Notte e nebbia

10 giugno
Oggi inizia il post DaDa, il diario dei sopravvissuti. Si intitola «Notte e nebbia». Ogni riferimento alla guerra è puramente casuale.

11 giugno
A questo punto è chiaro a tutti che il ministero non ha un piano. E non vuole scucire un euro a favore della scuola pubblica. Ma non perché, l’ho scritto un po’ di tempo fa, la scuola pubblica non è nell’agenda politica, ma perché l’agenda politica prevede dei piani (a costo zero) che dobbiamo realizzare noi, con la nostra esperienza e la nostra immaginazione (l’entusiasmo no, quello non serve), possibilmente cercando di non vedere qual è il progetto globale. In buona sostanza il governo ci chiede di smantellare la scuola, ma il modo lo decidiamo no. E ci mettiamo anche un bel po’ di olio di gomito. Continua a leggere “Notte e nebbia”

Comunicato

Carissime/i tutte/i, oggi, 3 giugno, mi astengo dalla DaD per chiedere l’apertura delle scuole di ogni ordine e grado a settembre in sicurezza, finanziamenti alla scuola, riduzione drastica del numero di alunni per classe e per oppormi a ogni tipo di didattica digitale, a distanza, mista eccetera. Per tutti questi motivi alle 10 partecipo all’iniziativa pubblica a piazza Esquilino organizzata da Autoconvocati della scuola, Priorità alla scuola, Collettivo NiNaNd@ e altri comitati e associazioni.

Viva la Repubblica, abbasso la Monarchia

Un foglio di carta titola (a caratteri cubitali): «I prof non sono eroi» (a differenza degli infermieri da cui «non hanno imparato la lezione»). Ci contesta il fatto che in Lombardia non si trovano i presidenti di commissione, per paura o per pigrizia dei prof, e quindi l’esame di Stato rischia di saltare. Alcune considerazioni.

I prof del titolo non sono tenuti a fare i presidenti delle commissioni, la legge gli permette di fare domanda. I dirigenti sono tenuti a fare domanda, ma molti dirigenti si sono sottratti all’obbligo di fare domanda. Dei dirigenti il foglio di carta non parla. L’articolo di Sallusti lascia intendere che i prof non sono eroi perché, di fronte alla defezione dei dirigenti, di cui però non parla, i prof, definiti anche furbetti e vigliacchi, non si sono immolati per la causa.

L’uomo della strada può anche dire mi cuggino deve fare l’esame di maturità Continua a leggere “Viva la Repubblica, abbasso la Monarchia”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”

On and on, does anybody know what we are looking for…

La storia che il ministro della pubblica deve essere (stato) un insegnante è mal posta. Per me il ministro della pubblica istruzione deve essere un politico, un intellettuale, uno studiato che conosce le leggi, che sa fare un discorso. che non fa citazioni a sproposito tanto per ricordarci che esiste un ministro della pubblica. Cosa me ne faccio di un insegnante-ministro che legge i discorsi scritti dall’apparato e ci infila ogni tanto una metafora che gli è venuta in mente mentre beveva il cappuccino?

Ma prima di fare il ministro della pubblica istruzione lo manderei un anno in una scuola a fare le cose che facciamo noi ogni giorno, compresi i collegi, i consigli e i dipartimenti e ora anche sei ore di lezione di fila con una telecamera puntata addosso. E gli farei compilare decine di schede di valutazione di tutte le prestazioni che uno studente può fare. E programmazioni iniziali, intermedie, retrospettive, subtotali. E alla fine gli direi: non lo so se ti confermo la supplenza, sai com’è per via dei tagli all’istruzione la classe viene accorpata. O non si forma perché abbiamo dovuto fare le classi pollaio. O perché non ci sono le aule.

