«Il romanzo sperimentale»
Noi scrittori naturalisti sottoponiamo ogni fatto all’osservazione ed all’esperimento, mentre gli scrittori idealisti ammettono forze misteriose che sfuggono all’investigazione e perciò restano ignote, al di fuori delle leggi della natura. Il problema di una rappresentazione ideale del mondo si riduce, dal punto di vista scientifico, al problema dell’indeterminato e del determinato. Ciò che non conosciamo, che ancora ci sfugge, è l’ideale, e lo scopo del nostro sforzo di uomini è di restringerne il campo ogni giorno, conquistando la verità sull’ignoto. Siamo tutti idealisti, se si intende con ciò che tutti noi ci occupiamo dell’ideale. Ma chiamo idealisti quelli che si rifugiano nell’ignoto per il piacere di esservi, che hanno interesse solamente per le ipotesi più fantasiose, che essi rifiutano di sottoporre alla verifica dell’esperimento, con la pretesa di possedere essi stessi, e non le cose, la verità. La loro opera è, lo ripeto, inutile e nociva, mentre l’osservatore e lo sperimentatore sono i soli a lavorare per la potenza e la felicità dell’uomo, rendendolo a poco a poco padrone della natura. Non vi è grandezza, né dignità, né bellezza, né moralità del non conoscere, nell’inventare falsità, nel pretendere che si è tanto più grandi quanto più si cresce nell’errore e nella confusione. Le sole opere grandi e morali sono le opere veritiere.
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Non siamo né chimici né fisici né fisiologi ma romanzieri che si avvalgono della scienza. Non abbiamo davvero la pretesa di fare delle scoperte in fisiologia, che del resto non pratichiamo, ma solamente, prima di studiare l’uomo, crediamo di non poterci esimere dal tener conto delle recenti scoperte della fisiologia. Aggiungerò che i romanzieri sono certamente i lavoratori che si avvalgono di un maggior numero di scienze umane perché trattano di tutto e tutto devono sapere, essendo divenuto il romanzo un’indagine complessiva sulla natura e sull’uomo.
Perciò siamo stati spinti ad applicare al nostro lavoro il metodo sperimentale dal momento in cui esso è divenuto lo strumento di ricerca più efficace.
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Il romanziere sperimentale è dunque quello che accoglie i fatti provati, mostrando nell’uomo e nella società il meccanismo dei fenomeni di cui la scienza è padrona, e che fa intervenire il suo sentimento personale unicamente nei fenomeni il cui determinismo non è ancora stabilito, sforzandosi di controllare il più possibile il sentimento personale, l’idea a priori, con l’osservazione e l’esperimento. Non posso intendere in altro modo la nostra letteratura naturalistica.
Non ho parlato che del romanzo sperimentale, ma sono fermamente convinto che il metodo, dopo aver trionfato nella storia e nella critica, trionferà ovunque, nel teatro ed anche nella poesia. è un’evoluzione inevitabile. La letteratura, per quanto se ne possa dire, non sta interamente nell’autore ma anche nella descrizione della natura e nello studio dell’uomo. Ora se gli scienziati modificano la conoscenza della natura, se trovano Il vero meccanismo della vita, ci costringono a seguirli ed anche ad oltrepassarli, per compiere il nostro ruolo nella formulazione di nuove ipotesi. L’uomo metafisico è morto ed il nostro terreno si trasforma interamente nell’uomo fisiologico. Indubbiamente l’ira di Achille, l’amore di Didone sono rappresentazioni eternamente belle, ma ora dobbiamo analizzare l’ira e l’amore e vedere propriamente come funzionano queste passioni nell’uomo. Il punto di vista è nuovo, ed è sperimentale invece che filosofico. In sostanza tutto si riassume in questo grande fatto: il metodo sperimentale, nelle lettere come nelle scienze, si avvia a determinare i fenomeni naturali, individuali e sociali, di cui la metafisica non aveva dato fino a questo punto che spiegazioni irrazionali e soprannaturali.