Sulla deriva fascista di Israele

Libreria delle donne di Milano, 10 novembre 2023, a cura di Giulio Chinappi

Il 2 dicembre 1948, ventotto intellettuali ebrei, tra i quali Albert Einstein ed Hannah Arendt, inviarono una lettera alla redazione del New York Times per denunciare la deriva fascista imposta dal futuro primo ministro Menachem Begin alla natura dello Stato israeliano, fondato nel maggio dello stesso anno.

Agli editori del New York Times

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico che nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti nazista e fascista. È stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, un’organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.

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STEFANO BORRONI BARALE «Il problema non è l’intelligenza artificiale: basta usarla bene»

Stultifera Navis, 10 novembre 2025

Quando si parla di tecnologia a scuola, sopratutto tra colleghi, è solo questione di tempo prima che qualcuno pronunci – con la massima determinazione – la seguente frase: “Il problema non è la tecnologia X. Basta usarla bene”. Analisi di una “catchphrase” di gran moda


Di questa frase (“Il problema non è la tecnologia X. Basta usarla bene”) ne esistono numerose varianti che sostituiscono la parola “bene” con locuzioni specifiche, senza variare il significato complessivo. Se la tecnologia in questione è l’intelligenza artificiale, le varianti più probabili, solitamente, sono le seguenti: “in modo etico”, “in modo sostenibile” oppure “consapevole” o ancora “appropriato”.

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WALTER QUATTROCIOCCHI Epistemia

La nostra scuola, 29 ottobre 2025

Il problema non è se i modelli “pensano” (non lo fanno). È come giudicano.

Da mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale si incaglia sempre nello stesso vicolo cieco: coscienza, intenzionalità, mente estesa. Domande facili da evocare, ma affrontate a botte di pensiero circolare, (de)ragliamenti logici e finti paper su Nature che però non lo sono. Il risultato è pop-filosofia da aspiranti luminari con un tocco newage (i.e., molto fumo, poca analisi), ma con grossi problemi nella costruzione di argomenti.

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W. G. SEBALD Operazione Gomorra

Da «Storia naturale della distruzione»

Nel 1943, nel pieno di un’estate lunga e torrida, la Royal Air Force, appoggiata dall’ ottava flotta aerea americana. effettuò una serie di incursioni su Amburgo. Il fine dell’«Operazione Gomorra», questa la sua denominazione in codice, era – sin dove possibile – quella di annientare e ridurre completamente in cenere la città. Durante l’attacco del 28 luglio, che iniziò all’una di notte, furono sganciate diecimila tonnellate di bombe dirompenti e incendiarie Continua a leggere “W. G. SEBALD Operazione Gomorra”

SIMONE WEIL Ciò che un paese chiama interesse economico vitale è ciò che permette di fare la guerra

Da «Il ruolo dell’Europa all’interno dei conflitti»

Basta guardarsi attorno per trovare esempi di assurdità omicide. Clamoroso è quello degli antagonismi tra nazioni. Si crede spesso di poterli spiegare dicendo che mascherano semplicemente antagonismi capitalistici; ma si dimentica un fatto, che pure balza agli occhi, e che cioè la rete di rivalità e di complessità, di lotte e di alleanze capitalistiche che si estende sul mondo non corrisponde affatto alla divisione del mondo in nazioni. Il gioco degli interessi può opporre due gruppi francesi, e unire ciascuno di essi a un gruppo tedesco. Continua a leggere “SIMONE WEIL Ciò che un paese chiama interesse economico vitale è ciò che permette di fare la guerra”

LUCA MALGIOGLIO Pascoli, l’indicibile e la classe

La scuola e noi, 23 giugno 2025

Premessa 

Presento qui qualche riflessione nata dalla necessità dell’incontro delle classi quinte, che si rinnova negli anni, con una personalità letteraria profondamente ambigua e perturbante come quella di Giovanni Pascoli. Nel farlo, non mi soffermerò sulle concrete pratiche didattiche e sulla lettura dei singoli testi, ma cercherò di proporre un discorso complessivo sulla legittimità e utilità degli approfondimenti biografici per la migliore comprensione di un autore e, nel caso specifico, sull’opportunità o meno di affrontare assieme alla classe delle tematiche difficili o addirittura scabrose.

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NUTO REVELLI I dispersi

Da «Il disperso di Marburg»

Gli scomparsi nel nulla, i «dispersi». Sono trascorsi già cinquant’anni, eppure quasi tutti i congiunti dei «dispersi» continuano a pensarli vivi, s’illudono, non disperano. Non una ma cento volte, nei lunghi giorni e nelle lunghe notti della ritirata di Russia, ho rischiato di diventare un «disperso». Bastava un niente per perdersi.

Prima a Slobin1, e poi a Udine2, noi i superstiti, i fortunati, avevamo ricostruito il ruolino della 46a Compagnia, e censito i caduti e i dispersi. Per ogni caduto occorreva un documento sottoscritto da due testimoni. Tutti gli altri assenti venivano inclusi nel lunghissimo elenco dei «dispersi»3.

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EUGENIO MONTALE Torcere il collo all’eloquenza

«Sulla poesia»

Scrivendo il mio primo libro1 (un libro che si scrisse da sé) […] ubbidii a un bisogno di espressione musicale. Volevo che la mia parola fosse più aderente di quella degli altri poeti che avevo conosciuto. Più aderente a che? Mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro2, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid3 definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione4. Ma questo era un limite irraggiungibile. E la mia volontà di aderenza restava musicale, istintiva, non programmatica. Continua a leggere “EUGENIO MONTALE Torcere il collo all’eloquenza”

GIOVANNI DE MAURO Brutalità

«Internazionale», 1613, 9 maggio 2025

All’inizio della seconda guerra mondiale Londra era la più grande città del mondo, capitale del Regno Unito e dell’impero britannico. Aveva poco più di otto milioni di abitanti.

Tra il 1940 e il 1945 fu ripetutamente bombardata dall’aviazione tedesca. I bombardamenti più pesanti si concentrarono tra il 7 settembre 1940 e l’11 maggio 1941. Il termine Blitz, contrazione della parola tedesca Blitzkrieg (guerra lampo), fu usato per la prima volta in quei giorni dalla stampa britannica.

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GIACOMO DEBENEDETTI La razzia

Da «16 ottobre 1943»

La razzia si protrasse fino verso le 13. Quando fu la fine, per le vie del Ghetto non si vedeva più anima, vi regnava la desolazione della Gerusalemme di Geremia: quomodo sedet sola civitas… Tutta Roma era rimasta allibita. Negli altri quartieri, il rastrellamento si era svolto con la stessa procedura che nel Ghetto, ma naturalmente più alla spicciolata. La città era stata divisa in parecchi settori: per ciascuno era adibito un camion, che andava a fermarsi via via presso i portoni segnati sull’elenco. Di primo mattino, quando li trovavano ancora chiusi le ss se li facevano aprire da poliziotti italiani. Di solito un graduato rimaneva di guardia al camion, mentre due militi salivano nelle case. Continua a leggere “GIACOMO DEBENEDETTI La razzia”