Sogliola

Goffredo Mameli aveva una quarantina d’anni. Storto, era il primo aggettivo che venne in mente a Rocco. Guardandolo meglio realizzò che Goffredo Mameli altro non era che una Solea solea, detta comunemente sogliola, che ha gli occhi uno di fianco all’altro e la bocca che forma una O piena di stupore, una sorta di ritratto cubista.

Antonio Manzini, Le ossa parlano

ARTHUR DOMBROWSKI Fast

Se mi cavate di sotto terra in tempo li vedrete anche voi
il mio naso all’insù, i capelli giallastri e il volto largo.
A nessuno piace troppo guardarsi allo specchio…
Io, poi, avevo cominciato a farmi la barba solo tre mesi fa.
A una ragazza poteva andare a genio la mia faccia.
Con un poco di buona volontà…
Ma anche l’amore avevo rimandato a più tardi, pazzo com’ero sempre appresso a un moccioso di tre anni, mio fratello.
C’erano sedici anni tra di noi, io, figlio di mia madre giovinetta
E lui, ultimo frutto della sua maturità.
Insomma ecco com’era Continua a leggere “ARTHUR DOMBROWSKI Fast”

ELSA MORANTE Il compagno

Da «Lo sciallo andaluso»

Ero un ragazzo di tredici anni, scolaro di ginnasio: fra tanti miei compagni né belli né brutti, ce n’era uno bellissimo. Egli era troppo ribelle e pigro per essere il primo della classe; ma, tutti lo vedevano, il minimo sforzo gli sarebbe bastato per diventarlo. Nessuna delle nostre intelligenze si rivelava, come la sua, limpida e felice. Il primo della classe ero io; avevo l’indole poetica e, pensando al compagno, mi veniva fatto di chiamarlo Arcangelo.
A rievocarlo con questo nome, rivedo i suoi capelli dorati e piuttosto lunghi, la curva delle sue guance che si accordava così gentilmente con quella delle sue labbra, l’orgogliosa luce degli occhi. Continua a leggere “ELSA MORANTE Il compagno”

FRANCO BATTIATO Serial Killer

Da «L’imboscata» (1996)

Mentre al riparo di un faggio
Anelo alla felicità delle foglie
Sfilano lontane carovane
E il mio sogno è perfetto
Ma l’esistenza mi attira
Mi vedo riflesso sulle acque del lago
Sogno pomeridiano di un fauno che si sveglia

No non voglio farti del male
Fratello mio, non credere
Perché ho un coltello in mano
E tu mi vedi quest’arma a tracolla
E le bombe che pendono dal mio vestito
Come bizzarri ornamenti
Collane di scomparse tribù

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Delitto

C’era soprattutto un aspetto che lo incuriosiva: perché quasi tutti i delitti vengono scoperti e risolti con tanta facilità? Perché i criminali lasciano tracce tanto evidenti? Piano piano era arrivato a conclusioni complesse e interessanti; secondo lui il problema non si trovava tanto nell’impossibilità materiale di nascondere il delitto, il problema era nel criminale. Il criminale, o chiunque sia, nel momento di compiere un delitto viene colto da una sorta di cedimento della volontà e della razionalità, a cui subentra una puerile, fenomenale leggerezza proprio quando invece sarebbe necessaria la massima logica e prudenza. Secondo la sua opinione, questo ottenebramento della ragione e questo collasso colpiscono l’uomo come una malattia, si diffondono lentamente e raggiungono il culmine poco prima di compiere il delitto Continua a leggere “Delitto”

GIANNI RODARI Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

PIETRO CATALDI Cosa ci insegna la Resistenza

[Volerelaluna, 24 aprile 2022]

«Senza i morti, i loro e i nostri, nulla avrebbe senso». Sono parole del partigiano Johnny, il protagonista del romanzo più importante sulla Resistenza italiana; e sono parole terribili, che costringono a misurarsi con il tragico implicito in ogni gesto di guerra. In giorni nei quali molti parlano con incomprensibile leggerezza di guerra e di morte, è assente questo richiamo tragico, centrale invece nell’opera di Beppe Fenoglio, partigiano badogliano: sta forse di nuovo prevalendo l’istinto di morte denunciato con sgomento da Freud nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte nel 1915?

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FËDOR DOSTOEVSKIJ Bisogna cercare di passare inosservati

Da «Delitto e castigo»

Per strada faceva un caldo terribile, non si respirava, la gente spingeva, c’erano dappertutto impalcature, mattoni, calce, polvere e quel tanfo tipicamente estivo ben noto ai pietroburghesi che non possono permettersi una casa fuori città. Tutto ciò aveva scosso i nervi già provati del giovane. L’odore insopportabile che proveniva dalle bettole, che in quella parte della città erano particolarmente numerose, e gli ubriachi che gli capitavano di continuo sotto gli occhi, benché fosse ancora giorno, completavano quello spettacolo triste e desolante. Per un istante sui tratti delicati del suo viso s’impresse una smorfia di profondo disgusto. A proposito, era un giovane molto bello, aveva magnifici occhi scuri, capelli castani, era più alto della media, snello, slanciato. Continua a leggere “FËDOR DOSTOEVSKIJ Bisogna cercare di passare inosservati”