Barbiere

Se taluno, nel giocare a palla con altri, abbia dato a questa un colpo troppo forte, facendola ricadere sulle mani di un barbiere, e lo schiavo che il barbiere stava radendo abbia avuto la gola tagliata dal rasoio […] Proculo sostiene la colpa del barbiere; e certo se egli si è posto a radere in un luogo dove si era soliti giocare o dove il transito era frequente, è il caso di fargliene una colpa; benché non sia neppure scorretto l’affermare che colui il quale si affidi a un barbiere che abbia posizionato la sua sedia in un luogo pericoloso debba imputare a se stesso il male che ne può venire.

Da David Graeber, Debito

ALICE SEBOLD Mi chiamavo Salmon

Da «Amabili resti»

Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.
Nel diario delle medie avevo ricopiato un verso di un poeta spagnolo, Juan Ramón Jiménez; era stata mia sorella a farmelo conoscere. «Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall’altro lato».

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CORRADO GOVONI La nuvola e la ragazza

Da «Canzoni a bocca chiusa»

Impigliato al geloso pentagramma
del telegrafo impolverato pende
un aquilone armato: occorreranno
per sciuparlo parecchi temporali.
È una candida lettera d’amore
da qualche cumulo primaverile
spedita a una ragazza borghigiana
che non comprese la dichiarazione
del gigante di panna innamorata:
anzi sguazzando a furia con le mani Continua a leggere “CORRADO GOVONI La nuvola e la ragazza”

MARIA MANTELLO La riconquista clericale della scuola

[Micromega, 19 maggio 2021]

Un disegno diventato centrale nell’era berlusconiana e che adesso forse riesce ad arrivare al suo compimento. La svolta è avvenuta in occasione dell’approvazione in Senato il 13 maggio scorso delle misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, contenente un emendamento del senatore Pd Rampi, che permetterà ai laureati in Scienze delle religioni di occupare le cattedre di Filosofia, Storia dell’arte, Storia, Italiano, Latino, Greco… e molto altro ancora.

Le operazioni di clericalizzazione della scuola statale non sono nuove in questo nostro Paese, dove la separazione Stato-Chiesa è la grande incompiuta. E si sono intensificate in anni recenti con sempre maggiori finanziamenti alle scuole confessionali in parallelo depauperamento della scuola statale; mentre c’era chi alacremente si affaccendava per farne la zona franca della riconquista vaticana.

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HANS CHRISTIAN ANDERSEN L’ombra

[Fiaba proposta da Ilaria Persi]

Nei paesi caldi il sole sì che brucia davvero! La gente diventa bruna come il mogano, e nei paesi caldissimi brucia fino a diventare nera, ma un uomo istruito era giunto dai paesi freddi solo fino ai paesi caldi e credeva di potersene andare in giro come faceva a casa, ma cambiò presto opinione. Sia lui che tutta la gente ragionevole rimasero chiusi in casa, le persiane delle finestre e le porte restarono sbarrate tutto il giorno, sembrava che tutta la casa dormisse e che non ci fosse nessuno. Le strette strade con le case alte, dove lui stesso viveva, erano state costruite in modo tale che il sole dovesse risplendere dal mattino fino alla sera; era proprio insopportabile! Quell’uomo istruito dei paesi freddi era un giovane intelligente, ma gli sembrava di star seduto in un forno ardente; il sole lo consumò, lui divenne molto magro, persino la sua ombra dimagrì, divenne molto più piccola di quando era a casa; il sole aveva colpito anche lei. Tutti e due incominciavano a vivere di sera, quando il sole era tramontato.

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FRANCO BATTIATO Bandiera bianca

Da «La voce del padrone» (1981)

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
Quei programmi demenziali con tribune elettorali
E avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
Siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C’è chi si mette degli occhiali da sole
Per avere più carisma e sintomatico mistero
Uh com’è difficile restare padre
Quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
Com’è misera la vita negli abusi di potere.

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LUCA MALGIOGLIO Nello specchio della scuola? (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)

[La nostra scuola, 17 febbraio 2021]

Sì, a leggere le proposte per il rilancio della scuola avanzate dal neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nel libro Nello specchio della scuola (Bologna, Il Mulino, 2020) c’è da preoccuparsi, e molto.

Sul fatto che la scuola vada rilanciata, dopo un anno di Dad e non solo, siamo tutti d’accordo; ma le proposte del ministro vanno esattamente nella direzione opposta rispetto a quella che sarebbe necessaria per un vero rilancio: in questo libro chiede infatti di percorrere fino in fondo una strada, quella dell’“autonomia”, della riduzione dell’istruzione a scopi immediatamente pratici e a certificazione di “competenze”, che ha già prodotto effetti disastrosi negli ultimi vent’anni. Continua a leggere “LUCA MALGIOGLIO Nello specchio della scuola? (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)”

Marrano

È indubbio che «marrano» abbia un valore peggiorativo. Quale sarà, però, l’origine di un così bizzarro vocabolo? Sono state avanzate infinite ipotesi: dal castigliano marrar, all’aramaico marantha, persona scomunicata, dal gioco di parole dell’ebraico mar, amaro, e anus, convertito, all’arabo mura’in, ipocrita, o barran, straniero, o infine mahram, cosa proibita. Quest’ultima etimologia sembra la più accreditata. Ma le elucubrazioni potrebbero proseguire. Questo è almeno certo: il termine spagnolo marrano era usato come sinonimo di maiale per stigmatizzare, schernire, ingiuriare i conversos.

Donatella Di Cesare, Marrani

DANTE Chi udisse tossir la mal fatata

Dalle «Rime»

Chi udisse tossir la mal fatata
moglie di Bicci vocato Forese,
potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata
ove si fa ’l cristallo ’n quel paese.

Di mezzo agosto la truovi infreddata;
or sappi che de’ far d’ogn’altro mese!
E no·lle val perché dorma calzata,
merzé del copertoio c’ha cortonese.

La tosse, ’l freddo e l’altra mala voglia
no·ll’adovien per omor’ ch’abbia vecchi,
ma per difetto ch’ella sente al nido.

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FRANCESCO GUCCINI Canzone delle domande consuete

Da «Quello che non» (1990)

Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l’uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei
Per non strascinare le parole in linguaggio d’azzardo
Eri bella, lo so, e che bella che sei
Dicon tanto un silenzio e uno sguardo.

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