Le indicazioni nazionali non sono un «catalogo tassativo di autori obbligatori». E meno male, dato che la libertà di insegnamento non è stata abolita e i programmi scolastici non sono più prescrittivi da almeno venti anni. Ma allora, che cosa sono? Perché i grandi pensatori che le hanno redatte hanno sforbiciato filosofi impegnativi, e probabilmente divisivi, e invece propongono per la letteratura italiana un profluvio di autori, qualcuno praticamente in disuso come Grazia Deledda? Dov’è la trappola?
MARIO ISNENGHI La trincea
Da «Breve storia d’Italia a uso dei perplessi (e non)»
Anche l’assalto, il bombardamento, i primi aeroplani e (sul fronte occidentale) carri armati costituiscono atroci luoghi della memoria per i popoli europei coinvolti in una lotta di proporzioni e violenza inaudite, che qualcuno ritiene si possa considerare una specie di «guerra civile», date le comuni origini e la lunga storia di coinvolgimenti reciproci propria di quelli che la combattono. Trincea e mitragliatrice possono tuttavia considerarsene riassuntive. Esse ci dicono l’essenziale di ciò che rende diversa rispetto a tutte le altre che l’avevano preceduta quella guerra Continua a leggere “MARIO ISNENGHI La trincea”
GIORGIA LOI L’equivoco dell’educazione democratica, da Gramsci a Barbiana
La nostra scuola, 25 febbraio 2026
Negli ultimi trent’anni, a partire dall’introduzione dell’autonomia scolastica, si è progressivamente affermata l’idea di definire “democratica” l’istruzione pubblica. Eppure questa definizione, nel dibattito “politico”, appare problematica sotto almeno due profili.
Da un lato, soprattutto a sinistra, in nome dell’inclusione e dell’attenzione alle fragilità, si è creduto di poter abbassare il livello delle conoscenze richieste, semplificando contenuti e obiettivi fino ad appiattirli su standard minimi. Continua a leggere “GIORGIA LOI L’equivoco dell’educazione democratica, da Gramsci a Barbiana”
Complicità (rapina alla posta)
Gli studenti hanno capito bene il concetto di complicità: risultano coinvolti nella rapina alla posta (di via Cambellotti, non credo che ci metterò piede dopo questo compito), nell’ordine: la donna incinta, un impiegato (che doveva dare l’allarme e non l’ha dato), persino un inquilino del terzo piano che fornisce una descrizione fumosa di ciò che ha visto dalla finestra e quando i banditi se ne sono andati scappa in Canada: «Non so come sia andata agli altri della banda ma io sono molto felice». Un palo non ha la stessa fortuna: all’appuntamento con i banditi la sua parte gli viene pagata con un sacco di botte (ed è per questo che diventerà commissario di polizia, perché, consiglia nella conclusione, «imparate a fare del bene»). I banditi hanno tutti il passamontagna Continua a leggere “Complicità (rapina alla posta)”
Ossa
Il medico dice: «Non ho mai visto un paziente con tutte queste fratture. Tu c’hai quasi tutte le ossa rotte. Lo sai quante sono le ossa dentro al corpo?».
«Io no, perché tu lo sai? Le hai contate?»
«No, l’ho studiato nei libri», dice il dottore.
«Meno male», gli fa lei, «mi pensavo che eri un maniaco che conta le ossa alla gente. Che quando fai l’amore con la fidanzata gli conti le ossa. Lei dice: che fai tesoro? Non sei concentrato? E tu rispondi: sì, sì, ma adesso non mi distrarre, sennò perdo il conto… trentuno, trentadue, trentatre».
Da Ascanio Celestini, Poveri cristi
GIOVANNI PASCOLI Lavandare
«Myricae» (1903)
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese
FABRIZIO CAPOCCETTI Scuola e insegnanti nella società neoliberale
Da Scuola e insegnanti nella società neoliberale. Mutazioni antropologiche in atto
Negli ultimi decenni, il mondo dell’istruzione è stato investito da grandi trasformazioni volte a fare della scuola un organismo interno alle logiche di mercato, un’agenzia formativa fra le altre, caratterizzata dal tipo di apprendimento che sarebbe in grado di favorire; un apprendimento “formale”, ovvero intenzionale dal punto di vista del discente e convalidato da apposite certificazioni, distinto da quello “informale” risultante dalle pratiche della vita quotidiana (lavoro, famiglia, tempo libero) e da quello “non formale” che si ottiene mediante attività pianificate sebbene non esplicitamente in vista di un apprendimento (CCE 2000). Continua a leggere “FABRIZIO CAPOCCETTI Scuola e insegnanti nella società neoliberale”
Pavimento
Ci stanno due guardie che chiamano in caserma: «Qui c’è una donna che ha ammazzato il marito».
«E come è andata la faccenda?».
«Lo ha preso a bastonate, poi gli ha dato una trentina di coltellate, gli ha sparato, l’ha fatto a pezzi, li ha bruciati e buttati dalla finestra».
«E perché? Cosa aveva fatto il marito?».
«Lei lavava il pavimento e il marito c’ha camminato sopra quando era ancora bagnato».
«L’avete arrestata?».
«No, aspettiamo che s’asciuga il pavimento».
Da Ascanio Celestini, Poveri cristi
DANIEL DEFOE La pestilenza è sicuramente opera di Dio
Da «Diario dell’anno della peste»
La pestilenza è sicuramente opera di Dio, un avvertimento del Cielo alla città di Londra, o alla nazione, o alla provincia in cui essa si diffonde.
Messaggera della vendetta di Dio, chiama al pentimento i luoghi che tocca come leggiamo in Geremia (XVIII, 7,8): «In un istante io parlerò a una nazione, o contro un regno, per sradicare, diroccare, divellere, distruggere. Ma se quella nazione contro la quale mi sarò espresso, si converte prendendo le distanze dalla sua malvagità, io altrettanto mi pentirò del male che avevo pensato di arrecarle». Continua a leggere “DANIEL DEFOE La pestilenza è sicuramente opera di Dio”
FRANCESCO PETRARCA La vita fugge, et non s’arresta una hora
«Rerum vulgarium fragmenta», 272
La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;
e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.
Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;