In evidenza

Complicità (rapina alla posta)

Gli studenti hanno capito bene il concetto di complicità: risultano coinvolti nella rapina alla posta (di via Cambellotti, non credo che ci metterò piede dopo questo compito), nell’ordine: la donna incinta, un impiegato (che doveva dare l’allarme e non l’ha dato), persino un inquilino del terzo piano che fornisce una descrizione fumosa di ciò che ha visto dalla finestra e quando i banditi se ne sono andati scappa in Canada: «Non so come sia andata agli altri della banda ma io sono molto felice». Un palo non ha la stessa fortuna: all’appuntamento con i banditi la sua parte gli viene pagata con un sacco di botte (ed è per questo che diventerà commissario di polizia, perché, consiglia nella conclusione, «imparate a fare del bene»). I banditi hanno tutti il passamontagna Continua a leggere “Complicità (rapina alla posta)”

Ossa

Il medico dice: «Non ho mai visto un paziente con tutte queste fratture. Tu c’hai quasi tutte le ossa rotte. Lo sai quante sono le ossa dentro al corpo?».
«Io no, perché tu lo sai? Le hai contate?»
«No, l’ho studiato nei libri», dice il dottore.
«Meno male», gli fa lei, «mi pensavo che eri un maniaco che conta le ossa alla gente. Che quando fai l’amore con la fidanzata gli conti le ossa. Lei dice: che fai tesoro? Non sei concentrato? E tu rispondi: sì, sì, ma adesso non mi distrarre, sennò perdo il conto… trentuno, trentadue, trentatre».

Da Ascanio Celestini, Poveri cristi

GIOVANNI PASCOLI Lavandare

«Myricae» (1903)

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese

FABRIZIO CAPOCCETTI Scuola e insegnanti nella società neoliberale

Da Scuola e insegnanti nella società neoliberale. Mutazioni antropologiche in atto

Negli ultimi decenni, il mondo dell’istruzione è stato in­vestito da grandi trasformazioni volte a fare della scuola un organismo interno alle logiche di mercato, un’agenzia for­mativa fra le altre, caratterizzata dal tipo di apprendimento che sarebbe in grado di favorire; un apprendimento “for­male”, ovvero intenzionale dal punto di vista del discente e convalidato da apposite certificazioni, distinto da quello “informale” risultante dalle pratiche della vita quotidiana (lavoro, famiglia, tempo libero) e da quello “non formale” che si ottiene mediante attività pianificate sebbene non espli­citamente in vista di un apprendimento (CCE 2000). Continua a leggere “FABRIZIO CAPOCCETTI Scuola e insegnanti nella società neoliberale”

Pavimento

Ci stanno due guardie che chiamano in caserma: «Qui c’è una donna che ha ammazzato il marito».
«E come è andata la faccenda?».
«Lo ha preso a bastonate, poi gli ha dato una trentina di coltellate, gli ha sparato, l’ha fatto a pezzi, li ha bruciati e buttati dalla finestra».
«E perché? Cosa aveva fatto il marito?».
«Lei lavava il pavimento e il marito c’ha camminato sopra quando era ancora bagnato».
«L’avete arrestata?».
«No, aspettiamo che s’asciuga il pavimento».

Da Ascanio Celestini, Poveri cristi

DANIEL DEFOE La pestilenza è sicuramente opera di Dio

Da «Diario dell’anno della peste»

La pestilenza è sicuramente opera di Dio, un avvertimento del Cielo alla città di Londra, o alla nazione, o alla provincia in cui essa si diffonde.
Messaggera della vendetta di Dio, chiama al pentimento i luoghi che tocca come leggiamo in Geremia (XVIII, 7,8): «In un istante io parlerò a una nazione, o contro un regno, per sradicare, diroccare, divellere, distruggere. Ma se quella nazione contro la quale mi sarò espresso, si converte prendendo le distanze dalla sua malvagità, io altrettanto mi pentirò del male che avevo pensato di arrecarle». Continua a leggere “DANIEL DEFOE La pestilenza è sicuramente opera di Dio”

FRANCESCO PETRARCA La vita fugge, et non s’arresta una hora

«Rerum vulgarium fragmenta», 272

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

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MICHELA PUSTERLA Fare scuola durante un genocidio

Sinistrainrete, 28 ottobre 2025

Mi trovo da settimane di fronte a un dilemma didattico: entrare in classe e parlare di qualcosa, qualsiasi cosa, quando mi pare che non si possa parlare d’altro. Nei miei anni di insegnamento, ho sempre fatto lezione sulla Palestina, e in particolare ho sempre ricostruito la storia del sionismo all’interno di un’unità didattica sul colonialismo, che si concentrava sulle colonizzazioni della Palestina e sul colonialismo italiano. Ma, a partire dall’autunno 2023, quell’approccio squisitamente storiografico ha cominciato a rivelarsi insufficiente e, dall’inizio di questo anno scolastico, limitarsi alle coordinate storico-geografiche non è più solo insufficiente, è diventato sbagliato. Continua a leggere “MICHELA PUSTERLA Fare scuola durante un genocidio”

Genocidio vs. crimini contro l’umanità

Ci sono fondati motivi per ritenere che sia stata raggiunta la soglia che indica che Israele stia commettendo un genocidio.
Francesca Albanese, marzo 2024

Il diritto internazionale fa due distinzioni fondamentali tra il genocidio e la categoria più ampia dei crimini contro l’umanità. Una differenza riguarda l’intento: i crimini contro l’umanità hanno a che fare con il disprezzo per la vita umana, mentre il genocidio è un crimine di odio contro un gruppo specifico. L’altra differenza riguarda il modo in cui il mondo è obbligato a rispondere: in base al diritto esistente gli altri paesi non hanno l’obbligo di impedire i crimini contro l’umanità, ma la convenzione sul genocidio impone agli stati di prevenirlo.
M. Gessen, «The New York Times», 16 ottobre 2025

GIACOMO LEOPARDI Mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo

Lettera a Pietro Giordani, Recanati, 2 marzo 1818

[…] In me veramente non è cagione necessaria di morir presto, e purché m’abbia infinita cura, potrò vivere, bensì strascinando la vita coi denti, e servendomi di me stesso appena per la metà di quello che facciano gli altri uomini, e sempre in pericolo che ogni piccolo accidente e ogni minimo sproposito mi pregiudichi o mi uccida: perché in somma io mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che mi s’andava formando e mi si doveva assodare la complessione. E mi sono rovinato infelicemente e senza rimedio per tutta la vita, e rendutomi l’aspetto miserabile, e dispregevolissima tutta quella gran parte dell’uomo, che è la sola a cui guardino i più; e coi più bisogna conversare in questo mondo Continua a leggere “GIACOMO LEOPARDI Mi sono rovinato con sette anni di studio matto e disperatissimo”