GIGGI ZANAZZO Trestevere de maggio

È l’alba.
Dagli orti situati dietro le case che fiancheggiano la via Garibaldi, un gallo fa sentire la sua stentorea voce cui, dal prossimo giardino, fa subito eco quella di un altro, e di un altro: e, dopo un breve intervallo di silenzio, ancora quella d’un altro lontano lontano.
Poi silenzio ancora.
Per la strada un vecchietto, dalle spalle rese curve dagli anni, passa frettoloso, gridando con voce monotona:
Aquavitaro!
Don, don, don; una campana quella, di santa Maria in Trastevere, suona l’avemaria del giorno. Ai suoi primi rintocchi, come deste di soprassalto, tutte le campane del rione, quella di san Francesco a Ripa, di san Grisogono, di san Calisto, di santa Dorotea, di santa Cecilia e cento altre, quali vicine, quali più lontane, si risvegliano spandendo la eco dei loro suoni su per il cielo sereno.

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FABRIZIO DE ANDRÈ Giugno ’73

Da Volume 8 (1975)

Tua madre ce l’ha molto con me
perché sono sposato e in più canto
però canto bene e non so se tua madre
sia altrettanto capace a vergognarsi di me.

La gazza che ti ho regalato
è morta, tua sorella ne ha pianto,
quel giorno non avevano fiori, peccato,
quel giorno vendevano gazze parlanti.

E speravo che avrebbe insegnato a tua madre
A dirmi «Ciao come stai»,
insomma non proprio a cantare
per quello ci sono già io come sai.

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DANIELE LO VETERE In partibus infidelium ovvero delle lezioni di didattica apprese insegnando latino ai margini

[La scuola e noi), 15 marzo 2021]

In partibus infidelium: «espressione usata in passato […], per indicare i vescovi […], le cui diocesi, puramente onorifiche, si trovavano in paesi occupati dai Turchi»; «L’espressione pare sia originata dalla distruzione od occupazione, da parte d’infedeli, di città sedi residenziali di vescovi: questi, fuggiti o lontani, conservavano il titolo» (Treccani, Vocabolario ed Enciclopedia italiana)

Barbaro e vescovo abusivo

Parlerò dell’insegnamento del latino, più precisamente di alcuni suoi aspetti, più precisamente di quello che mi è capitato durante una specifica lezione di letteratura. Continua a leggere “DANIELE LO VETERE In partibus infidelium ovvero delle lezioni di didattica apprese insegnando latino ai margini”

Lost in Translation

Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole

10 aprile
Leggo su «Internazionale» («Le regole»): «La dad è uno scontro di civiltà tra gli umani e le macchine».


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GIOVANNI DE MAURO Aperta

Da «Internazionale», 1403, 2 aprile 2021

Se in Italia si fosse investito nell’istruzione come sarebbe stato giusto fare, e come è stato fatto altrove in Europa, il dibattito sulla riapertura delle scuole sarebbe diverso. Ma non è successo e oggi studenti e insegnanti sono abbandonati a se stessi. L’Italia è ultima in Europa per spesa nell’istruzione in rapporto alla spesa pubblica totale (8,1 per cento nel 2018) e quart’ultima per spesa in rapporto al pil (3,9 per cento). Numeri che, da soli, indicano la scarsa considerazione che da sempre i governi e la società in generale riservano all’istruzione. Riaprire o no le scuole è di fondo una scelta politica, prima che sanitaria. In questi mesi è aumentata la dispersione scolastica. Sono aumentati i ragazzi e le ragazze che non riescono a seguire le lezioni a distanza, anche per le difficoltà di connessione e per il costo di strumenti tecnologici adeguati. Continua a leggere “GIOVANNI DE MAURO Aperta”

FRANCESCO GUCCINI Venezia

Da «Metropolis» (1981)

Venezia che muore
Venezia appoggiata sul mare
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi
Venezia, la vende ai turisti
che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente
che guardano alzarsi alla sera il fumo
o la rabbia di Porto Marghera

Stefania era bella
Stefania non stava mai male
è morta di parto gridando in un letto sudato d’un grande ospedale
aveva vent’anni, un marito, e l’anello nel dito
mi han detto confusi i parenti
che quasi il respiro inciampava nei denti

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Buona Pasqua

Dice la prima pagina di un giornale «a Pasqua molti divieti e poche libertà». Non è vero. Ora vi elenco tutte le cose meravigliose che si possono fare:

finire di leggere quel libro che stava lì dalla fine delle vacanze di Natale
progettare la divisione in gruppi per la classe di cui si è coordinatori in vista della ripresa della didattica in presenza alternata (prima su un pezzo di carta, poi trascrivere in un file di word, poi sul registro elettronico)
realizzare quella ricetta per il primo che tenevate in mente da tempo per la cerchia dei famigliari o coinquilini più un invitato
camminare intorno a casa (fino a 6 km di distanza)­­¹
guardare una serie alla tv (con una pausa per il pranzo)
telefonare ad amici che non si sentono da mesi con la scusa degli auguri
da quale gruppo wa mi depenno a questo giro?

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Le parole sono solo parole?

Quando si abitua la gente a dire parole che non capisce, è facile farle dire tutto ciò che vuole.
Jean-Jacques Rousseau, Émile

2 aprile 2021
Anche il trapassato prossimo ha il suo perché. Sentite come risuona nella poesia di alcuni classici del Novecento:

«Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
– sotto festoni di luci ormai sole –

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l’anima era invasa»

«Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo».

«Quando rinacqui un’altra era la mia
anima, come un’altra era la mia voce.

Da fanciullo era nato il giovanetto
ma triste ancora, ancora senza baldanza
ed incerta ai suoi occhi era la meta».


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Profondo rosso

[Diario DaDa, 14-31 marzo 2021]

Mia nonna voleva che io ricevessi un’educazione; per questo mi tenne lontana dalla scuola.
Margaret Mead

14 marzo
Oggi inizia l’ottavo capitolo del diario DaDa. Si intitola «Profondo rosso». Sottotitolo: le scuole non hanno mai chiuso, quindi nemmeno adesso. Si preannuncia breve e intenso. E alla fine si scopre che l’assassino è il maggiordomo.


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