Terra di nessuno

Voglio una scuola senza voti, senza discipline, senza compiti in classe e a casa, senza aule, senza orari e senza campanelle, senza registri, senza riunioni, senza scartoffie, senza progetti, senza uscite didattiche.

Una scuola aperta, di spazi aperti, all’aperto, sempre aperta, a km 0, inclusiva, plurale, democratica, solidale, popolare, rassicurante, libera, liberata, libertaria, liberatoria, divertente, ammiccante, sincera, amica, amichevole, curiosa, appassionante, proiettata verso il futuro, complice, fraterna, un scuola sorella, una scuola con un cuore grande.

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Sindrome Valditara

Ho ripescato un articolo scritto nel febbraio 2005 e pubblicato come «corsivo della redazione» su questo blog. Il casus belli la proposta dell’allora responsabile scuola di AN di assumere i precari, ma bloccando per alcuni anni (non specificava quanti anni) il diritto alla ricostruzione di carriera. Da notare che un anno dopo il centrosinistra vinse le elezioni e il ministro dell’istruzione, Giuseppe Fioroni, predispose un piano per assumere circa 150 mila precari in tre anni, senza condizioni. Il dato sconvolgente però è un altro, ed è utile per leggere la storia di questi ultimi 15 anni, e riguarda il numero di docenti pronti ad abboccare alla boutade di Valditara

Secondo i risultati di un sondaggio di «Orizzonte» Scuola quasi l’80% dei precari sarebbe disposto ad accettare il ruolo «anche a stipendio ridotto». Tra l’altro, il quesito è mal posto e perciò fuorviante. Continua a leggere “Sindrome Valditara”

Preside

Vi ricordate Lina Azzo, quella che quando era deputata ha passato il concorso da preside, che poi ha fatto la ministra, che appena è iniziata la pandemia ha mandato tutti in dad e dopo ha detto che in quel periodo piangeva tutti i giorni pensando a quei poveri studenti costretti a seguire le lezioni a distanza, che nel frattempo si è fatta consigliare dal signor Bianchi, che sarebbe diventato il futuro ministro, a comprare un banco monoposto per ogni studente per rispettare il distanziamento, che dopo i banchi monoposto sono stati ammucchiati tutti nei cortili delle scuole e non sono nemmeno buoni a accendere il fuoco perché sono sintetici, che comunque alla fine è scesa dal carro di Conte per avere il terzo mandato? Ecco, ora andrà a fare la preside.

Ribollita

Il programma di FdI non è rivolto agli insegnanti che ti votano solo se erano già fascisti e quindi non hanno interesse ad aumenti di stipendio. Si rivolge piuttosto ai benpensanti, a chi vede nella scuola pubblica la roccaforte della sinistra. Per questo propone di abolire la Buona Scuola renziana e l’alternanza scuola lavoro (è vero, ha cambiato nome), probabilmente per sostituirle con qualcosa di peggio, ma con la propria marca sopra. Il resto è una ribollita catto-fascio-efficientista.

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Dépliant

Ho letto il programma del Pd per la scuola, è un bel dépliant (graficamente parlando) ispirato a Babbo Natale (in anticipo: d’altra parte i cattivi hanno fatto cadere il governo dove c’era Patrizio Bianchi che stava lavorando così bene): nel pacco ci sono: 10 miliardi, aumento degli stipendi (per tutti), mense, trasporti e libri di testo gratis per le/gli studenti, corsi stem per le fanciulle, qualche giocattolo elettronico che ancora non possediamo.

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Programma

Poiché il Pd ha deciso molto improvvidamente ma compulsivamente di mettere la scuola nella propria agenda elettorale (non costa niente e si fa sempre bella figura) ma non ha fortunatamente specificato cosa intende fare mi permetto di suggerire alcuni semplici punti, anche perché si eviti di perdere l’eredità del lavoro già intrapreso dal ministro Patrizio Bianchi:
1) banchi monoposto a rotelle. Con motore elettrico. Ecologico

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Marketing

Il ministro Bianchi dice che alla scuola manca un pochino di marketing. Ora, a parte l’espressione becera, non si può fare a meno di notare che si tratta dell’ultimo segmento del programma di aziendalizzazione della scuola pubblica. Il confezionamento. Quando lui dice che le/gli studenti non si ritrovano in una classe più piccola, implicitamente indica la strada, nascondendo una realtà imbarazzante, le classi pollaio, dietro l’immagine della scuola affettuosa, dove campeggiano la compagnia, la protezione (non per nulla ha parlato di bambini) e il calore. Già, perché, viene da sé, se le classi si riducono, sarà necessario alzare la temperatura dei termosifoni. E questo inciderà sui cambiamenti climatici. Voi siete per caso a favore del riscaldamento globale?

Spingitori di incentivi

C’è questo decreto 36 che parla di formazione incentivata per i docenti. Tu ti formi e io ti premio. Non è così facile perché: i soldi sono pochi e non si possono distribuire a pioggia. E poi la pioggia sporca, qua bisogna che il godimento dei benefici spetti a una elite. Che ci sia l’incentivo per acchiappare gli incentivi: spingitori di incentivi. Tutto bene. Tranne una cosa. Chi decide a chi vanno gli incentivi. Un comitato di valutazione formato dal dirigente e da docenti non stabilisce dei criteri astratti ma premia altri docenti (e se stesso) sulla base di criteri decisi da un istituto parastatale (che non nomino). Il principio della valutazione tra pari che la Buona Scuola ha introdotto. Che io vorrei attuare in classe. Io sono l’istituto, distribuisco i criteri, ma poi il lavoro sporco lo fate voi. Ma attenzione, perché solo un terzo della classe potrà meritare i voti alti

Saggi

La notizia di oggi è: «Maturità, i “saggi” della scuola dicono no al secondo scritto». La notizia è che esistono dei saggi che esprimono la loro alta opinione su un tema che riguarda la salute pubblica, lo stato della cultura di un popolo, il futuro della classe dirigente. Ma chi sono questi saggi, che Repubblica ha messo tra virgolette perché forse non sono del tutto convinti di esserlo, o perché non sono stati investiti formalmente, o perché esponenti di una saggezza minore, fluida, contingente, istantanea? Prima di tutto sono uomini anziani, uomini più che donne, che da giovani sono stati a scuola, studenti bravi e diligenti, raramente brillanti ma sempre ossequienti Continua a leggere “Saggi”

Essenzializz-azione

Mia nonna voleva che io ricevessi un’educazione; per questo mi tenne lontana dalla scuola.
Margaret Mead

Ogni ristruttur-azione del ministero dell’istr-uzione (e sue ramific-azioni) ha (avuto) la sua buona retorica, basata su parole che escono in -azione (razionalizz-azione, digitalizz-azione, smaterializz-azione, invalsizz-azione) e prefigurano la conquista di una frontiera, un far west dove i nativi (non digitali) sono rimasti in una condizione primitiva, novecentesca (gentiliana). La riduzione del percorso liceale da cinque a quattro anni evoca la necessità dell’essenzializz-azione. Ora, se ciò presuppone che al netto dei cinque anni del percorso attuale un anno è stato dedicato sostanzialmente a perdere tempo, io rivendico che il perdere tempo è didatticamente più valido che impiegare il tempo in modo proficuo. Ma osservo che il perdere tempo, in tutte le forme (test, questionari, prove comuni, pcto…), ha connotato tutte le fasi della ristruttur-azione della scuola pubblica, da Berlinguer a oggi.