Uno studente mi chiede se voglio propormi per un corso in occasione delle Giornate di Didattica alternativa. Entusiasta, mi offro di parlare sul tema «Perché gli anarchici non votano» (riciclato da una conferenza che ho fatto anni fa, ma sempre valido). Schifato risponde: ma che tema è? È come parlare del perché gli atei non vanno in chiesa.
Furetto
Se il furetto riesce solo, col musetto insanguinato, vuol dire che ha raggiunto e scannato la preda; e che, se non porta tracce di sangue, ma invece ha le branche piene di pelo, vuol dire che il coniglio si è incuneato in qualche cantuccio, con la testa a sicuro, in modo che il suo persecutore non ha potuto far altro che sfogarsi a lacerargli il groppone; e che se invece il furetto riappare intriso di sangue dal capo alla coda, vuol dire che il coniglio, nel tentar di salvarsi all’aperto, è rimasto conficcato nel passaggio come un tappo nel collo d’una bottiglia, imprigionandosi da sé e imprigionando dietro di sé il suo nemico: il quale, per venir fuori, ha dovuto aprirsi la via trapanando tutto il vivo corpo della vittima.
Da Federico De Roberto, Il trofeo
GIOSUE CARDUCCI A Satana
«Levia gravia» (1868)
A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;
mentre ne’ calici
il vin scintilla
sì come l’anima
nella pupilla;
mentre sorridono
la terra e ’l sole
e si ricambiano
d’amor parole, Continua a leggere “GIOSUE CARDUCCI A Satana”
LAURA BALDELLI L’imperialismo culturale e la controriforma permanente della scuola (su «La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra» di Luca Cangemi e altri)
La bottega del Barbieri, 9 dicembre 2025
Fresco di stampa è uscito ad ottobre, per le edizioni di Marx-Ventuno, La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, raccolta di saggi curata dal compagno Luca Cangemi, lui stesso autore assieme a Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa, autori che rappresentano la nostra scuola militante, anche se i media ignorano tutto ciò che riguarda il sistema d’istruzione e le conseguenze di tutte le controriforme perpetrate negli ultimi decenni nell’indifferenza generale.
Continua a leggere “LAURA BALDELLI L’imperialismo culturale e la controriforma permanente della scuola (su «La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra» di Luca Cangemi e altri)”FILIPPO TOMMASO MARINETTI L’assurdità dell’insegnamento scolastico latino
Prefazione alla «Germania» di Tacito (1928)
Contento molti che desiderano sapere perché il futurista Marinetti ha tradotto La Germania di Tacito per la «Romana».
Alla proposta del mio caro amico Umberto Notari ho risposto affermativamente:
1° Perchè mi offriva un modo giovanile di cominciare una giornata caprese piena di lunghe arrostiture al sole, tuffi a capo fitto nelle liquide turchesi delle grotte verso cieli inabissati, conversazioni immense colla futurista Benedetta mentre allatta la nostra pupa rumorista;
Continua a leggere “FILIPPO TOMMASO MARINETTI L’assurdità dell’insegnamento scolastico latino”GABRIELE D’ANNUNZIO Meriggio
«Alcyone» (1903)
A mezzo il giorno
sul Mare etrusco
pallido verdicante
come il dissepolto
bronzo dagli ipogei, grava
la bonaccia. Non bava
di vento intorno
alita. Non trema canna
su la solitaria
spiaggia aspra di rusco,
di ginepri arsi. Non suona
voce, se ascolto. Continua a leggere “GABRIELE D’ANNUNZIO Meriggio”
MARTINA BASTIANELLO Scuola e Gnac
La scuola e noi, 15 dicembre 2025
Antefatto
Mi è capitato di rileggere Marcovaldo, durante l’estate, sollecitata da una domanda di mia figlia: «Ma perché “il Gnac» e non “lo Gnac?”». Così, di punto in bianco. «Non saprei…», ho risposto lì per lì. Poi sono corsa di nascosto a rileggere il capitolo (e, da lì, il libro intero) e mi sono convinta. Non poteva essere altrimenti: «il Gnac» non sarà la forma corretta, ma è quella giusta. Giusta per riferirsi adeguatamente al frammento di scritta pubblicitaria che tormenta la famiglia di Marcovaldo, giusta rispetto al gioco linguistico del capitolo e del testo intero.
Continua a leggere “MARTINA BASTIANELLO Scuola e Gnac”GIORGIO MANGANELLI L’italiano libero è semplicemente un italiano che l’ha fatta franca
«Il messaggero», 29 maggio 1986
Stamane ho pagato le tasse. Come ogni volta, scrive, ho avvertito un oscuro, profondo, incomprensibile piacere. Non avete capito male: pagare le tasse mi dà una gradevole, indubitabile eccitazione. Non lo nego: è una faccenda strana. Anomala. Stravagante. Ne ho parlato ad un mio amico psichiatra – ho molti, affettuosi, cauti e solleciti amici psichiatri – che mi ha guardato con un sorriso non privo di tenerezza. Mi sono chiesto spesso: perché, vecchio idiota, ti fa piacere pagare le tasse? È del tutto chiaro che in questo compiacimento non v’è traccia di esibizionismo civico; non mi offro come modello, come esempio del buon cittadino, virtuoso come un antico spartano. Continua a leggere “GIORGIO MANGANELLI L’italiano libero è semplicemente un italiano che l’ha fatta franca”
GIACOMO DEBENEDETTI La razzia
Da «16 ottobre 1943»
La razzia si protrasse fino verso le 13. Quando fu la fine, per le vie del Ghetto non si vedeva più anima, vi regnava la desolazione della Gerusalemme di Geremia: quomodo sedet sola civitas… Tutta Roma era rimasta allibita. Negli altri quartieri, il rastrellamento si era svolto con la stessa procedura che nel Ghetto, ma naturalmente più alla spicciolata. La città era stata divisa in parecchi settori: per ciascuno era adibito un camion, che andava a fermarsi via via presso i portoni segnati sull’elenco. Di primo mattino, quando li trovavano ancora chiusi le ss se li facevano aprire da poliziotti italiani. Di solito un graduato rimaneva di guardia al camion, mentre due militi salivano nelle case. Continua a leggere “GIACOMO DEBENEDETTI La razzia”
Ovvietà
Sentirsi in accordo con le cose è prezioso perché ci lascia vivere. La si chiama ovvietà. Essa esiste soltanto finché non la si percepisce. Credo che l’ovvietà sia quanto di più rilassante ci sia dato. Ci mantiene a debita distanza da noi stessi. E il modo più perfetto di risparmiarsi, quello di non dover tener conto della propria presenza. Ed è la conseguenza più gravosa, allorché l’ovvietà vien me- no, il fatto che gli esseri umani si ritrovino depauperati non di singole componenti enumerabili della propria esistenza, ma che tutt`in una volta diventi loro impossibile ricondurre molte cose ad un’unitarietà con se stesse.
Herta Müller, Lo sguardo estraneo
PIER PAOLO PASOLINI Mi ritrovo in questa stanza
«Appendice I Dal diario» (1943-1945)
Mi ritrovo in questa stanza
col volto di ragazzo, e adolescente,
e ora uomo. Ma intorno a me non muta
il silenzio e il biancore sopra i muri
e l’acque; annotta da millenni
un medesimo mondo. Ma è mutato
il cuore; e dopo poche notti è stinta
tutta quella luce che dal cielo
riarde la campagna, e mille lune Continua a leggere “PIER PAOLO PASOLINI Mi ritrovo in questa stanza”