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Part time

Anni fa un genitore ai colloqui mi fece tutta una pappardella che diceva io la ammiro perché lei plasma le giovani menti e non so cos’altro d’altronde la pagano bene tenuto conto che fa un lavoro part time. Infatti. Siccome siamo pagati bene, oggi vado a ritirare alla posta una cartella dove rivogliono indietro 138,52 euro, di cui 5,88 diritti di notifica che sono a mio carico perché nel 2022 certamente in cattiva fede mi sono fatto pagare più di quanto mi spettava e questo è quanto.

CHRISTIAN LAVAL A proposito di «Contro la scuola neoliberale» e della trasformazione dell’istruzione

Roars, 13 aprile 2026

Non ho alcun dubbio che il libro collettivo Contro la scuola neoliberale diventerà un riferimento importante, oltre che oggetto di un dibattito cruciale in Italia. È comunque ciò che gli si può augurare. La questione sollevata da quest’opera è fondamentale e va oltre il caso italiano. Si tratta di capire cosa ne sarà della scuola sotto l’effetto delle politiche neoliberiste, attuate in modo disorganico ma continuo in tutti i paesi capitalisti sviluppati, secondo ritmi e modalità variabili, in base alle diverse tradizioni politiche e alle storie specifiche di ciascuno di essi. Ma ovunque si possono osservare gli stessi discorsi, le stesse problematiche, gli stessi concetti e gli stessi dispositivi. Continua a leggere “CHRISTIAN LAVAL A proposito di «Contro la scuola neoliberale» e della trasformazione dell’istruzione”

Utopia (e utopisti)

L’utopista accende delle stelle nel cielo della dignità umana, ma naviga in un mare senza porti.
Camillo Berneri

Utopia è uno pseudogrecismo: pur nascendo dall’unione di due parole greche (l’avverbio ou «non» e il nome tópos «luogo»), non esisteva in greco antico. La parola fu concepita dal filosofo inglese Thomas More. che così chiamò l’isola fittizia sulla quale ambientò il suo Libellus vere aureus (1516). Sin dal principio del XVII secolo il sostantivo utopia è stato usato in italiano, in senso antonomastico, come nome comune, prima nell’accezione di «modello politico, sociale o religioso che non trova effettivo riscontro nella realtà, ma che viene prospettato come ideale», poi in quella di «ideale, speranza, aspirazione irrealizzabile, progetto che non può avere alcuna attuazione sul piano pratico».
Accademia della Crusca, Sbagliando s’impari

ANTONIO TABUCCHI Sogno di Dedalo, architetto e aviatore

Da «Sogni di sogni»

Una notte di migliaia di anni fa, in un tempo che non è possibile calcolare con esattezza, Dedalo, architetto e aviatore, fece un sogno.
Sognò che si trovava nelle viscere di un palazzo immenso, e stava percorrendo un corridoio. Il corridoio sbucava in un altro corridoio e Dedalo, stanco e confuso, lo percorreva appoggiando si alle pareti. Quando ebbe percorso il corridoio sbucò in una piccola sala ottagonale, da cui si dipartivano otto corridoi. Dedalo cominciò a sentire un grande affanno, e un desiderio di aria pura. Infilò un corridoio, ma esso finiva contro una parete. Ne infilò un altro, ma anch’esso finiva contro una parete. Continua a leggere “ANTONIO TABUCCHI Sogno di Dedalo, architetto e aviatore”

GIORGIA LOI La riforma dei tecnici e il PNRR: il tempo negato

La nostra scuola, 24 marzo 2026

Una delle conseguenze peggiori che la politica ha normalizzato dalle restrizioni pandemiche è stata il sistema della decretazione d’urgenza. Si tratta di un dispositivo previsto dalla Costituzione, che sospende temporaneamente l’iter regolare delle leggi in Parlamento e consente al Governo di intervenire rapidamente in situazioni eccezionali attraverso decreti-legge, immediatamente efficaci ma da convertire entro sessanta giorni da parte del Parlamento.

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WALTER QUATTROCIOCCHI Epistemia

La nostra scuola, 29 ottobre 2025

Il problema non è se i modelli “pensano” (non lo fanno). È come giudicano.

Da mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale si incaglia sempre nello stesso vicolo cieco: coscienza, intenzionalità, mente estesa. Domande facili da evocare, ma affrontate a botte di pensiero circolare, (de)ragliamenti logici e finti paper su Nature che però non lo sono. Il risultato è pop-filosofia da aspiranti luminari con un tocco newage (i.e., molto fumo, poca analisi), ma con grossi problemi nella costruzione di argomenti.

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Bolla

Lo schema ricorrente è che una grande e autentica innovazione appare all’orizzonte e la gente tenta di approfittarne riversandoci sopra fiumi di denaro. Troppo denaro. Talmente tanto che diventa impossibile investire il capitale in modo corretto, quindi sfumano i confini tra probabile e impossibile, tra prudenza e azzardo, tra ciò che potrebbe accadere e ciò che non accadrà mai. Dopo l’ondata di capitali arrivano i dubbi; dopo i dubbi, il crollo; dopo il crollo, si consolida a poco a poco il fenomeno che aveva acceso l’entusiasmo iniziale. È accaduto con la bolla dei Mari del sud, con la febbre delle ferrovie di metà ottocento, con la corsa all’elettrificazione cinquant’anni più tardi e con la bolla delle dot-com all’inizio di questo secolo. Ecco dove ci troviamo oggi con l’intelligenza arti-ficiale (ia).

Da John Lanchester, Se scoppia l’intelligenza artificiale, «Internazionale», 1648, 16 gennaio 2026

CINO DA PISTOIA Ohïmè, lasso!, quelle trecce bionde

«Rime»

Ohïmè, lasso!, quelle trecce bionde,
Dalle quai rilucièno
D’aureo color i poggi d’ogn’intorno!
Ohimè la bella ciera e le dolci onde,
Che nel cor mi sedièno,
Di quei begli occhi al ben segnato giorno!
Ohimè ’l fresco et adorno
E rilucente viso!
Ohimè lo dolce riso,
Per lo qual si vedea la bianca neve
Fra le rose vermiglie d’ogni tempo!
Ohïmè! senza meve.
Morte, perchè ’l togliesti sì per tempo?

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ALESSANDRO GIARRETTINO Dentro e contro (su «La nuova scuola capitalista» di Christian Laval e altri)

La scuola e noi, 30 marzo 2026

New model school

Se si vuole comprendere cosa sta diventando (o è già diventata) la Scuola di oggi, non si può prescindere dalla lettura del libro La nuova scuola capitalista, prodotto di una scrittura collettiva messa in opera da Christian Laval, professore emerito a Paris-Nanterre e ricercatore presso la Federation Sindacale Unitaire, insieme a Francis Vergne, Pierre Clément e Guy Dreux, in una prospettiva di (resistente) sociologia critica.

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