CHARLES PERRAULT Barbablù

C’era una volta un uomo tanto ricco quanto brutto.
Egli possedeva palazzi in città, ville in campagna, scuderie piene di cavalli, forzieri colmi di monete d’oro, ma aveva la barba blu, una barba che gli dava un aspetto così terribile che tutte le ragazze scappavano non appena lo vedevano.
Aveva già chiesto la mano di parecchie fanciulle, poiché desiderava sposarsi; ma tutte lo avevano rifiutato.
Tuttavia egli non si stancava e continuava a cercare moglie.
Nella sua stessa città viveva una gran dama che aveva due figlie molto belle Continua a leggere “CHARLES PERRAULT Barbablù”

Ricomincio da tre

Maurizio Martina corre per la segreteria parlando di scuola. Non è una buona notizia. Anche Renzi iniziò dicendo la scuola è al centro dei miei pensieri. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Martina vuole ripartire dai docenti. Anche questa non è una buona notizia. Il suo programma si articola in 4 punti: buona formazione, migliore selezione, valutazione adeguata e aumento di stipendio. Si legge: ripristino del FIT triennale abolito dal governo gialloverde, chi ce la fa dopo tre anni di tirocinio (e quanti crediti?) a superare un concorso diventa un docente di ruolo, si fa valutare dal dirigente (e forse anche scegliere, nello stile della Buona Scuola che il buon Martina non mette in discussione), e pertanto viene pagato di più. Continua a leggere “Ricomincio da tre”

Giacomo Giacomo

Moretto alza lo sten e dice forte e staccato: – Allora, gente, siamo tutti d’accordo che va scorciato.
La gente súbito súbito si guarda in faccia e ai più le ginocchia fanno giacomo giacomo. E Moretto ha riabbassato lo sten. Ma adesso il popolo di Rocchetta grida che già che son d’accordo, e cosa aspetti ancóra, famoso Moretto.
Moretto non è certo quello che aspetta e fa la raffica, bella spessa. Il maestro fa un mucchio nero in terra e sul muro c’è una rosa di buchetti e schizzi di sangue.

Beppe Fenoglio, Appunti partigiani ’44-’45

Lasciamoli lavorare (13)

Una riforma epocale no. Ma urge cambiare le regole sulla governance della scuola (il testo unico è vecchio di 25 anni. E allora la Costituzione?). Urge «un’opera imponente di semplificazione che porterà a una maggiore chiarezza del quadro normativo». Riassumendo: «Vogliamo dare maggiore efficienza al sistema» (dice il ministro in un’intervista al Messaggero). Esauriti i contentini (ambiti, chiamata diretta, che non costavano niente), smaltiti torroni, panettoni, capitoni, pane e nutella, tartufi dolci e salati (il pandoro no, è senz’anima) il governo del cambiamento è al lavoro per mettere le mani su quello che rimane della scuola pubblica.

Per prima cosa, sia chiaro, è stato il PD: «Nel comma 181 della legge denominata Buona Scuola era stato disposto, in ragione delle deleghe rilasciate al Governo dal suddetto comma 180, proprio la delega per il riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione attraverso anche la redazione di un testo unico delle disposizioni in materia di istruzione già contenute nel testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, nonché nelle altre fonti normative».

Al centro dell’attacco c’è, come sempre, il vecchio (nel senso di invecchiato) consiglio di istituto. I discorsi che circolano sono fumosi. In mezzo al fumo si possono però intravedere alcuni obiettivi: ridefinire il ruolo del dirigente all’interno del consiglio, forse limitare il numero dei genitori, introdurre (con tappetino) un esperto del mondo del lavoro. Niente di nuovo. I tentativi di riformare gli organi collegiali in senso aziendalistico-dirigistico sono ventennali, accomunano centrodestra e centrosinistra. Il disegno di legge Aprea e il disegno di legge Aprea riveduto e corretto dal PD non sono andati in porto. Le picconate sono arrivate dall’esterno. Nella forma del trasferimento delle decisioni altrove e della soppressione della collegialità. Ora, i tempi sono maturi per la trasformazione del consiglio di istituto in un bivacco di manipoli.

E infine. altri lampi nella nebbia: la regionalizzazione (l’iter del disegno di legge è iniziato, ma senza troppa fanfara), i disincentivi al trasferimento degli insegnanti (intanto, il vincolo triennale per i docenti che hanno ottenuto il trasferimento o passaggio in una scuola tra quelle inserite nelle preferenze è già nella bozza di ccni approvata dal ministero e dai confederaloni), nuovi modelli di graduatorie per le supplenze, forse una compensazione ai dirigenti che hanno perso, con l’abolizione della chiamata diretta, la possibilità di costruirsi il proprio organico.

Un dubbio: tutte queste cose dove stanno scritte nel contratto? Esiste ancora un contratto? E lasciamoli lavorare è ancora valido?

 

Chi ha rubato la marmellata? (2)

Reazioni inesistenti alla notizia del taglio dei 4 miliardi all’istruzione. Il documento della Cgil sulla legge di bilancio è datato 29 dicembre. Dice: «Per la scuola non ci sono investimenti, ma solo piccoli aggiustamenti con misure a costo zero». Lamenta tra l’altro il taglio di finanziamenti per l’alternanza scuola-lavoro. La Uil produce una scheda dove si complimenta con il governo per il superamento della 107 ma giudica la manovra poco organica (in chiaroscuro, dice). Bussetti, in un discorso del 31 dicembre, molto elegantemente, nega. Continua a leggere “Chi ha rubato la marmellata? (2)”

GIANNI MARCONATO La competenza, uno stadio avanzato del flusso dell’apprendimento

[La letteratura e noi, 31 dicembre 2018]

La «scuola delle competenze» come progetto politico?

In campo educativo, a livello istituzionale, l’idea di “competenza” è sempre più presente nel lessico e nelle pratiche auspicate,[i] mentre le pratiche reali testimoniano la nebulosità del concetto attraverso didattiche casuali, empiriche e di debole fondazione pedagogica e didattica. Va segnalato che, in parallelo, è sempre più attivo un movimento pedagogico e culturale avverso a quella che viene ritenuta una virata dal consolidato approccio di organizzazione del curricolo intorno alle “discipline” verso un nuovo principio regolatore, quello “per” competenze (Appello per la scuola pubblica). Continua a leggere “GIANNI MARCONATO La competenza, uno stadio avanzato del flusso dell’apprendimento”

Cosa (non) ho letto nel 2018

Il migliore del 2018 per me è stato Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti, ma non posso fare a meno di menzionare La controfigura di Luigi Lollini, per l’impegno che l’autore, Lollo, ha profuso in questo lavoro e perché è riuscito a farmi dimenticare, leggendolo, che si tratta di una storia vera. E anche tosta. Il peggiore Cosa resta di noi di Giampaolo Simi (ma forse ho sbagliato libro). Così giocano le bestie feroci di Davide Longo e Inviata speciale di Jean Echenoz fino a tre quarti del libro. Discreto La guerra dei cafoni di Carlo D’Amicis. Importante Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda Continua a leggere “Cosa (non) ho letto nel 2018”