Rassegna stampa

La polizia è entrata nell’istituto alle 7 di domenica. Ha trovato 71 studenti, di cui 23 maggiorenni e 48 minorenni (quanti maschi? quante femmine?). Gli agenti erano «un numero cospicuo» (60 secondo il collettivo, il conto della questura non è pervenuto). Hanno bussato. Prima con gentilezza, poi più insistentemente. Poi, forse, con un piede di porco. I ribelli hanno aperto e a quel punto è successa una cosa aberrante. Quelli del collettivo dicono: «Alcuni studenti sono stati svegliati a strattoni, accompagnati in bagno e studentesse impossibilitate a cambiarsi data la loro insistente presenza». Sono stati trovati alcol (bottiglie di birra e qualche superalcolico), stereo, sacchi a pelo, coperte, persino una postazione da djset. Nessun libro.  Continua a leggere “Rassegna stampa”

Come diceva mia nonna: ci si scalda con la legna che si ha

Marco Bussetti, il ministro, ha proclamato che il governo (del cambiamento) non ha intenzione di spendere un soldo in più nella scuola: «Come diceva mia nonna – spiega – ci si scalda con la legna che si ha». Se la scuola, insegnava una ministra altrettanto saggia, può sopravvivere al taglio di 8 miliardi, vuol dire che potrà diventare più efficiente senza finanziamenti. La scuola è virtuosa. Per esempio, quello che prima si faceva a pagamento, ora lo si fa anche gratis (o per due spiccioli) per dedizione al proprio lavoro. Il taglio di materie ha aumentato l’ignoranza (ma di poco), ma ha migliorato l’efficacia, la scuola funziona meglio, più leggera, più snella, è diminuito l’insuccesso scolastico. E poi ci sono le scuole private che possono tamponare laddove ci sono carenze della scuola pubblica. Facciamo l’ipotesi, diceva Calamandrei, che ci sia un partito al potere che dice di voler rispettare la Costituzione. Ma vuole istituire una larvata dittatura. Impadronirsi delle scuole di Stato. Cosa fa? «comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private».

Aspettiamo e vediamo (3)

Dov’eravamo rimasti? Alla sospensione della chiamata diretta e all’abolizione del divieto dei 36 mesi di servizio, peraltro inapplicabile (dal momento che la Buona Scuola, come sistema per eliminare – o almeno ridurre – il precariato, non ha funzionato, a gennaio le scuole si sarebbero trovate senza supplenti).

E tutto il resto? L’alternanza sarà migliorata, il numero di ore forse ridotto (nei licei) e non sarà centrale nell’esame di Stato. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Due colpi al cerchio e mezzo colpo alla botte. Gli stipendi non saranno aumentati perché non ci sono soldi (Il PD se n’è andato con la cassa). Ma se ci fossero, gli aumenti dovrebbero essere legati al merito. Quindi, anche il bonus, va da sé, non si tocca. L’Invalsi? Produrrà un algoritmo che servirà a valutare gli studenti all’esame di Stato [leggi qua]. La scuola paritaria svolge un ruolo fondamentale. Insegnanti del Nord al Nord. Se qualcuno del Sud vuole andare a Nord, dove c’è lavoro, al confino (si chiama, nella neolingua del «governo del cambiamento»: domicilio professionale). E poi ora spunta un’altra idea, non nuova, la riforma dei ruoli e degli organi collegiali: «Penso  – ha detto ancora Bussetti – a dare un ruolo giusto a tutti. E magari a far entrare gli enti locali». [leggi qua]. Quindi non solo gli incentivi come arma in mano ai dirigenti per applicare un po’ di sano divide et impera, ma differenziazione di status e retribuzione nella categoria (in base a?). E privatizzazione di ciò che ancora resta pubblico. Il Ddl Aprea, insomma.

Continuità con la Buona Scuola ma anche con la riforma Gelmini. E il contratto?

Mi accorgo tutti i giorni che qui si fanno un’infinità di cose che non ci sono nel vostro libro, e che non si fa nulla di quanto vi si dice.
Voltaire, L’ingenuo

 

Aspettiamo e vediamo (2)

‪Riassumendo: finora il governo grilloleghista ha cancellato (sospeso) due tra le norme più odiose della 107, la chiamata diretta (ma non gli ambiti) e il divieto di servizio per più di 36 mesi, ha promesso di restaurare il crocifisso e di premiare con un obolo le scuole private più convenienti, senza toccare i finanziamenti già previsti. Abolizione alternanza scuola-lavoro, liceo breve, comitato di valutazione: non pervenuto. I fondi per l’edilizia tagliati, erano uno spreco. I decreti attuativi? Vanno avanti. Ma aspettiamo e vediamo.

Last but not least: forse rimandano a casa i docenti deportati a Nord contra loro voglia. Forse i docenti del Sud a prescindere. La Lega l’ha detto chiaramente: i prof terroni non li vogliamo.

Carta del docente

I sindacati (i sindacatoni per la precisione) consigliano di spendere i 500 euro della carta del docente perché al governo del cambiamento farebbe gola incamerare quello che avanza per fare quadrare i conti. E macari abolire questa specie di privilegio rubato. Io i 500 euro non li ho presi né quest’anno né quello prima. Ma è singolare che il governo del cambiamento, che non vuole abrogare nemmeno una virgola della buona scuola, provvede con zelo a cancellare quattro spicci che non bastavano nemmeno per lo scopo per cui sono stati pensati e comunque largamente insufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto dei docenti in quasi 10 anni di vacanza contrattuale. Ma se li tenete, è buono il consiglio di Rossella: li spendo entro una settimana, non voglio lasciare nulla a questi cialtroni

Edilizia scolastica

Il governo ha cancellato una parte dei fondi per l’edilizia scolastica, informa Reginaldo Palermo. Mi sembra una cosa abominevole. Ma le reazioni del coro filogovernativo sono ancora più sconfortanti.

Intanto, erano soldi sprecati, servivano solo per rifare le facciate. Ci hanno mangiato in tanti (ora non ci mangiano più, è una buona notizia). I programmi elettorali pullulano di riferimenti alle scuole pericolanti. Dopo le elezioni non ci sono più scuole pericolanti. Le strutture sono solide. Forse no. Ma tagliare è la premessa per nuovi investimenti? E chi lo sa. Però lasciamoli lavorare. E allora il PD?

Chiamata diretta (c’era una volta)

Domanda: ma se gli sponsor della #buonascuola, ds in testa, si stracciano le vesti per la sospensione (nemmeno cancellazione) di una norma penosa come la chiamata diretta per «competenze» cosa avrebbero fatto se il governo, come promettevano Lega e m5s in campagna elettorale, avesse, come primo atto, abrogato la 107?

Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, è il primo a salire sulle barricate. Lamenta il fatto che la chiamata era già stata svuotata da accordi tra le parti. Ci ricorda che i ds non sono innamorati di questa incombenza che si mangia una parte delle loro ferie (ed è, verosimilmente una grana) Continua a leggere “Chiamata diretta (c’era una volta)”