ALONA ARMSTRONG Come far piovere nel deserto

[«Internazionale», 1273, 14 settembre 2018]

Per contrastare il cambiamento climatico è necessario passare dai
combustibili fossili alle energie rinnovabili. Ma è importante farlo
analizzando a fondo le politiche ambientali, perché anche queste possono avere conseguenze sul clima. Per esempio, cosa succederebbe se il deserto del Sahara diventasse una gigantesca centrale solare ed eolica?

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Stoccolma (sindrome di)

Tutti ricordano che nell’agosto del 1973, nella capitale svedese, Jan-Erik Olsson appena evaso di prigione aveva assaltato un’agenzia della Kreditbanken, preso in ostaggio quattro impiegati e ottenuto di essere raggiunto dal suo compagno di cella Clark Olofsson. Non era stato facile liberare i prigionieri giacché questi avevano molto legato con Olsson e Olofsson e alla fine non volevano più separarsene: schierandosi dalla loro
parte poi rifiutandosi di testimoniare contro di loro durante il processo, li avevano invece difesi poi, una volta emesso il verdetto e tornati in prigione Jan-Erik e Clark, erano andati assiduamente a trovarli.

Jean Echenoz, Inviata speciale

FERNANDA MAZZOLI Alternanza scuola-lavoro e cultura d’impresa

[Roars, 12 settembre 2018]

Il problema non è che gli studenti del Classico vadano a fare i gommisti e quelli del Tecnico si ritrovino a fare fotocopie. L’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria per tutti gli istituti Superiori dalla legge 107, meglio nota come Buona Scuola, è il dispositivo centrale di un’operazione propagandistica: la disoccupazione giovanile nascerebbe da un disallineamento tra le competenze dei diplomati e le richieste del mondo del lavoro. Spariti d’incanto decenni di ristrutturazione selvaggia dei processi produttivi e dell’organizzazione del lavoro su scala internazionale, la responsabilità delle difficoltà occupazionali delle giovani generazioni viene attribuita ad una presunta inadeguatezza della scuola. Agli studenti e alle loro famiglie si fornisce da un lato l’illusione che qualche settimana in azienda faciliterà, poi, l’inserimento lavorativo, dall’altro la percezione che le materie oggetto di studio sono lontane dalla realtà e non sono realmente importanti per la vita. Intanto, la scuola pubblica, divenuta fornitrice di mano d’opera a costo zero, è sottoposta ad una vera invasione di campo da ditte, terzo settore, banche, assicurazioni, studi professionistici, che propongono agli studenti “pacchetti formativi”, talora persino a pagamento. Sfatiamo un luogo comune: non esiste una buona alternanza, perché non è emendabile un dispositivo strategico di adattamento sociale e di stravolgimento delle finalità educative. È necessario chiedere alle forze politiche una moratoria nell’applicazione dell’alternanza, dispositivo che compromette gravemente la dignità e lo spessore culturale del percorso educativo, la libertà di insegnamento, la necessaria indipendenza della scuola dalle pressioni del mercato.

Nell’ambito del processo di aziendalizzazione che, da almeno due decenni, investe il sistema della pubblica istruzione  l’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria per tutti gli istituti superiori dalla legge 107, meglio nota come buona scuola, rappresenta uno snodo cruciale, sia per le sue implicazioni -pratiche e teoriche- sia per il suo carattere strategico. Continua a leggere “FERNANDA MAZZOLI Alternanza scuola-lavoro e cultura d’impresa”

Smartphone (a scuola)

Gli smartphone sono tutto tranne che strumenti didattici: sono oggetti di consumo, armi di distrazione di massa, concepiti esclusivamente con questo scopo. Le persone che li hanno ideati lo sanno bene, e infatti nella Silicon valley sono sempre di più quelli che ne vietano l’uso ai figli.

La realtà è evidente: fuori dall’aula gli smartphone hanno effetti negativi accertati (sulla concentrazione, sulla calma, sulle attività fisiche, per esempio), e a scuola più si usano più i risultati peggiorano, come ha dimostrato uno studio dell’Ocse. Quali sono i paesi con i migliori risultati scolastici? Quelli in cui gli studenti non usano internet in classe, passano meno tempo online e ricorrono meno al computer per fare i compiti.

Loys Bono, Le Monde (traduzione a cura di «Internazionale»)

Il dibattito su «Le Monde»: È giusto vietare il telefono a scuola?

DOMENICO GALLO La Costituzione e la speranza

[MicroMega, 2 gennaio 2018]

La Costituzione della Repubblica italiana venne promulgata il 27 dicembre del 1947 con la firma di Enrico De Nicola (Capo provvisorio dello Stato), Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea costituente e Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Sono passati settant’anni.

E’ un tempo storico sufficientemente lungo per fare un primo bilancio della vitalità della nostra Carta Costituzionale, chiederci se i suoi principi ed i suoi valori sono ancora indispensabili per il nostro futuro, se la sua architettura delle istituzioni è ancora valida, oppure se genera inefficienza o altri mali, come ci annunciano quasi quotidianamente da trent’anni i suoi detrattori. Continua a leggere “DOMENICO GALLO La Costituzione e la speranza”

Etnocentrismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine «razzismo».
Subito, il più sveglio esclamò:
«II razzista è il bianco che non ama il nero!»
«Bene!» dissi. «E il nero che non ama il bianco?»
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: «Come può un nero permettersi di non amare un bianco?».

Kossi Komla-Ebri, Imbarazzismi

MATTEO SAUDINO Insegnare è fare politica

[SinistraAnticapitalista, 10 settembre 2018]

Alla vigilia del ritorno a scuola di milioni di studenti italiani è importante riaffermare, con forza intellettuale e slancio emozionale, un concetto sempre più dimenticato, travisato o addirittura negato e contrastato: fare l’insegnante è un mestiere profondamente politico, è un agire educativo dirompente, è un atto di quotidiana ribellione rispetto alle catene dell’esistente.
Chi dimentica la natura politica dell’insegnare è spesso figlio della grande disillusione che caratterizza la fine del Novecento e i primi decenni del XXI secolo. Un tempo, forse, il docente era uno dei principali protagonisti dell’educazione critica e consapevole degli allievi. Continua a leggere “MATTEO SAUDINO Insegnare è fare politica”