FLAVIO MARACCHIA Il baule è vuoto

[Gli opliti di Aristotele, 5 settembre 2022]

Il baule è vuoto. Il tempo lo ha riempito di parole, lunghe file di parole che si annodano e attorcigliano fino a perdere completamente di senso. Dentro quel baule manca invece l’unica cosa che dovrebbe essere gelosamente custodita: la cura nelle relazioni. Nessuna traccia dell’attenzione necessaria, della tenerezza perfino, così come della sincerità e del riguardo che si devono in qualsiasi vero rapporto dialogico. Ecco come sta diventando la scuola. Un baule vuoto.

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Laghi

In Italia i laghi sono mille e cinquecento, nel mondo sono più di cento milioni. I laghi sono importanti per tante ragioni, la prima delle quali è che contengono l’87 per cento dell’acqua dolce, allo stato liquido, del pianeta. I laghi sono una risorsa fondamentale per il rifornimento idrico e la sicurezza alimentare (in particolare per l’irrigazione e la pesca), oltre che destinazioni turistiche e fonte di ispirazione per poeti e scrittori. I laghi sono anche un bel sistema di allarme dei cambiamenti climatici, attraverso una serie di indicatori fisici, chimici e biologici […]. I laghi stanno cambiando rapidamente a causa del clima e dell’antropizzazione, i cui effetti combinati sono poco conosciuti e raramente valutati a livello globale. Continua a leggere “Laghi”

UGO FOSCOLO In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de’ tuoi gentili anni caduto:

la madre or sol, suo dì tardo traendo,
parla di me col tuo cenere muto:
ma io deluse a voi le palme tendo;
e se da lunge i miei tetti saluto,

sento gli avversi Numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta;
e prego anch’io nel tuo porto quiete: Continua a leggere “UGO FOSCOLO In morte del fratello Giovanni”

ITALO CALVINO Ipazia

Da «Le città invisibili”

Di tutti i cambiamenti di lingua che deve affrontare il viaggiatore in terre lontane, nessuno uguaglia quello che lo attende nella città di Ipazia, perché non riguarda le parole ma le cose. Entrai a Ipazia un mattino, un giardino di magnolie si specchiava su lagune azzurre, io andavo tra le siepi sicuro di scoprire cose belle e giovani dame fare il bagno: ma in fondo all’acqua i granchi mordevano gli occhi delle suicide con la pietra legata al collo e i capelli verdi d’alghe. Mi sentii defraudato e volli chiedere giustizia al sultano. Salii le scale di porfido del palazzo dalle cupole più alte, attraversai sei cortili di maiolica con zampilli. Continua a leggere “ITALO CALVINO Ipazia”

NOMADI Contro

Contro i fucili, carri armati e bombe
Contro le giunte militari, le tombe
Contro il cielo che ormai è pieno, di tanti ordigni nucleari
Contro tutti i capi al potere che non sono ignari.

Contro i massacri di Sabra e Chatila
Contro i folli martiri dell’Ira
Contro inique sanzioni, crociate americane
Per tutta la gente che soffre, e che muore di fame.

Contro chi tiene la gente col fuoco
Contro chi comanda e ha in mano il gioco
Contro chi parla di fratellanza, amore, libertà
E poi finanzia guerre e atrocità

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Parentesi

La parentesi, come figura retorica della digressione, esisteva già prima dell’invenzione del suo segno grafico. Nell’Institutio oratoria, il retorico romano Quintiliano latinizza la digressione come interpositio: al pari del suo corrispettivo greco parenthesis, l’interpositio serve a spostare l’attenzione verso l’immagine fisica di qualcosa che si pone spazialmente in mezzo o al di sotto di qualcosa’altro. La breve digressione sintattica, dunque, è una figura conosciuta fin dall’antichità, ma ci sarebbero voluti quasi millecinquecento anni per cristallizzare questa relazione tra proposizione principale e subordinata attraverso le pareti semipermeabili della parentesi.

Florence Hazrat, Storia della punteggiatura, tradotto da Internazionale, 1467, 1 luglio 2022

JULES LAFORGUE La sigaretta

Sì, questo mondo è piatto, e quanto all’altro, frottole.
Senza speranza vado mansueto alla mia sorte;
per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
fumo in faccia agli dei sottili sigarette.

Su, viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
Me, l’azzurro meandro che verso il cielo si torce
mi sprofonda in un’estasi infinita e m’addorme
come ai morenti aromi di mille bruciatori.

Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
dove elefanti in fregola si intrecciano alla fioca
danza delle zanzare, in fantasiosi valzer. Continua a leggere “JULES LAFORGUE La sigaretta”

TOMMASO LANDOLFI Il racconto del lupo mannaro

L’amico ed io non possiamo patire la luna: al suo lume escono i morti sfigurati dalle tombe, particolarmente donne avvolte in bianchi sudari, l’aria si colma d’ombre verdognole e talvolta s’affumica d’un giallo sinistro, tutto c’è da temere, ogni erbetta ogni fronda ogni animale, una notte di luna. E quel che è peggio, essa ci costringe a rotolarci mugolando e latrando nei posti umidi, nei braghi dietro ai pagliai; guai allora se un nostro simile ci si parasse davanti! Con cieca furia lo sbraneremmo, ammenoché egli non ci pungesse, più ratto di noi, con uno spillo. E, anche in questo caso, rimaniamo tutta la notte, e poi tutto il giorno, storditi e torpidi, come uscissimo da un incubo infamante. Insomma l’amico ed io non possiamo patire la luna. Continua a leggere “TOMMASO LANDOLFI Il racconto del lupo mannaro”

Noci

Un francese incontra un venditore di noci davanti a Ponte Vecchio.
Dice: Comment s’appelle ça?
E il venditore di noci: e un si pelano si stiacciano
Comment?
Co le mani co piedi co i’cche la vole
Je ne comprends pas
Ah se un le compra lei le comprerà qualchedun antro
Bonjour
Ah va giù e io vo su