Il diario del 2026-2027 si intitola «Le rane e lo stagno». Lo stagno è la scuola, le rane siamo noi. Rane mezze bollite. Qualcuno, quando è iniziata la demolizione della scuola pubblica, ispirandosi a Chomsky, paragonava l’azione dei governi all’acqua che riscalda il pentolone, ipotizzando che la rana sarebbe bollita a fuoco lento, senza nemmeno accorgersi di bollire. A conti fatti non è vero che non ci siamo accorti che l’acqua si stava riscaldando, in alcuni momenti si può dire che abbiamo anche aiutato a tenere accesa la fiamma. La strategia però non è stata di bollire le rane, semmai di sbollentarle. Accendere e spegnere il fuoco, e intanto sommergerti con un bla bla continuo per cui non distingui più le parole.
Categoria: sindrome scuola
Pronomi
Ha scritto Bachtin: «La lingua non è un astratto sistema di forme normative, ma una concreta opinione pluridiscorsiva sul mondo». Sbagliato. La pretesa degli insegnanti di grammatica di rappresentare la lingua come una cosa viva, appare del tutto infondata. E soprattutto, la grammatica può suscitare pericolose «teorie». Con la grammatica si può fare peccato. La schwa non è un male, la schwa è il male.
Continua a leggere “Pronomi”Clima
Marianna Madia, che con l’occasione ogni tanto ci ricorda che purtroppo è stata ministra del PD ai tempi della Buona Scuola (non pentita né dissociata), dice che urgono i condizionatori dentro le aule e fin qui. Perché l’Italia è l’unico paese europeo dove le scuole rimangono chiuse tre mesi e mezzo. Allora ho chiesto all’i. a. «In quali tre mesi e mezzo rimangono chiuse le scuole?». Ha risposto: «dall’inizio di giugno a metà settembre». Gli effetti dell’aumento delle temperature dovuti al riscaldamento globale faranno fare sempre più spesso di questi ragionamenti.
Minestrone
Ho chiesto all’i. a. di scrivere un post di circa 300 battute (come un vecchio tweet) per criticare l’accordo tra ministero e sindacati sulla possibilità di svolgere online le riunioni degli organi collegiali. Ha scritto un post di circa 300 righe dove dice che i collegi docenti online si riducono a un votificio, manca il faccia-a-faccia (e anche il gomito-a-gomito) che è la sostanza della democrazia e via discorrendo. Ho chiesto di fare un testo più succinto. Ne è uscito un capitolato: primo strozza la discussione secondo manca la relazione e via discorrendo. Ho detto all’i. a. che va bene così succinto ma preferisco un discorso liquido. Ha risposto che durante un collegio online escono certi minestroni
La nostra [stanca] civiltà
Il ministro ci ricorda (almeno una volta a settimana) che nella scuola dovranno (fino ad ora carenti) essere insegnati i valori della «nostra» civiltà a chi ne fa parte e anche (forse soprattutto) a chi non ne fa parte, perché possano, l’uno e l’altro, diventare migliori, o diventare come noi. Fin qui tutto bene, cioè tutto male, il principio che io come insegnante devo imporre alcunché non solo va contro la libertà di insegnamento ma contro la stessa logica della programmazione didattica, quand’anche si trattasse di insegnare alle e agli studenti l’importanza della libertà contro la schiavitù.
Continua a leggere “La nostra [stanca] civiltà”Wake Me Up When This Year School Ends
3 settembre
I problemi più pressanti dell’istruzione all’inizio dell’anno scolastico: cambiare il nome (comunista) dell’esame di Stato ripristinando la tradizionale Maturità (chi non salta gentiliano è), la repressione delle/gli studenti che fanno scena muta all’orale della Maturità. Ma io leggo: chi non si presenta verrà bocciato. Se invece mi presento e rispondo a ogni domanda so di non sapere? Sai quanti ricorsi. Il quesito più urgente tuttavia è: se la/lo studente entra in classe con il cellulare in mano che si fa? wake me up when…
Continua a leggere “Wake Me Up When This Year School Ends”La trappola
Le indicazioni nazionali non sono un «catalogo tassativo di autori obbligatori». E meno male, dato che la libertà di insegnamento non è stata abolita e i programmi scolastici non sono più prescrittivi da almeno venti anni. Ma allora, che cosa sono? Perché i grandi pensatori che le hanno redatte hanno sforbiciato filosofi impegnativi, e probabilmente divisivi, e invece propongono per la letteratura italiana un profluvio di autori, qualcuno praticamente in disuso come Grazia Deledda? Dov’è la trappola?
Lavorare meno, lavorare tutti
La notizia, come spesso succede quando la scuola comincia ad annoiare con i suoi riti abusati, è una proposta, che potrebbe essere definita, se non fosse terribilmente pericolosa, e serissima, pesce d’aprile n. 2: la riduzione dell’ora di lezione, che a rigor di logica è di 60 minuti, a 45 minuti. La finalità è in parte intuitiva: mantenere l’attenzione dello studente che dopo 45 minuti è esausto, specie se la lezione verte su contenuti di non facile apprendimento. E offre una soluzione ai problemi del precariato che ricorda uno slogan degli anni settanta: «lavorare meno, lavorare tutti» (Io sono d’accordo). Chi lo propone: il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDDU) che l’ha inviata «formalmente» al ministro, come l’altra volta il sindacato dei docenti fancazzisti per ripristinare la didattica a distanza (pesce d’aprile n. 1). Continua a leggere “Lavorare meno, lavorare tutti”
Crisi
Un giornaletto scolastico ha fatto un sondaggio tra i docenti (si guarda bene di interpellare gli studenti o i genitori) per sapere se sono favorevoli alla dad per la crisi energetica, per limitare gli spostamenti, il consumo di carburante, queste cose qua. Il 48 per cento, con una disinvoltura che non ti aspetti, risponde che sì, la dad, poi magari non stare chiusi in casa tutto il giorno, andare a fare la spesa nei negozi vicino a casa dove ci puoi andare a piedi. Poiché la crisi è permanente, ed è anche dentro di noi, suggerisco le domande successive: sei favorevole a fare lezione a 50 studenti per volta, da remoto? Ma che dico, sei favorevole a far gestire alcune delle tue mansioni, specie quelle più noiose e ripetitive come correggere i compiti, all’intelligenza artificiale? E quando verrai lasciato da parte scoprirai quanto è ecologico fare passeggiate nei parchi?
Continua a leggere “Crisi”Cooperative learning
Poiché si tratta di rilevamenti fatti da Invalsi attraverso stupidi test a crocette – questo va detto – e mettici anche il retropensiero di Valditara che deve giustificare il nulla del suo tonitruante ministero dell’istruzione e del merito e i tagli alla scuola pubblica, la tesi è: una classe più numerosa impara di più. Che sembra naturale, che in una classe numerosa, in una classe pollaio, i test invalsi riescono meglio perché è più facile copiare quando si è tutti vicini, è il succo del cooperative learning dell’invalsipensiero.