Wake Me Up When This Year School Ends

2 maggio

Ho sentito dire che noi docenti non siamo abbastanza preparati per insegnare, o meglio veicolare nella scuola l’i. a., che invece è l’impalcatura su cui la scuola si regge, mancando la sostanza primaria, e tra poco grazie all’i. a. la scuola potrà fare a meno dei docenti, per lo meno gran parte, sostituiti da chatbot che qualcuno, molto specializzato, farà funzionare, un supervisor (sono già aperte le iscrizioni). E naturalmente continuerà a esistere una figura che sorveglia il processo affinché nessuno si faccia male, uno per piano può bastare. Vi consiglio di leggere, se non l’avete già letto, Piano meccanico di Kurt Vonnegut, dove c’è un tizio che riceve un premio di produzione perché ha inventato una macchina che dice se l’azienda può fare a meno di lui. E quando la macchina entra in funzione la prima cosa che dice è che il tizio deve essere licenziato. Siccome non siamo esperti in questa faccenda dice che ci fanno dei corsi per formarci, io mi iscrivo a un corso su come difendersi dall’i. a. nella scuola, va bene lo stesso?

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Lavorare meno, lavorare tutti

La notizia, come spesso succede quando la scuola comincia ad annoiare con i suoi riti abusati, è una proposta, che potrebbe essere definita, se non fosse terribilmente pericolosa, e serissima, pesce d’aprile n. 2: la riduzione dell’ora di lezione, che a rigor di logica è di 60 minuti, a 45 minuti. La finalità è in parte intuitiva: mantenere l’attenzione dello studente che dopo 45 minuti è esausto, specie se la lezione verte su contenuti di non facile apprendimento. E offre una soluzione ai problemi del precariato che ricorda uno slogan degli anni settanta: «lavorare meno, lavorare tutti» (Io sono d’accordo). Chi lo propone: il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDDU) che l’ha inviata «formalmente» al ministro, come l’altra volta il sindacato dei docenti fancazzisti per ripristinare la didattica a distanza (pesce d’aprile n. 1). Continua a leggere “Lavorare meno, lavorare tutti”

Crisi

Un giornaletto scolastico ha fatto un sondaggio tra i docenti (si guarda bene di interpellare gli studenti o i genitori) per sapere se sono favorevoli alla dad per la crisi energetica, per limitare gli spostamenti, il consumo di carburante, queste cose qua. Il 48 per cento, con una disinvoltura che non ti aspetti, risponde che sì, la dad, poi magari non stare chiusi in casa tutto il giorno, andare a fare la spesa nei negozi vicino a casa dove ci puoi andare a piedi. Poiché la crisi è permanente, ed è anche dentro di noi, suggerisco le domande successive: sei favorevole a fare lezione a 50 studenti per volta, da remoto? Ma che dico, sei favorevole a far gestire alcune delle tue mansioni, specie quelle più noiose e ripetitive come correggere i compiti, all’intelligenza artificiale? E quando verrai lasciato da parte scoprirai quanto è ecologico fare passeggiate nei parchi?

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Cooperative learning

Poiché si tratta di rilevamenti fatti da Invalsi attraverso stupidi test a crocette – questo va detto – e mettici anche il retropensiero di Valditara che deve giustificare il nulla del suo tonitruante ministero dell’istruzione e del merito e i tagli alla scuola pubblica, la tesi è: una classe più numerosa impara di più. Che sembra naturale, che in una classe numerosa, in una classe pollaio, i test invalsi riescono meglio perché è più facile copiare quando si è tutti vicini, è il succo del cooperative learning dell’invalsipensiero.

Si può fare politica a scuola

Si può e si deve fare politica a scuola, a condizione di lodare il governo in carica, le riforme attuate e quelle pensate, i discorsi ispirati del ministro o ministra (a maggior ragione quando non si sono capiti), celebrando l’innovazione in tutte le sue forme (tranne lo smartphone, che va depositato in un cestino), gli studenti finalmente imprenditori di se stessi, orientati e consapevoli. Sarebbe bello se il ministro producesse un manuale di educazione civica ispirato alla verità, alle buone maniere, che indicasse una terminologia adeguata, di quali argomenti è lecito parlare e di quali è invece opportuno tacere.

Dov’è che i cani devono pisciare

Il ministro Valditara ha scritto una lettera ai dirigenti scolastici. Il tema è: assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa. Inizia dicendo che gli insegnanti godono di «ampi spazi decisionali in merito alla definizione della didattica e dell’attività di valutazione», continua lodando l’impegno quotidianamente profuso (dai dirigenti).

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Un coro di vibrante protesta

Quando hanno introdotto il bonus per il merito non ho detto nulla, si è deciso che l’avremmo preso a rotazione, mi sembrava un buon compromesso.

Quando hanno introdotto l’alternanza scuola-lavoro ho detto che ero contrario, ma poi, ho presentato dei progetti che erano migliori degli altri, e mi sono anche fatto eleggere funzione strumentale perché potevo gestire tutta la baracca dei pcto in modo più intelligente degli altri.

Quando hanno chiuso la scuola per la pandemia ho detto che andrà tutto bene. E la dad, a conti fatti, ha dei lati positivi.

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Le magnifiche sorti e immersive

Un corso online sulla didattica immersiva si chiama corso immersivo. Dura circa 12 ore, uno sproposito in confronto a tutto quello che si può fare in 12 ore, in una classe in 12 ore hai fatto Leopardi, e invece stiamo qua seduti ad ascoltare un tizio che trova meraviglioso proiettare la propria immagine in uno scenario virtuale, mentre io mi mordo le mani perché non ho comprato i fagiolini che avrei potuto pulire stando dietro alla telecamera. O le melanzane da tagliare a fettine, passare nella farina e friggere.

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La scuola non è un test di Turing (Le magnifiche sorti e innovative 3)

Si dirà che nessuna macchina sarà mai capace di scrivere in bello stile inglese, o essere soggetta al sex appeal, o fumare la pipa. Personalmente non mi sento di offrire consolazioni, perché non credo sia possibile fissare limiti del genere.
Alan Turing

Premessa. Quasi tutti gli articoli che trattano di IA iniziano dicendo che il genere umano, nel rapportarsi alla tecnologia, si divide in apocalittici o integrati. La virtù starebbe dunque nel giusto mezzo. In una mediocrità dove la tecnologia non è un complotto per distruggere il mondo o stabilire una dittatura planetaria, ma anzi è un mezzo, e se sia buono e cattivo dipende dall’uso che se ne fa (MacLuhan non ci ha insegnato niente). Continua a leggere “La scuola non è un test di Turing (Le magnifiche sorti e innovative 3)”