Il ventriloquo, 20 giugno 2026
Chiunque abbia insegnato – e intendo insegnato davvero, non semplicemente somministrato contenuti – conosce quel momento in cui uno studente solleva lo sguardo dal proprio lavoro, sia esso un calcolo, un testo, un’interpretazione, e chiede: «ma è giusto?».
Non è una domanda sulla correttezza di un calcolo. È qualcosa di più radicale: il punto in cui la coscienza si scopre esposta a ciò che non domina, avverte che il terreno sotto i piedi non è solido come la consegna prometteva, e cerca un appiglio. In quell’istante l’esperienza dell’indeterminazione, che non è un difetto di informazione ma una condizione strutturale del rapporto tra coscienza e reale. Ogni atto di comprensione è circondato da un alone di ciò che ancora non si lascia afferrare, e proprio quell’alone è lo spazio in cui il pensiero può muoversi.
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