De’

— De’ — disse Ampelio.
Da queste parti, il monosillabo in questione può avere uno spettro di significati pressoché autocompleto, a seconda di come lo si pronuncia, e riflette il bisogno ancestrale dell’essere umano di dire qualcosa anche quando non c’è veramente bisogno di dire niente. Si può esprimere ammirazione — de’ prolungato, in crescendo come tono ma in diminuendo come volume — disapprovazione — de’ corto, amaro e che lascia la bocca stretta e storta, come un caffè del distributore automatico — o anche mera accettazione dei fatti, con un de’ neutro, pronunciato scuotendo la testa, esattamente come aveva appena fatto Ampelio.

Marco Malvaldi, A bocce ferme

Frigo

Quello fu il nostro unico terreno di scontro. Juri si nutriva quasi solo di pasta, così da quando abitavamo insieme ero sempre stato io il cuoco di casa, e il padrone del frigorifero. E sull’organizzazione del frigo all’epoca ero intransigente: odiavo gli avanzi, la muffa sui formaggi, la frutta e la verdura appassite, le confezioni aperte e lasciate a metà. Se stappavo una bottiglia di vino la bevevo tutta, se cucinavo un pollo con patate lo mangiavo tutto. Sofia era il contrario di me: il cibo le piaceva, e sperimentava con slancio piatti sconosciuti, però poi mangiare, l’atto vero e proprio del masticare e inghiottire, le costava fatica, come se per lei non fosse naturale. Avanzava ogni volta qualcosa. Tornava a casa con mezzo panino o la vaschetta di un ristorante, apriva il frigorifero e restava impietrita a fissarlo. Era pulito e in ordine come piaceva a me. Diceva: «Questo frigo mi fa paura. Tu devi stare attento, Pietro, questo è il frigo di una mente pericolosa».

Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero

Aspettiamo e vediamo (3)

Dov’eravamo rimasti? Alla sospensione della chiamata diretta e all’abolizione del divieto dei 36 mesi di servizio, peraltro inapplicabile (dal momento che la Buona Scuola, come sistema per eliminare – o almeno ridurre – il precariato, non ha funzionato, a gennaio le scuole si sarebbero trovate senza supplenti).

E tutto il resto? L’alternanza sarà migliorata, il numero di ore forse ridotto (nei licei) e non sarà centrale nell’esame di Stato. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Due colpi al cerchio e mezzo colpo alla botte. Gli stipendi non saranno aumentati perché non ci sono soldi (Il PD se n’è andato con la cassa). Ma se ci fossero, gli aumenti dovrebbero essere legati al merito. Quindi, anche il bonus, va da sé, non si tocca. L’Invalsi? Produrrà un algoritmo che servirà a valutare gli studenti all’esame di Stato [leggi qua]. La scuola paritaria svolge un ruolo fondamentale. Insegnanti del Nord al Nord. Se qualcuno del Sud vuole andare a Nord, dove c’è lavoro, al confino (si chiama, nella neolingua del «governo del cambiamento»: domicilio professionale). E poi ora spunta un’altra idea, non nuova, la riforma dei ruoli e degli organi collegiali: «Penso  – ha detto ancora Bussetti – a dare un ruolo giusto a tutti. E magari a far entrare gli enti locali». [leggi qua]. Quindi non solo gli incentivi come arma in mano ai dirigenti per applicare un po’ di sano divide et impera, ma differenziazione di status e retribuzione nella categoria (in base a?). E privatizzazione di ciò che ancora resta pubblico. Il Ddl Aprea, insomma.

Continuità con la Buona Scuola ma anche con la riforma Gelmini. E il contratto?

Mi accorgo tutti i giorni che qui si fanno un’infinità di cose che non ci sono nel vostro libro, e che non si fa nulla di quanto vi si dice.
Voltaire, L’ingenuo

 

REDAZIONE ROARS Bussetti commissariato da Invalsi. La Buona Scuola avanza: i maturandi saranno valutati da un algoritmo

[Roars, 1 settembre 2018]

