EUGENIO MONTALE Ti libero la fronte dai ghiaccioli

[Da «Le occasioni»]

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.

Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso; e l’alte ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.

EMILIO LUSSU Il generale Leone

Da «Un anno sull’altipiano», cap. 7

Il tenente generale comandante la divisione, ritenuto responsabile dell’abbandono ingiustificato di Monte Fior, fu silurato. In sua sostituzione, prese il comando della divisione il tenente generale Leone. L’ordine del giorno del comandante di corpo d’armata ce lo presentò «un soldato di provata fermezza e d’esperimentato ardimento». Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill, nei pressi del comando di battaglione. Il suo ufficiale d’ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai.
Sull’attenti, io gli davo le novità del battaglione.
– Stia comodo, – mi disse il generale in tono corretto e autoritario.
– Dove ha fatto la guerra, finora?
– Sempre con la brigata, sul Carso.

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PIOTTA feat. IL MURO DEL CANTO 7 vizi Capitale

Nord, Sud, Ovest, Est, Roma è
Così grande che di notte ti prende, ti inghiotte
Fotte la mente, un gigante che ti culla
Tra le urla che non sente

Ti compra, ti vende, ti innalza, ti stende
Ti usa se serve, ti premia, ti perde
Chi parte, chi scende, chi bluffa, scala
Fredda come all’artico Sahara

Dentro alle coperte tue, questa notte che te non ci sei
Nuda come a Roma ed è così che ti vorrei
Che dal mare ripercorre il cielo come l’acqua e il fiume
Che paure non ne hai… avute mai

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Heidegger

Quel filosofo che tutti dicevano che era il filosofo fondamentale del Novecento, quello tedesco, come si chiama, coso lì, Heidegger.
Io Heidegger non faccio per vantarmi, non so neanche i suoi libri come si intitolano.

Paolo Nori, Sanguina ancora

Io, Robot

È venuta meno la centralità della figura dell’insegnante, ridotto a un disciplinato burocrate, a cui è tolto il tempo persino di studiare e di preparare le lezioni. Mentre sino a poco tempo fa la scuola era contraddistinta da un tempo improduttivo, era un intervallo sottratto alla produzione, ora non solo il linguaggio della sua gestione è diventato quasi esclusivamente economico, ma in parte anche la pratica dell’insegnamento.
Romano Luperini

13 ottobre
Qualcuno ha voglia di rispondere a una domanda blu?

14 ottobre
La domanda blu, a cui corrisponde il voto blu, da quest’anno in 20mi, è «cos’è il cesarismo?». Le opzioni, realizzate in base alle risposte ricevute sono, nell’ordine:
a) quando si fa nascere un bambino praticando un taglio (cesareo)
b) fare opere pubbliche dando lavoro a un sacco di gente
c) il movimento politico a cui appartengono i sostenitori di Cesare, i cesaristi
d) risposta giusta non pervenuta

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CHARLES BUKOWSKI Una poesia è una città

Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e di roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva Continua a leggere “CHARLES BUKOWSKI Una poesia è una città”

RICHARD YATES «Michael… ho una cosa importante da dirti»

Da «Il vento selvaggio che passa», minimum fax, Roma 2020, pp. 45-6

«Michael?», disse, «Pensi di riuscire a sederti un momento, per favore? Mi stai mettendo un po’ ansia, E inoltre», aggiunse, posando la spazzola con cautela come se potesse rompersi, «inoltre ho una cosa importante da dirti».
Mentre si disponevano in atteggiamento da conversazione, seduti quasi di fronte in due poltrone imbottite del Copley Plaza, di primo acchito Michael pensò che lei fosse incinta – non sarebbe stata esattamente una notizia magnifica, ma nemmeno una brutta notizia o magari che avesse scoperto di non poterne avere affatto, di figli; poi tra i pensieri che gli mulinavano nella mente si affacciò la possibilità spaventosa che lei avesse una malattia incurabile.
«È una cosa che avrei voluto dirti fin dal principio», disse lei, «ma avevo paura che potesse… cambiare tutto, in un certo senso».

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DONATELLA DI CESARE Un cittadino esemplare

[Jacobin Italia, 1 ottobre 2021]

I giudici che hanno condannato Mimmo Lucano stanno sfidando tutti noi e il nostro senso di giustizia. Questa condanna è una ferita che va ben oltre il legalismo meschino e attacca la solidarietà. Per questo bisogna reagire

Ci sono sentenze che, oltre a essere ingiuste, e perciò più che discutibili, sfidano apertamente la giustizia e il senso di ciò che è equo, retto, dovuto. Il verdetto dei giudici di Locri non è emesso in nome del popolo italiano, che oggi in gran parte è scioccato e profondamente indignato. Piuttosto appare la condanna ignobile decisa da uno Stato nazionale, repressivo e xenofobo, che all’insegna del sovranismo e dei confini chiusi conduce ormai da tempo una guerra non dichiarata contro i migranti.

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SAMUELE BERSANI Giudizi universali

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare lasciami sognare in pace

Liberi com’eravamo ieri dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori
come Mastroianni anni fa come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già

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