A volte ritornano

Non esiste la classe docente ma il docente, da solo.
Chiara Valerio, Nessuna scuola mi consola

27 febbraio
Come cambia l’Esame di Stato. Consisterà in una prova orale di 60 minuti (uguale), davanti a una commissione composta da soli docenti interni (uguale), con un presidente esterno (uguale), che disporrà di 40 punti (uguale). In compenso i passaggi in cui si divide l’esame si chiameranno step, il primo step prevede la discussione di un elaborato assegnato il 30 aprile (novità) dal consiglio di classe sulla base del percorso svolto (uguale), contenuto (il percorso) nel documento del 15 maggio, posticipato al 31 maggio (uguale), nel quale saranno presenti i testi di italiano da sottoporre ai candidati (uguale). Secondo e terzo step dedicati rispettivamente all’analisi del testo di italiano e ai materiali predisposti dalla commissione (uguale). Il quarto step pcto e esperienze varie (quasi uguale: non si fa menzione di cittadinanza e Costituzione, d’altra parte non è più un’esperienza, è una materia anche se non ha orario). Intanto il ministro, il prof. Patrizio Bianchi, ci ha scritto una lettera che inizia con carissime (autografo) e finisce con Paese. Che la parola più bella della lettera è «battito», la Scuola fa tic tac tic tac tic tac batti il tuo tempo tic tac tic tac tic tac.

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ALESSANDRO LIBURDI A scuola di luglio? Quant’è bello pappagallare

[La voce di Tristan, 11 febbraio 2021]

Ripartiamo dalle basi. Sono un docente, non faccio semplicemente il docente. Sono e non faccio, anche se oggi si tende a valorizzare di più il saper fare che il saper essere. Aspetta, aspetta, aspetta: dov’è che l’hai già sentita questa? Ma sì, a scuola. La didattica delle competenze, ricordi? Va be’, sorvoliamo, prima che parta l’embolo a te che leggi e a me che scrivo.

Sono un docente, e non sono un eroe. Non sono Luigi delle Bicocche, per intenderci. Non sono un operaio alla catena, un commesso viaggiatore, un barista o un ristoratore. Ma lavoro comunque: lavoro per la Conoscenza. Questa sconosciuta e sprovveduta sottodivinità che il capitale e la logica del conveniente da anni deturpano, attaccandola come se fosse la vera peste del III millennio.

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MARCO DI BENEDETTO Ritornino i corpi!

[I giorni del rischio, 29 gennaio 2021]

In questi giorni – settimana più, settimana meno – i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori italiane tornano sui banchi dopo circa tre mesi di DDI (didattica digitale integrata), più popolarmente conosciuta come “didattica a distanza”. Su di loro, sulla loro fatica e la loro resilienza, sui loro disagi e loro proteste si è scritto e detto molto. E, sicuramente, molto sarà ancora da raccontare, analizzare, riprogettare.  Molto meno si è scritto e detto degli insegnanti e del personale scolastico. Senza troppe pretese, provo a farmi portavoce di tante colleghe e colleghi che, non senza momenti di scoraggiamento e fallimento, in questi mesi ci hanno messo l’anima per continuare a fare comunità, a fare scuola, a stare in relazione con quei nomi, quei volti, quegli sguardi pieni zeppi di futuro, eppure in molti casi gia immelanconiti, che ogni mattina è parso veder bucare lo schermo di un computer ed entrare in casa propria o in un’aula abitata dai soli banchi, rotellati o meno. 

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GIORGIA LOI Però la DAD funziona

[post nel gruppo facebook «La nostra scuola: cultura, passione e relazione»]

Chi dice che la DAD o DDI ha funzionato, non capisco bene se ci è o ci fa.
Studenti completamente inghiottiti dal buco nero della distanza, non li trovi neanche se dovessi cercarli “a perda furriara” per tutto il pianeta. Studenti che entrano ed escono nella stessa lezione o tra una lezione e l’altra, al ritmo della velocità della luce secondo quello che si sta facendo: al momento della correzione degli esercizi, miracolosamente la connessione traballa a quasi tutti e da 18-20 che erano ne restano sistematicamente 5.
Però la DAD funziona.

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Da dietro uno schermo si perde anche il bello dell’imparare

Ho fatto un po’ di copia incolla da un tema assegnato alla prima azzurra per le vacanze di Natale. Non ho chiesto alle/agli studenti cosa pensano della dad, ma solo come hanno vissuto i primi mesi di scuola, se sono stati come se li aspettavano e cosa pensano che succederà dopo. Ognuno ha inglobato la dad nel suo discorso. Alcune idee sono ricorrenti (la dad non è come andare a scuola ma ha anche dei lati positivi), ma declinate in 25 modi diversi.

