Cazzo

L’occorrenza di un lemma come «cazzo» non è di per sé segno di sua volgarità.
Stefano Bartezzaghi

La potta io chiamo potta, il cazzo cazzo,
E il culo culo, e questo è il vero andare;
Perchè da furbo non si dee parlare
Sè con furbi non siamo, o per sollazzo.
Niccolò Franco

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LELLO VOCE Rivoluzione fragile (perché è oggi assolutamente necessaria una)

Da Lello Voce, Frank Nemola, Claudio Calia, Piccola cucina cannibale

perché sulle gru sui tetti al colosseo al senato all’università perché
per pensare parlare sognare fare figli perché più che mai occorre
fare di tutti i fasci un’erba ricordarsi della memoria e di chi la serba
perché non la servitù ma la democrazia non la casto-crazia né la
mono-archia perché si è donna o invece no o invece
un po’ e un po’ né sì né no perché immaginare un futuro perché
scalare il muro perché che c’è da perdere se non in tv né c’è un
ooooooooooverso vivendo così a tempo perso…

(perché chi commette il male non è responsabile
oooooooooosolo del male che compie ma del turbamento
ooooooooooin cui induce l’anima dell’offeso)

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Lost in Translation

Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali.
Giovanni Papini, Chiudiamo le scuole

11 maggio
Oggi, entrando in quinta azzurra, ho annunciato che la vecchia signora imbellettata, mentre attraversava la strada, ha visto il marito molto più giovane abbracciato con una signorina coetanea e ha avvertito un mancamento. Pertanto non parteciperà all’esame.


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ITALO CALVINO La scienza della fiacca

[fiaba triestina]

C’era una volta un vecchio Turco, che aveva un solo figliolo e gli voleva più bene che alla luce degli occhi. Si sa che per i Turchi, il più gran castigo che Dio abbia messo al mondo è il lavoro; perciò quando suo figlio compì i quattordici anni, pensò di metterlo a scuola, perché imparasse il miglior sistema per battere la fiacca.
Nella stessa contrada del vecchio Turco, stava di casa un professore, da tutti conosciuto e rispettato perché in vita sua non aveva fatto che quello che non poteva farne a meno. Il vecchio Turco andò a fargli visita, e lo trovò in giardino, sdraiato all’ombra d’un albero di fico, con un cuscino sotto la testa, uno sotto la schiena, e uno sotto il sedere. Il vecchio Turco si disse: “Prima di parlargli voglio un po’ vedere come si comporta”, e si nascose a spiarlo.

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FRANCESCO GUCCINI Scirocco

Da «Signora Bovary» (1987)

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.

Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po’ di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi…

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VINCENZO SORELLA La scuola allo specchio (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)

[Doppiozero, 25 gennaio 2021]

Non è agevole orientarsi nelle attuali politiche educative. In un contesto segnato da un Ministero sub iudice per ‘irrilevanza politica’, dal contrasto tra normative regionali sulle chiusure delle scuole e delibere di riapertura dei Tar locali, non resta l’auspicio che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo dell’intelligenza. Gli ultimi mesi, inevitabilmente, sono stati caratterizzati da un’egemonizzazione del dibattito sulla scuola da parte di epidemiologi, virologi, matematici e fisici, impegnati, ciascuno secondo le proprie competenze, a produrre modelli previsionali e ricerche, peraltro dai risultati non univoci, sull’impatto della filiera scolastica nella trasmissione del virus. Continua a leggere “VINCENZO SORELLA La scuola allo specchio (su «Lo specchio della scuola» di Patrizio Bianchi)”

Sedia

Davanti a me c’è una sedia. Una bella sedia rossa in legno con quattro gambe, il sedile su cui sedersi, lo schienale. Esiste, la sedia, di per sé? Ovviamente sì: esiste indipendentemente da me. Ma, un momento: noi la chiamiamo sedia perché la usiamo per sederci. Ci sarebbe il concetto stesso di sedia, senza l’umanità che si siede? Forse no, ma anche se qualcuno non fosse a conoscenza della funzione di una sedia, i suoi componenti esisterebbero comunque, il legno rosso e lucido di cui è fatta sarebbe lì di per sé. Ma cosa significa «rosso»? Essere rosso si riferisce a un’interazione tra il legno, la luce e particolari recettori dei nostri occhi. La maggior parte degli animali non vede i colori come gli umani. Quindi la sedia è rossa rispetto a me, non di per sé.

Carlo Rovelli, Tutto è relazione, «New Scientist», tradotto da «Internazionale». 1407, 30 aprile 2021

GIROLAMO DE MICHELE Dad. Life on Mars?

[Doppiozero, 6 aprile 2021]

È uno dei capolavori di David Bowie: una ragazzina triste e sola che si lascia catturare da uno schermo argentato e dal freakiest show di una successione demenziale di immagini che scorrono davanti ai suoi occhi – un film noioso, che lei ha già vissuto dieci volte; finché da spettatrice, diventa lei stessa creatrice di immagini allucinatorie: che si susseguono demenziali come le precedenti, perché questo film lo ha già scritto dieci volte. Chissà se lo sa che è il suo, il best selling show? Sarà forse su Life on Mars?

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ANTONIO VIGILANTE La scuola che verrà

[Comune-Info, 31 marzo 2021]

Gli studenti sono i grandi assenti nel dibattito pubblico sulla scuola. Parlano tutti, di scuola; anche, e soprattutto, quelli che mai hanno insegnato: psicologi, pedagogisti, politologi, politici, politicanti. Non sorprende: l’accesso al discorso pubblico è legato allo status sociale, e se gli insegnanti hanno uno status sociale basso – per cui quello che dice un docente con vent’anni di esperienza conta meno dell’ultima uscita d’un Galli della Loggia – gli studenti (e questo è uno dei problemi della nostra società) non esistono quasi, come soggetti degni di parola. Per questo non si può non accogliere con favore le 95 tesi del collettivo studentesco torinese Rinascimento Studentesco per ripensare la scuola italiana post-pandemia.

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