All knots come to a head

I nodi vengono al pettine. Gli scenari non scenari proposti per il rientro non rientro a settembre derivano da una logica apparentemente ferrea: non c’è un euro per la scuola, ragioniamo con quello che abbiamo (ognuno fa il fuoco con la legna che ha, diceva un ministro dell’istruzione). I ragionamenti che scaturiscono da qui sono per forza di cose contorti e inverosimili:  classi dimezzate, lezioni all’aperto, tutorial immagazzinati in una banca dati fruibili da classi parallele. Vi aspettavate che sarebbe stato ridotto il numero di alunni per classe. Ma nemmeno per idea. Chi lavora ai piani alti sta progettando di monetizzare le mancate ripetenze. Meno alunni meno classi. I soldi risparmiati possono essere utilizzati per salvare le aziende che producono videogiochi (l’Oms ha pubblicamente invitato i cittadini in lockdown a impiegare il tempo con i videogiochi. Dice che fanno bene alla salute).

O viceversa. Continua a leggere “All knots come to a head”

Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (3)

La stampa internazionale comincia a domandarsi: cosa stiamo facendo? come sarà dopo? Il Financial Times è preoccupato: «Una prolungata assenza dai banchi di scuola significherà un vuoto di apprendimento e la perdita di preziose interazioni sociali» e ammette che «l’insegnamento online non sostituisce facilmente le lezioni in classe» e soprattutto: «Il blocco ha reso più evidenti le disuguaglianze». Un po’ di numeri: nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) l’Italia è al posto 24 su 28 paesi europei. Quasi un quarto delle famiglie italiane non ha accesso a internet. Nel Sud il 41,6 per cento delle famiglie non possiede un computer. Più di un quarto degli italiani vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo. Risultato: 1.600.000 ragazzi non sono ancora raggiunti da alcuna forma di didattica (lo ha ammesso il ministro Azzolina). Continua a leggere “Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (3)”

Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (2)

Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico Covid-19 che supporta Macron, sostiene che «nessuna scuola in Francia sembra essere stata un focolaio dell’infezione» (Dagospia). Una delle ragioni per cui la Francia è pronta a ripartire in modo graduale dall’11 maggio. Così come la Svizzera e l’Olanda. In Danimarca dal 15 aprile sono state riaperte scuole elementari e asili nido. Con alcune precauzioni: banchi distanziati, i docenti non si possono riunire in sala docenti, durante la ricreazione i bambini possono giocare solo in piccoli gruppi: «Arrivati a scuola ci si lava le mani all’entrata, ci sono segnali sul pavimento per indicare le distanze da rispettare e i bidelli disinfettano tutto almeno due volte al giorno» (Il Post). In Norvegia, dove sono state già riaperti gli asili nido, il 27 aprile riaprono scuole dell’infanzia, elementari e medie. Continua a leggere “Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free (2)”

Outside the dawn is breaking but inside in the dark I’m aching to be free

La stampa internazionale ci informa che in Germania le scuole riapriranno gradualmente dal 4 maggio: «la chiusura fa crescere le disparità sociali» scrive lo Spiegel. Classi di 15 studenti al massimo potrebbero riprendere le lezioni di tedesco e matematica. In Francia dall’11 maggio asili e scuole, chiuse da metà marzo riapriranno gradualmente. Scelta dettata da preoccupazione per le ricadute morali, psicologiche ed educative della chiusura e delle disparità sempre maggiori tra gli alunni. Come ormai risaputo, in Italia non si tornerà a scuola prima di settembre, Facciamo una bella indigestione di dad, con il rischio della buffonata degli esami di stato on line. A proposito della dad (e dell’entusiasmo che la circonda) Save the Children avverte che il 42 per cento dei minori abita in case sovraffollate e il 7 per cento è vittima di un grave disagio abitativo.

Ecce bombo

Il decreto «tutti promossi» è stato firmato dal presidente della repubblica verso il tardo pomeriggio dell’8 aprile. Contiene «Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato». Premessa: il decreto non dice quasi niente, è una delega in bianco al MI, che da ora all’avvio dell’anno scolastico 2020-2021 potrà adottare qualsivoglia provvedimento in materia di valutazione e esami, senza sentire nessuno.

Il primo articolo si potrebbe intitolare Scenari. Se l’attività in presenza riprende entro il 18 maggio succede questo. Se non riprende entro il 18 maggio succede quest’altro. Entrambi gli scenari prevedono «il recupero degli apprendimenti relativi all’anno scolastico 2019/2020 nel corso dell’anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria».

Per quanto riguarda l’esame di Stato: primo scenario esame semplificato con commissari interni, secondo scenario colloquio extra large su una piattaforma on line.

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