I testi hanno subito minime correzioni su aspetti linguistici, un congiuntivo in più e in meno, virgole al loro posto, limatura del superfluo, gli adattamenti necessari per rendere il collage qualcosa di simile a un coro.

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Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (8)

Venerdì 29 gennaio 2021

Scuola media. Ora di geografia. Oppure di storia. Oppure di entrambe.

Grecia.

Mi sembra giusto far partire il siltaki utilizzando le casse della LIM, visto che sto testando l’audio. La classe apprezza.

Partenone, Atene, la mitologia, le olimpiadi, le isole, Sparta.

La culla della civiltà, la democrazia, i tiranni.

Il voto.

«Tutti avevano diritto di voto, perché c’era la democrazia. Cosa significa democrazia ragazzi?».

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GIUSEPPE CALICETI Smart working

[Da La scuola senza andare a scuola]

Io, mia moglie, mia figlia. Non andiamo a scuola, ma ogni giorno le nostre scuole entrano nel nostro appartamento, che si popola di voci e di volti inaspettati. È l’ebrezza dello smart working.
Mi sento a disagio. Non esiste più confine tra vita pubblica e vita privata, tra lavoro e non lavoro, tra casa e scuola.
Mi sento un ventriloquo e mi sento spiato. Non ho più privacy.
Prima di scambiarci due parole, io e mia moglie ci guardiamo intorno con sospetto, controlliamo che microfono e webcam non siano accesi Continua a leggere “GIUSEPPE CALICETI Smart working”

CARLO SCOGNAMIGLIO La didattica digitale va compresa, prima di essere attivata

[Roars, 16 gennaio 2021]

Marco Gui è probabilmente uno dei più attenti osservatori delle dinamiche sociali innescate dai nuovi media digitali. Una curiosa circostanza ha fatto sì che desse alle stampe, proprio alla vigilia del tragico 2020, un volumetto di grande interesse. Circa un anno fa, infatti, veniva pubblicata una sua accurata riflessione, per la casa editrice Il Mulino, con il titolo: Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio?

Al di là della raffinata qualità della scrittura e di una non frequente profondità d’analisi tra chi si occupa di temi educativi, il libro di Gui ci traghetta nel cuore di una discussione oggi diventata ancora più pregnante, alla luce dell’accelerazione obbligata, in termini di didattica digitale, determinata dalla pandemia. Gli attribuisco un merito in particolare: quello di ragionare su un tema apparentemente ovvio in modo seriamente critico, mai pregiudiziale, capace di mettere sul tappeto luci e ombre di una trasformazione in atto, che va capita, prima di essere contrastata o cavalcata.

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Diario di un super-eroe-scolastico-a-scadenza (6)

Venerdì 15 gennaio 2021

«Ciao, quando possiamo vederci per un pò di Fisica e Matematica?».
«Lunedì 18 ti andrebbe bene?».
«Ma lunedì io sto in sciopero contro la DAD!».
«Bello de casa, solidarizzo, ma che andate di nuovo in piazza?».
«Sì, ad Albano, sempre in Piazza Pia credo. C’ero pure lunedì scorso, abbiamo fatto anche il corteo, facevo il servizio d’ordine».
«Allora invece di vederci il pomeriggio per studiare qualcosa, ci vedremo in piazza, vengo pure io! Ma c’era qualche prof vostro l’11?».
«No stavano dentro al liceo davanti gli schermi a cercare di fare la DAD, ma di noi non s’è collegato nessuno, neanche quelli che stavano a casa e non sono scesi in piazza».
«Beh, penso che il messaggio gliel’avete mandato forte e chiaro e magari può darsi che qualcuno stavolta vi appoggi non solo a parole».
«Boh».
«Cornetto e cappuccino per tutti lunedì 18 – oddio, per te e qualche amico, non esageriamo – vabbè?».
«Vabbè! Daje».
«Daje, non mollate!».

CARMELO ALBANESE La DAD come la PS6

Sulla scuola (e sull’università, quasi totalmente scomparsa, insieme alle biblioteche, dai discorsi che ruotano intorno all’apprendimento) si è partiti da un delirio di fondo. L’idea che fosse sostituibile con la didattica a distanza. Non è così. Sono proprio due cose differenti. Il mezzo non è neutro nell’apprendimento (porta con sé un metamessaggio) e l’apprendimento non coincide con la nozione. Anche la sola nozione non è neutra rispetto al mezzo utilizzato per darla.

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