GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)

[post su facebook, 12 maggio 2020]

Ho ingenuamente sperato che almeno questo virus riuscisse laddove il buon senso, la pedagogia, la Costituzione e la politica non erano arrivate: che le esigenze sanitarie oltre che obbligare a piccoli gruppi ci facessero finalmente capire che solo così, oltre che la sicurezza, può essere garantita una relazione significativa, un’educazione inclusiva, una didattica efficace, una scuola democratica ed egualitaria (“rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”).

Confesso di aver pensato: “e se fosse la volta buona che si spazzassero via per sempre le classi pollaio o semipollaio, che si dessero tutti i sostegni necessari ai disabili, l’alfabetizzazione ai migranti, che ci fossero abbastanza bidelli, che si aprissero cantieri per allargare e costruire tante nuove scuole, che…”? Continua a leggere “GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)”

ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!

[Roars, 12 maggio 2020]

Dopo due mesi di quiete, l’INVALSI esce allo scoperto proponendo per settembre batterie di test per misurare le competenze acquisite durante il periodo di Didattica a Distanza. La proposta è quella di offrire uno strumento di valutazione  «attendibile» a studenti e docenti. Perché l’unica parola che ci viene in mente è: VERGOGNA?

Nella fase 1, che dura da anni e che ci ammorba ben prima del coronavirus, l’Invalsi ha lavorato alacremente per inoculare nella scuola il veleno della misurazione, delle competenze, dell’oggettività di fantomatici apprendimenti degli studenti da testare con il suo fastidiosissimo termometro, ancorché spuntato. Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!”

LORENZA BONINU Basterebbe la tv

[post su facebook, 8 maggio 2020]

Il professore come conferenziere. La trovata delle lezioni in streaming è veramente bizzarra. Sottintende l’idea del professore-conferenziere che declama il suo illuminato intervento mattutino davanti a un pubblico attento e partecipe, nonché silenzioso, con l’inevitabile battuta conclusiva: «ci sono domande?». Certo, se fare scuola fosse solo questo, non si capisce, seriamente, che bisogno ci sarebbe… della scuola. Basterebbe la tv. Ognuno a casa sua, poi un bel test standardizzato finale, e chi s’è visto, s’è visto. E invece la scuola, quella vera, è altro. È muoversi fra i banchi, parlare con gli studenti, guardarli in faccia, spiegare e rispiegare a quelli che non hanno capito, incazzarsi talvolta, scherzare, ogni tanto perdere tempo, fermarsi alla fine dell’ora a parlare con quello che ha un dubbio, un problema, o che semplicemente ha voglia di raccontarti i fatti suoi, di mostrarti il libro che sta leggendo o farti ascoltare la musica che gli piace, o magari quella che ha fatto lui.
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DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi

[Comune-Info, 10 maggio 2020]

Oltre due mesi di didattica a distanza, confinati in casa, senza la possibilità di incontrare gli amici e di vivere la scuola in presenza, insieme ai compagni e agli insegnanti. Dal 4 maggio le misure di quarantena si sono allentate, ma i coetanei rimangono un incontro mediato dagli schermi, la didattica a distanza prosegue per un altro mese (spingendo soprattutto i ragazzi a trascorrere molte ore al giorno davanti agli schermi) e Internet caratterizzerà anche il ritorno a scuola a settembre, con la prospettiva di turni tra lezioni online e in classe. Quali sono i rischi e le opportunità di questa situazione che pungola i corpi e gli stati emotivi, e in cui le tecnologie digitali sono esplose d’un tratto nella didattica tradizionale? Che cosa comporta un uso eccessivo di schermi, nello sviluppo cerebrale di bambini e adolescenti, e come devono affrontare gli insegnanti le ultime settimane di scuola e il rientro a settembre? Ne abbiamo parlato con Serge Tisseron, psichiatra e psicologo francese, studioso della relazione tra media ed educazione e degli effetti delle tecnologie digitali sull’età evolutiva, fondatore dell’associazione 3-6-9-12. Continua a leggere “DANIELE FERRO intervista SERGE TISSERON La realtà oltre gli schermi”

You fucked up old hag

Le proposte dell’Anp per la riapertura delle scuole a settembre. I presidi non sono stati alla finestra. La pandemia è stata una «straordinaria opportunità» (secondo Lina Azzo «grande opportunità») per portare avanti il progetto di scuola robotica. Il linguaggio della lettera dei presidi è aggressivamente tecnocratico. La scuola a settembre deve riaprire perché lo dice la Costituzione (sotto forma «di dovere costituzionale di garantire a tutti gli studenti un servizio d’istruzione obbligatoria e di qualità») ma soprattutto perché alla scuola «è rivolta una domanda di erogazione di servizio che produca apprendimento ed è assegnata una funzione generativa all’interno del welfare generale» (i corsivi, tranne welfare, sono miei). La didattica in presenza deve essere garantita almeno per i più piccoli, che devono recuperare una relazione con compagni e insegnanti e sviluppare le competenze di base. Continua a leggere “You fucked up old hag”

LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia

[La scuola e noi, 11 maggio 2020]

Le domande della D. a D.

Lo capiremo sulle lunghe percorrenze se gli insegnanti d’Italia siano stati, di fronte alla pandemia, bravissimi o inefficaci. A occhio e croce, al netto di comprensibili esitazioni, perplessità, incertezze, al netto di ritardi o diffidenze digitali, direi che non se la siano cavata male e che, nel complesso, valga per loro l’adagio del maestro Manzi: ogni insegnante fa quel che può e quel che non può non fa. E questo vale nell’aula vera come in quella virtuale. Nei confronti dell’aula vera in questo momento – lo confesso – nutro desiderio e rimpianto, la accarezzo nel pensiero con nostalgia, la guardo come, da bambina, il cappello del prestigiatore o la borsa di Mary Poppins: per me l’aula è un contenitore magico, piccolissimo e immenso, per nulla asettico e, per questo, rischioso ed emozionante. Vicinanza e distanza. Odori. Chiasso, silenzio, brusio. Continua a leggere “LUISA MIRONE Didattica a distanza: domande, retorica, burocrazia”

Breakdown (Crollo nervoso)

7 maggio
Il primo capitolo del diario della DaDa era possibilista. Nessun entusiasmo (non ci poteva essere), ci è capitato di dover fare lezione da una finestrella, cerchiamo almeno di mantenere il contatto. Anche questo aspetto si è rivelato illusorio. Il secondo capitolo si apre con la constatazione che la DaDa è infernale. In sottofondo suona, ossessiva, De Do Do Do, De Da Da Da dei Police: Da Da De Do Do Do, De Da Da Da Da Da De Do Do Do, De Da Da Da eccetera. Il terzo capitolo vira sull’horror. Come il film di Cronenberg a cui si ispira («Videodrome»), affronta il tema della mutazione indotta da una tecnologia invadente. Il quarto capitolo è noir. Si intitola «Breakdown» («Crollo nervoso», episodio del 1955 di «Alfred Hitchcock presenta»). Continua a leggere “Breakdown (Crollo nervoso)”