Carta del docente

I sindacati (i sindacatoni per la precisione) consigliano di spendere i 500 euro della carta del docente perché al governo del cambiamento farebbe gola incamerare quello che avanza per fare quadrare i conti. E macari abolire questa specie di privilegio rubato. Io i 500 euro non li ho presi né quest’anno né quello prima. Ma è singolare che il governo del cambiamento, che non vuole abrogare nemmeno una virgola della buona scuola, provvede con zelo a cancellare quattro spicci che non bastavano nemmeno per lo scopo per cui sono stati pensati e comunque largamente insufficienti a compensare la perdita di potere d’acquisto dei docenti in quasi 10 anni di vacanza contrattuale. Ma se li tenete, è buono il consiglio di Rossella: li spendo entro una settimana, non voglio lasciare nulla a questi cialtroni

Edilizia scolastica

Il governo ha cancellato una parte dei fondi per l’edilizia scolastica, informa Reginaldo Palermo. Mi sembra una cosa abominevole. Ma le reazioni del coro filogovernativo sono ancora più sconfortanti.

Intanto, erano soldi sprecati, servivano solo per rifare le facciate. Ci hanno mangiato in tanti (ora non ci mangiano più, è una buona notizia). I programmi elettorali pullulano di riferimenti alle scuole pericolanti. Dopo le elezioni non ci sono più scuole pericolanti. Le strutture sono solide. Forse no. Ma tagliare è la premessa per nuovi investimenti? E chi lo sa. Però lasciamoli lavorare. E allora il PD?

Chiamata diretta (c’era una volta)

Domanda: ma se gli sponsor della #buonascuola, ds in testa, si stracciano le vesti per la sospensione (nemmeno cancellazione) di una norma penosa come la chiamata diretta per «competenze» cosa avrebbero fatto se il governo, come promettevano Lega e m5s in campagna elettorale, avesse, come primo atto, abrogato la 107?

Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, è il primo a salire sulle barricate. Lamenta il fatto che la chiamata era già stata svuotata da accordi tra le parti. Ci ricorda che i ds non sono innamorati di questa incombenza che si mangia una parte delle loro ferie (ed è, verosimilmente una grana) Continua a leggere “Chiamata diretta (c’era una volta)”

Criticità (seconda puntata)

Riassumendo: il ministro Bussetti in un’intervista al Corriere della Sera dice che sull’alternanza le scuole hanno dato un’ottima risposta, le prove Invalsi sono necessarie per fotografare la scuola (e intervenire sulle criticità), la scuola non ha bisogno di altre riforme, prima di intervenire sulla 107 vuole sentire i soggetti coinvolti (se si riferisce ai docenti si sono già espressi). I finanziamenti alla scuola paritaria sono un tema complesso. E comunque la libertà di scelta è un valore. Però non ha ancora fatto un decreto. E in ogni caso c’è il contratto di governo. Lasciamolo lavorare. Continua a leggere “Criticità (seconda puntata)”

Sottosegretari

Hanno nominato i sottosegretari all’istruzione: Salvatore Giuliano, il preside renziano dell’Anp, favorevole alla buona scuola, fanatico di tecnologie, possibilista sul liceo in quattro anni, e Lorenzo Fioramonti, docente di economia politica (consiglierà sui tagli a scuola e università).

Indovinate qual è la prima cosa che ha detto Giuliano da sottosegretario del Miur?

Lasciamoli lavorare

«Aspettiamo e vediamo» del popolo che ha votato per i 5s (e si aspetta la cancellazione della 107) è diventato «Lasciamoli lavorare». Sì sì. E poi quando ci accorgiamo che non solo non hanno intenzione di abrogare la 107 (Conte l’ha detto chiaramente nel discorso alla Camera) ma ci somministrano qualche altra bella riforma (anche non epocale), a quel punto se ne escono fuori che “il m5s mi ha deluso”. I fan di DiMaio&Salvini hanno delle responsabilità, non sono solo folklore.

Criticità

Noi non arriviamo per stravolgere cose, per capovolgere. Questo vale anche per la Buona Scuola. Noi in materia di Buona Scuola abbiamo ragionato con tanti, se mi permettete, stakeholders, con tanti soggetti interessati, iniziando dai dirigenti, insegnanti, esperti. Ci sono delle criticità su cui intendiamo intervenire.

Giuseppe Conte, discorso alla Camera dei Deputati, 6 giugno 2018

il passaggio si trova al minuto 50 del video