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La trappola

Le indicazioni nazionali non sono un «catalogo tassativo di autori obbligatori». E meno male, dato che la libertà di insegnamento non è stata abolita e i programmi scolastici non sono più prescrittivi da almeno venti anni. Ma allora, che cosa sono? Perché i grandi pensatori che le hanno redatte hanno sforbiciato filosofi impegnativi, e probabilmente divisivi, e invece propongono per la letteratura italiana un profluvio di autori, qualcuno praticamente in disuso come Grazia Deledda? Dov’è la trappola?

MATTEO ZENONI Quer pasticciaccio brutto del colloquio all’Esame di Maturità

Il Blog del Prof. Matteo Zenoni, 28 maggio 2026

Presagi sinistri

Ore 14.30 di giovedì 21 maggio: salgo in macchina dopo aver svolto, insieme ad altre 3 colleghe, la simulazione del colloquio orale dell’Esame di St…eh Maturità. Lo studente prescelto ha fornito una prova discreta, che dovrebbe preludere a una buona prestazione a giugno, ma quel colloquio non mi ha soddisfatto: abituato al materiale di partenza e ai collegamenti strampalati, che dall’Anguilla di Montale portavano alla guerra delle correnti, sembra che mi sia mancato qualcosa e, lo ammetto, mi sono annoiato nei lunghi minuti in cui le colleghe stavano dialogando faccia a faccia col candidato sulle loro discipline, risolvendo limiti, approfondendo Stalin e definendo idrocarburi di vario tipo.

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Censura

Forse, piuttosto che discutere sulla censura, scomodare Voltaire (apocrifo), la Costituzione della Repubblica italiana e le leggi repressive dello Stato fascista, i regimi illiberali, il negazionismo e quant’altro sarebbe lecito domandarsi perché un festival così importante e rinomato come Salerno Letteratura abbia affidato il discorso di apertura a un personaggio di cotanto spessore come Erri De Luca. Forse pensavano che fosse il cugino del sindaco?

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ROBERTO IGNAZIO IPPOLITO La fatica dell’insegnare

Oggi è uno degli ultimi giorni di scuola, di una certa scuola, di un certo anno.
Un certo insegnante fa svolgere una verifica scritta in classe, vuole avere un riscontro, il più possibile attendibile, del livello delle conoscenze acquisite dai ragazzi.
Allora mette in chiaro le regole: non si può copiare, i banchi devono essere distanziati l’uno dall’altro, su di essi niente zaini, astucci e materiale vario, solo il foglio di carta, la penna, la calcolatrice, il righello, nient’altro. Continua a leggere “ROBERTO IGNAZIO IPPOLITO La fatica dell’insegnare”

Partita

Avevo un buon posto, nella partita, contavo i punti… mi permetteva di pensare ai fatti miei… Non mi piaceva, a me, esser molestato, lasciavo passar quasi tutto… A un colpo di fischietto, i mocciosi si lanciavano nella caciara, sconvolgevano il pattume fino a storcersi le fette, caricavano la vescica gonfiata, a gran falcate nella creta, s’impiastricciavan tutti, si ricoprivan gli occhi, la faccia, con tutta la mota del campo… Finita la tornata, i nostri ragazzini non eran più che dei calchi di sudiciume, delle argille scalpiccianti… senza contare i grappoli di stronzi che gli pendevan dietro. Più ch’eran diventati merdosi, blindati, imbottiti di sterco: più eran beati e contenti… Deliravano di gioia sotto le loro croste di ghiaccio. il frittellone tutto d’un pezzo.

Da Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito

BRUCE SPRINGSTEEN Per le strade di Minneapolis

Attraverso il ghiaccio e il freddo dell’inverno
Lungo Nicollet Avenue
Una città in fiamme ha combattuto fuoco e ghiaccio
Sotto gli stivali di un occupante
L’esercito privato di Re Trump del DHS
Con le armi allacciate ai cappotti
È venuto a Minneapolis per far rispettare la legge
O almeno così raccontano la storia
Contro fumo e proiettili di gomma Continua a leggere “BRUCE SPRINGSTEEN Per le strade di Minneapolis”

MATTEO ZENONI Pratiche scolastiche ormai desuete: fare lezione

Le parole e le cose, 23 marzo 2026

Un computo doloroso

Tra le funzioni del registro elettronico che sarebbe meglio non conoscere c’è sicuramente quella che segnala il numero progressivo di ore svolte; situato solitamente a fondo pagina, questo link rimanda alle ore di ogni singola disciplina dettagliando quelle di lezione, didattica laboratoriale, esercitazione, verifica scritta, interrogazione e via dicendo. Per i docenti che nutrono un nostalgico attaccamento per le proprie materie, aprire questa pagina rappresenta una sorta di epifania joyciana sull’andamento della scuola italiana e, in generale, sulle dinamiche che la stanno attraversando. Continua a leggere “MATTEO ZENONI Pratiche scolastiche ormai desuete: fare lezione”

W. G. SEBALD Operazione Gomorra

Da «Storia naturale della distruzione»

Nel 1943, nel pieno di un’estate lunga e torrida, la Royal Air Force, appoggiata dall’ ottava flotta aerea americana. effettuò una serie di incursioni su Amburgo. Il fine dell’«Operazione Gomorra», questa la sua denominazione in codice, era – sin dove possibile – quella di annientare e ridurre completamente in cenere la città. Durante l’attacco del 28 luglio, che iniziò all’una di notte, furono sganciate diecimila tonnellate di bombe dirompenti e incendiarie Continua a leggere “W. G. SEBALD Operazione Gomorra”

Scappato di casa

Oggi dire «scappato di casa» è di moda e, nella turpiloquente polifonia generale, suona pressoché garbato […]. Il modo di dire richiama l’espressione arcaica «fare fagotto» e l’immagine dickensiana di una creatura impubere che, con i pochi averi annodati a un bastone nel fazzoletto, si inoltra immagonita in un mondo di orchi. «Sembri uno scappato di casa» lo dicevano nonni e genitori agli attuali settantenni, vedendoli con jeans e maglioni grezzi anziché incravattati o col tailleur e il filo di perle d’ordinanza. La metafora sembrava perciò destinata al magazzino delle maleparole desuete, assieme a «scemo di guerra» e «mangiapane a tradimento». E invece no: è tornata fuori e ricorre, ricorre. Di volta in volta può significare incompetente, inaffidabile, tendenzialmente criminale, puttaniere, malvestito, malfamato, affamato: impresentabile.

Stefano Bartezzaghi, Scappati di casa, le nuove mode del lessico, «la Repubblica», 10 gennaio 2019

LUCA MALGIOGLIO Innovatory

La nostra scuola, 15 marzo 2026

La scuola si fonda su un duplice rapporto: quello con il sapere e quello umano tra insegnanti e studenti. Non sarà un caso se le tristemente note «riforme» e «innovazioni» – incentrate sulla riduzione delle ore di didattica, sulla sottrazione dei contenuti, sulla burocratizzazione integrale della relazione educativa o sull’esaltazione dell’«intelligenza artificiale» come strumento della «personalizzazione degli apprendimenti» – solitamente vanno a colpire proprio questi aspetti fondanti dell’esperienza scolastica.

Dopo tanti anni di rapporto con gli studenti posso dire che a scuola si innova tutti i giorni, se davvero si lavora su contenuti e conoscenze diversissimi tra loro e con gruppi-classe che, come singoli e come “mente collettiva”, rispondono all’attività didattica in modi difficilmente replicabili. Continua a leggere “LUCA MALGIOGLIO Innovatory”