che io ricevessi un’educazione; per questo mi tenne lontana dalla scuola.
Margaret Mead

Ogni ristruttur-azione del ministero dell’istr-uzione (e sue ramific-azioni) ha (avuto) la sua buona retorica, basata su parole che escono in -azione (razionalizz-azione, digitalizz-azione, smaterializz-azione, invalsizz-azione) e prefigurano la conquista di una frontiera, un far west dove i nativi (non digitali) sono rimasti in una condizione primitiva, novecentesca (gentiliana). La riduzione del percorso liceale da cinque a quattro anni evoca la necessità dell’essenzializz-azione. Ora, se ciò presuppone che al netto dei cinque anni del percorso attuale un anno è stato dedicato sostanzialmente a perdere tempo, io rivendico che il perdere tempo è didatticamente più valido che impiegare il tempo in modo proficuo. Ma osservo che il perdere tempo, in tutte le forme (test, questionari, prove comuni, pcto…), ha connotato tutte le fasi della ristruttur-azione della scuola pubblica, da Berlinguer a oggi.

Notte e nebbia

10 giugno
Oggi inizia il post DaDa, il diario dei sopravvissuti. Si intitola «Notte e nebbia». Ogni riferimento alla guerra è puramente casuale.

11 giugno
A questo punto è chiaro a tutti che il ministero non ha un piano. E non vuole scucire un euro a favore della scuola pubblica. Ma non perché, l’ho scritto un po’ di tempo fa, la scuola pubblica non è nell’agenda politica, ma perché l’agenda politica prevede dei piani (a costo zero) che dobbiamo realizzare noi, con la nostra esperienza e la nostra immaginazione (l’entusiasmo no, quello non serve), possibilmente cercando di non vedere qual è il progetto globale. In buona sostanza il governo ci chiede di smantellare la scuola, ma il modo lo decidiamo no. E ci mettiamo anche un bel po’ di olio di gomito. Continua a leggere “Notte e nebbia”

Comunicato

Carissime/i tutte/i, oggi, 3 giugno, mi astengo dalla DaD per chiedere l’apertura delle scuole di ogni ordine e grado a settembre in sicurezza, finanziamenti alla scuola, riduzione drastica del numero di alunni per classe e per oppormi a ogni tipo di didattica digitale, a distanza, mista eccetera. Per tutti questi motivi alle 10 partecipo all’iniziativa pubblica a piazza Esquilino organizzata da Autoconvocati della scuola, Priorità alla scuola, Collettivo NiNaNd@ e altri comitati e associazioni.

Viva la Repubblica, abbasso la Monarchia

Un foglio di carta titola (a caratteri cubitali): «I prof non sono eroi» (a differenza degli infermieri da cui «non hanno imparato la lezione»). Ci contesta il fatto che in Lombardia non si trovano i presidenti di commissione, per paura o per pigrizia dei prof, e quindi l’esame di Stato rischia di saltare. Alcune considerazioni.

I prof del titolo non sono tenuti a fare i presidenti delle commissioni, la legge gli permette di fare domanda. I dirigenti sono tenuti a fare domanda, ma molti dirigenti si sono sottratti all’obbligo di fare domanda. Dei dirigenti il foglio di carta non parla. L’articolo di Sallusti lascia intendere che i prof non sono eroi perché, di fronte alla defezione dei dirigenti, di cui però non parla, i prof, definiti anche furbetti e vigliacchi, non si sono immolati per la causa.

L’uomo della strada può anche dire mi cuggino deve fare l’esame di maturità Continua a leggere “Viva la Repubblica, abbasso la Monarchia”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”