ROBERTO IPPOLITO L’autonomia scolastica ha fallito

La nostra scuola, 10 gennaio 2026

Percorrendo le vie di Casarano, in provincia di Lecce, dove hanno sede numerosi istituti scolastici, mi è capitato di imbattermi in diversi cartelloni pubblicitari che promuovono le scuole. Un’immagine a prima vista del tutto innocua, ma sufficiente a suscitare una domanda piuttosto inquietante: siamo giunti al punto di trasformare l’istruzione pubblica in un mercato?

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ASCANIO CELESTINI La cultura non è sapere le cose a memoria

Da «Poveri cristi»

La Vecchia mi ha tatto ragionare su tante cose. Chi c’ha tanto deve dare tanto.
Chi c’ha poco è già tanto che dà un pochetto. Lei c’ha una grande cultura e infatti je l’ho detto.
«Vecchia, tu c`hai una cultura che lèvate… ».
E lei: «E che è la cultura?».
Dico: «Per esempio è quello che impari a scuola, per esempio so’ le poesie».
Me fa: «E tu la sai una poesia?».
«No, conosco le preghiere», e je dico l’Ave Maria.
Ma appena comincio me fa: «E che significa “Ave”?». Continua a leggere “ASCANIO CELESTINI La cultura non è sapere le cose a memoria”

GIOVANNI DE MAURO Brutalità

«Internazionale», 1613, 9 maggio 2025

All’inizio della seconda guerra mondiale Londra era la più grande città del mondo, capitale del Regno Unito e dell’impero britannico. Aveva poco più di otto milioni di abitanti.

Tra il 1940 e il 1945 fu ripetutamente bombardata dall’aviazione tedesca. I bombardamenti più pesanti si concentrarono tra il 7 settembre 1940 e l’11 maggio 1941. Il termine Blitz, contrazione della parola tedesca Blitzkrieg (guerra lampo), fu usato per la prima volta in quei giorni dalla stampa britannica.

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Furetto

Se il furetto riesce solo, col musetto insanguinato, vuol dire che ha raggiunto e scannato la preda; e che, se non porta tracce di sangue, ma invece ha le branche piene di pelo, vuol dire che il coniglio si è incuneato in qualche cantuccio, con la testa a sicuro, in modo che il suo persecutore non ha potuto far altro che sfogarsi a lacerargli il groppone; e che se invece il furetto riappare intriso di sangue dal capo alla coda, vuol dire che il coniglio, nel tentar di salvarsi all’aperto, è rimasto conficcato nel passaggio come un tappo nel collo d’una bottiglia, imprigionandosi da sé e imprigionando dietro di sé il suo nemico: il quale, per venir fuori, ha dovuto aprirsi la via trapanando tutto il vivo corpo della vittima.

Da Federico De Roberto, Il trofeo

LAURA BALDELLI L’imperialismo culturale e la controriforma permanente della scuola (su «La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra» di Luca Cangemi e altri)

La bottega del Barbieri, 9 dicembre 2025

Fresco di stampa è uscito ad ottobre, per le edizioni di Marx-Ventuno, La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, raccolta di saggi curata dal compagno Luca Cangemi, lui stesso autore assieme a Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa, autori che rappresentano la nostra scuola militante, anche se i media ignorano tutto ciò che riguarda il sistema d’istruzione e le conseguenze di tutte le controriforme perpetrate negli ultimi decenni nell’indifferenza generale.

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FILIPPO TOMMASO MARINETTI L’assurdità dell’insegnamento scolastico latino

Prefazione alla «Germania» di Tacito (1928)

Contento molti che desiderano sapere perché il futurista Marinetti ha tradotto La Germania di Tacito per la «Romana».

Alla proposta del mio caro amico Umberto Notari ho risposto affermativamente:

1° Perchè mi offriva un modo giovanile di cominciare una giornata caprese piena di lunghe arrostiture al sole, tuffi a capo fitto nelle liquide turchesi delle grotte verso cieli inabissati, conversazioni immense colla futurista Benedetta mentre allatta la nostra pupa rumorista;

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MARTINA BASTIANELLO Scuola e Gnac

La scuola e noi, 15 dicembre 2025

Antefatto

Mi è capitato di rileggere Marcovaldo, durante l’estate, sollecitata da una domanda di mia figlia: «Ma perché “il Gnac» e non “lo Gnac?”». Così, di punto in bianco. «Non saprei…», ho risposto lì per lì. Poi sono corsa di nascosto a rileggere il capitolo (e, da lì, il libro intero) e mi sono convinta. Non poteva essere altrimenti: «il Gnac» non sarà la forma corretta, ma è quella giusta. Giusta per riferirsi adeguatamente al frammento di scritta pubblicitaria che tormenta la famiglia di Marcovaldo, giusta rispetto al gioco linguistico del capitolo e del testo intero.

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