Sarà stata una coincidenza – o forse no? – ma poche ore dopo la nostra segnalazione sull’assenza di adeguata informazione a famiglie e insegnanti sui Quadri di riferimento delle discipline oggetto di test INVALSI per i maturandi, ecco arrivare la pubblicazione dei due documenti desiderati. Il giorno dopo, arrivano pure i riferimenti normativi e le presentazioni delle prove di italiano e matematica. A concludere, una lettera della Presidente A. Ajello a tutti i presidi delle scuole d’Italia. Perché INVALSI ha così fretta? La posta in gioco è alta. Da quest’anno, per sostenere l’esame di maturità bisognerà aver sostenuto le prove INVALSI in Italiano, Matematica e Inglese. Ma non solo. La Scatola Nera-INVALSI affibbierà ad ogni maturando un “voto” da 1 a 6 in maniera standardizzata, frutto di un Algoritmo astruso e scientificamente controverso. Quale genitore sarà capace di comprendere come è stato valutato il proprio figlio? E a che serviranno questi voti? Se si darà ascolto a Checchi, Ichino e Vittadini, potranno “essere utilizzati per determinare l’ammissione alle diverse sedi universitarie”. Il fiume di materiale informativo pubblicato dall’INVALSI tra il 30 e il 31 agosto, quasi nottetempo, senza alcun confronto democratico con le scuole, testimonia una deriva tecnocratica senza precedenti. Sembra quasi che si sia voluto mettere il nuovo Ministro Bussetti di fronte al fatto compiuto. Altro che “smantellare la Buona Scuola”, come promesso in campagna elettorale. A ben vedere, la nuova egemonia valutativa affidata all’Istituto rappresenta la punta di diamante della Buona Scuola, perfettamente in linea con le tendenze internazionali (vedi tutti i riferimenti ai documenti OCSE ed UE) di quei “burocrati europei” a cui il nuovo Governo si definisce allergico.

1. Perché INVALSI ha così fretta?

Sarà stata una coincidenza – o forse no ?- sarà che le vacanze estive si concludono sempre col finire di agosto, ma dopo la pubblicazione su Roars del nostro post sul calendario con le date delle prove INVALSI del prossimo anno scolastico Continua a leggere “REDAZIONE ROARS Bussetti commissariato da Invalsi. La Buona Scuola avanza: i maturandi saranno valutati da un algoritmo”

Censura

Nel mondo analogico la censura era relativamente semplice: bastava controllare i principali mezzi di comunicazione – giornali, radio e televisione – e punire chiunque tentasse di aggirare le restrizioni. Oggi, anche se nel frattempo tutto è cambiato e internet è molto difficile da controllare, i regimi autoritari sono sempre in ottima salute. Per impedire ai cittadini di informarsi, nel mondo digitale la censura usa la paura, l’attrito e l’inondazione. La paura è il vecchio sistema: funziona sempre ma è costoso e può provocare contraccolpi pericolosi per i regimi. L’attrito impone ai cittadini un aumento dei costi – in termini di tempo e soldi – per accedere alle informazioni: la pagina web che si carica lentamente, il libro rimosso dalla biblioteca online. L’inondazione ci sommerge di informazioni – molte false o inaccurate – per rendere difficile la distinzione tra quello che è utile e tutto il resto. Serve a diluire e a distrarre. È un sistema economico, efficace e senza particolari controindicazioni.

Giovanni De Mauro, Internazionale

MARINA BOSCAINO – La scuola riscopra il suo ruolo costituzionale

[MicroMega, 30 agosto 2018]

Stiamo rientrando a scuola. La ritualità dell’avvio dell’anno scolastico – esami per i «debiti» (sic!) contratti dagli studenti e relativi scrutini, collegio dei docenti, riunioni di dipartimento e per materia – ci conferma in maniera apparentemente rassicurante che nulla muta, che tutto continua nella sua immobile ciclicità.

Si determina una sorta di paradosso: la liturgica scansione delle attività, che culmineranno – a metà di settembre – con la ripresa della didattica, sembra mettere al riparo la scuola dalla assunzione di responsabilità su quanto sta accadendo fuori e dentro la scuola stessa. Ribaltando così il ruolo che le è imposto dalla sua funzione istituzionale e costituzionale: quella di laboratorio di idee per la democrazia, l’uguaglianza, la parità di genere, la cittadinanza consapevole, la centralità dell’interesse generale. Continua a leggere “MARINA BOSCAINO – La scuola riscopra il suo ruolo costituzionale”

Bugie

Bugie. Nel momento in cui non abbiamo più una stampa libera, può succedere di tutto. Quello che consente a uno stato totalitario di governare è che le persone non sono informate. Come fai ad avere un’opinione se non sei informato? Se tutti ti mentono sempre, la conseguenza non è che tu credi alle bugie, ma che nessuno crede più a nulla. Questo succede perché le bugie, per loro natura, devono essere cambiate, è un governo che mente deve riscrivere continuamente la sua storia. Quello che arriva alla gente non è solo una bugia, ma un gran numero di bugie, a seconda di come tira il vento della politica. E un popolo che non può più credere a nulla, non può neanche decidere. È privato non solo della capacità di agire ma anche della capacità di pensare e giudicare. E con un popolo così ci puoi fare quello che vuoi.
Hannah Arendt, The New York Review of Brooks, 26 ottobre 1978 Continua a leggere “Bugie”