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Wake Me Up When This Year School Ends

8 marzo

Dice il ministro che l’ia ha migliorato gli apprendimenti, come dimostrano le sperimentazioni, ad esempio quella dell’istituto Majorana di Brindisi, che come tutti sanno è da sempre l’avanguardia tecnoentusiasta (un preside di quell’istituto fu sottosegretario all’istruzione nel governo Salvini, nel lontano 2018). Io, per me, posso testimoniare che l’introduzione dell’ia nella didattica del latino ha migliorato in modo vertiginoso il profitto delle e degli studenti rispetto a splash latino e studentville.

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EUGENIO MONTALE Caro piccolo insetto

«Satura» (1971)

Caro piccolo insetto
che chiamavano mosca non so perché,
stasera quasi al buio
mentre leggevo il Deuteroisaia
sei ricomparsa accanto a me,
ma non avevi occhiali,
non potevi vedermi
né potevo io senza quel luccichìo
riconoscere te nella foschia.

ROSSELLA LATEMPA L’elefante nella stanza: la valutazione standardizzata

Da «Contro la scuola neoliberale»

Sicuramente l’elemento più significativo del discorso pubblico sulla valutazione è la sua parzialità, la sistematica omissione dall’analisi di un certo tipo di valutazione e di cultura della valutazione. Mentre si alimenta la querelle tra “voto sì-voto no” e cresce la stucchevole polarizzazione tra docenti passatisti e innovatori, gentiliani e democratici, nulla si continua a dire sull’architettura delle misurazioni standardizzate che si è costruita nel tempo attorno alla quotidianità scolastica, sui suoi impatti didattici, sulla sua capacità normativa e sul nesso che tali valutazioni hanno con le nuove tecnologie della cosiddetta intelligenza artificiale. Continua a leggere “ROSSELLA LATEMPA L’elefante nella stanza: la valutazione standardizzata”

Meriggiare

«Meriggiare» […] significa, ho scoperto, «Riposare all’aperto e in luogo ombroso, nelle ore calde del primo pomeriggio».

Io, meriggiare, come tutti quelli che sono andati a scuola quando ci andavo io, l’ho sentito nella poesia di Eugenio Montale i cui primi due versi, che sanno a memoria tutti quelli che sono andati a scuola quando ci sono andato io, sono «Meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto».

Da ragazzo, per qualche estate, sono andato al mare a Cavi di Lavagna, e mi succedeva che, al pomeriggio, andavo a piedi fino a Lavagna, costeggiando un muro che, certi pomeriggi, mi sembrava rovente, e mi sembrava, allora, in quelle camminate, di meriggiare.

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P. A. QUARANTOTTI GAMBINI «Sei troppo calda per fare la serva»

Da «La rosa rossa»

Rosa era giunta alla fine del ponte, a Semedella, e aveva cominciato a salire le pendici del monte San Marco. Sin là conosceva la strada, ma più oltre temeva di smarrirsi. Tanto più che non voleva domandare ai contadini di quei paraggi, tra i quali dovevano esserci molti giovani, ov’era la casa di campagna del dottor Rascovich: immaginava che l’avrebbero guardata negli occhi con insolenza, come faceva Rosalia, la donna di servizio del dottore, e lei sarebbe diventata di fuoco.
Era arrivata sopra il primo ciglione della collina, quando, a una svolta, vide dinanzi a sé un colosso, con un sacco da montagna sulle spalle Continua a leggere “P. A. QUARANTOTTI GAMBINI «Sei troppo calda per fare la serva»”

LUCA CANGEMI La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra (su «La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra» di Luca Cangemi e altri)

L’interpretazione e noi, 17 dicembre 2025

Una lunga battaglia

Dieci anni fa, nonostante mesi di straordinaria mobilitazione, veniva approvata (a luglio) la legge 107, la cosiddetta “Buona Scuola”. Si consumava così un altro passaggio rilevante – certo non l’ultimo – di uno scontro prolungato, tremendamente asimmetrico ma non per questo dall’esito scontato. L’oggetto di questo scontro era (e continua a essere) la scuola italiana: la sua funzione, la sua costruzione materiale, i suoi fondamenti culturali.

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Autoregalocrazia

Regime in cui un leader si fa dei regali, moltiplica gli omaggi e gli onori a se stesso, sotto lo sguardo (e spesso con i soldi) degli altri […]. L’autoregalocrate ama mettersi in mostra e gratificarsi con cerimonie, fuochi d’artificio, concerti privati e applausi. C he si tratti di un compleanno o di un matrimonio, è in grado di trasformare qualsiasi evento personale in una vetrina mondiale della propria superiorità sociale […]. Nelle democrazie, l’autoregalocrazia ha un debole per la privatizzazione degli spazi pubblici: quello che è di tutti le appartiene.

Guillemette Faure, Le Monde

ASCANIO CELESTINI Come li mangi gli spaghetti?

Da «Poveri cristi»

Sono Joseph. Ricorda il mio nome.
Io sono Joseph il seppellitore. Emigrante, schiavo, naufrago, detenuto, facchino e barbone.

Il comune del mio paese assume operai. L’avviso pubblico dice che non serve il diploma né le referenze e non c’è da fare l’esame. Praticamente significa che va bene pure uno scemo. Mi presento. «Io sono Joseph e cerco un lavoro», dico. Mi danno un pezzo di carta. «Questo è l’indirizzo». Continua a leggere “ASCANIO CELESTINI Come li mangi gli spaghetti?”

Fuoco incrociato

Referendum sulla giustizia, l’appello di Scurati su Repubblica, con tanto di video: uno spot megagalattico per il sì. Annalisa Chirico, testimonial del no a Piazza Pulita: «Con i due Csm separati i giudici non andranno più alle stesse feste di compleanno e non prenderanno più il caffè insieme».