Miracolo

Alba la presero in duemila il 10 ottobre, nel 1973 un milione di napoletani furono vaccinati contro il colera in una settimana. Cito a caso: governo Rumor, il sindaco un medico democristiano, vaccini sparati da una portaerei Usa da grosse siringhe a pistola (poi vietate) utilizzate in Vietnam, le sezioni del Pci trasformate in centri per la vaccinazione, le vittime 277, la prima il 20 agosto una ballerina inglese, l’ultimo il 19 settembre, ma la liquefazione nell’ampolla non avvenne.

ANNALISA CAMILLI Quanti soldi ha investito l’Italia per fermare i migranti?

[Internazionale, 2 marzo 2021]

A partire dal 2015, l’anno della cosiddetta crisi dei rifugiati, l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella strategia europea per fermare l’arrivo di migranti e rifugiati in Europa, fatta soprattutto da accordi con i paesi di origine e di transito dei migranti. Nel corso degli ultimi cinque anni Roma ha investito con questa finalità in 25 paesi africani, in particolare in Libia, Niger, Sudan, Etiopia e Senegal: è la ricostruzione del nuovo rapporto di Action Aid The big wall, che per la prima volta prova a quantificare questa spesa destinata a fermare i flussi.

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Amor ch’a nullo amato amar perdona

Ho fatto un test in terza rossa. Ho sottoposto alle/agli studenti una domanda con un modulo. Chiedo se condividono l’affermazione di Francesca da Rimini. Mi serve per vedere se hanno capito cosa dice Francesca. Le/li autorizzo, se vogliono, a usare un nome cortese, di loro fantasia. Escono fuori varie Giuditta, un’Angelica, un Duca de Roma, Galeotto, Acheronte, Gianfreda, Armando d’Aragona, Donato, Geltrude e anche una Francesca, che si limita a dire che lei ha ragione. D’altra parte la sua non è un’affermazione che si può discutere.

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Chi è Alcibiade?

Chi è Alcibiade? Un uomo che ha tutte le virtù, si potrebbe dire: giovane, bello, intelligente, ricco, simpatico, buon parlatore, di ottime frequentazioni, capace di convincere, di ottima famiglia […]. Però Alcibiade ha anche tutti i difetti: è arrogante, ambizioso, egoista, non riconosce praticamente nessun valore, non si lega a nessuna tradizione che non sia quella di emergere come individuo. È molto ricco, dovrebbe schierarsi con la fazione dei possidenti, però capisce che da quella parte non c’è posto per lui […]. Allora Alcibiade decide di diventare il capo dei democratici.

Sergio Valzania, Sparta e Atene

NINO OXILIA Io porto in me un’oasi di luce

Da «Gli orti» (1918)

I

Noi andavamo. La notte in alto moriva, trafitta
da piccole stelle rare.
L’automobile chiusa parea scivolare
nella tenebra fitta
Pareva scivolare come oasi di luce errabonda
e il riflesso svelava all’improvviso
un casolare, un viso
apparsi, riassorbiti nella tenebra profonda.
Tu, rannicchiata tra i cuscini bianchi,
illimitavi nell’oasi di luce la testa bionda
e gli occhi stanchi.

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CHARLES PERRAULT La bella addormentata

Nella traduzione di Carlo Collodi

C’era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto. Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là: voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava. Alla fine la Regina rimase incinta, e partorì una bambina.

Fu fatto un battesimo di gala; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese (ce n’erano sette) perché ciascuna di esse le facesse un regalo; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo.

Dopo la cerimonia del battesimo, il corteggio tornò al palazzo reale, dove si dava una gran festa in onore delle fate.

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Stronzo

[…] Un tramonto
dorato lungo il fiume dove l’acqua
trascorre luminosa scuote la brezza un melo carico di mele
rosse alcune cadono nel fiume rimbalzano galleggiano seguono la corrente
cantando che mele che mele oh quante belle mele
come zampillassero mele dal tramonto, nella corrente uno stronzo
segue le mele si unisce al canto cantando che mele che mele oh quante belle mele
finché una mela che sa far di conto gli urla taci tu stronzo.

Elio Pagliarani, La ballata di Rudi

MASSIMO GARGIULO Un anno di scuola ai tempi del covid

[Il primo amore, 28 febbraio 2021]

Aria di neve. Poco meno di un anno fa la sensazione era proprio questa. La situazione era identica a quella che si crea alla vigilia di una giornata da allerta rossa. Cominciano a circolare sulle chat dei docenti le prime indiscrezioni sulla chiusura delle scuole l’indomani, seguiti da screenshot veri o fake. Di diverso, nel marzo dello scorso anno, c’era che la chiusura paventata da giorni aveva a che fare con qualcosa di più inafferrabile di una nevicata, come un virus fino ad allora sconosciuto. Non solo. Erano gli albori degli esperti da TV o social e si alternavano le opinioni più varie, da chi pensava fosse una semplice influenza, a chi di contro ne affermava la seria gravità, a chi scioglieva i dubbi in un aperitivo milanese. Poi la chiusura è arrivata.

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