A volte ritornano

[Diario DaDa, 2 gennaio-4 marzo 2021]

Non esiste la classe docente ma il docente, da solo.
Chiara Valerio, Nessuna scuola mi consola

2 gennaio 2021
Il rumore dei botti di Capodanno mostra che il nuovo anno nasce tra aspettative esagerate. Intanto, tra pochi giorni gli studenti delle scuole superiori rientrano a scuola. Questa nuova pagina si intitola «A volte ritornano» perché si basa sulla previsione di come sarà la scuola di qui (in realtà da settembre del 2020) ai prossimi due-tre anni: lunghi periodi di confinamento domestico (e didattica a distanza) interrotti da periodi più brevi di scuola in presenza, a singhiozzo, con percentuali variabili, banchi monoposto che si spostano per i corridoi, tanta isteria collettiva.


3 gennaio
Trascrivo quello che si diceva riguardo alla riapertura delle scuole superiori intorno al 3 gennaio 2021. E mancavano ancora quattro giorni. Bisognava prima vaccinare il personale scolastico. Se va bene il personale scolastico sarà vaccinato entro luglio, prima i soggetti a rischio e poi tutti gli altri. Si riapre a settembre. Se va bene. Ma rendiamoci conto. La curva dei contagi è maggiore rispetto a settembre (Ci sono anche dei grafici a supporto di questo argomento, con le casette più alte, più alte, sempre più alte). C’è questa ostinazione sulla riapertura per il 50% degli studenti il 7 gennaio nonostante il parere contrario degli scienziati, nonostante l’evidenza. Non si riapre, non ci sono le condizioni. I presidi questa volta sono con noi. Il ritorno a scuola, in queste condizioni, resta un’incognita: chiediamo dunque che venga ascoltata anche la voce di noi docenti. Far entrare i ragazzi alle 10 e uscire alle 18 sconvolgerebbe il loro equilibrio psicofisico. I ragazzi tornerebbero a casa nel tardo pomeriggio, senza aver consumato un pasto vero, senza il tempo adeguato per lo studio, lo sport e il riposo (quanto è sano mangiare un veloce pasto freddo, seduti alla cattedra o al banco?). Tenere docenti e discenti fermi dietro banchi e cattedre in aule mal riscaldate e con le finestre aperte è una pura assurdità. Non sembra proprio che gli estensori del piano per la riapertura in presenza si rendano conto delle insormontabili DIFFICOLTÀ ORGANIZZATIVE. Non sembra proprio che si rendano conto delle CARENZE STRUTTURALI DI FONDO. Erano anni che i docenti non producevano una così gran mole di documenti, lettere aperte e appelli. Per continuare a fare lezione in ciabatte. Anzi in pantofole perché nel frattempo è arrivato l’inverno.

4 gennaio
Riassumendo: non si può tornare a scuola (alle superiori) per: la curva dei contagi, la variante inglese del coviddi, la distanza tra le rime buccali, l’inefficienza dei trasporti, i tagli all’istruzione, le strutture fatiscenti (carenze strutturali di fondo), le classi pollaio, gli orari scaglionati (chi fa l’orario ne sa qualcosa), il sabato io faccio le lavatrici, fare lezione con la finestra aperta non è didattico, un pranzo freddo durante una ricreazione non è didattico, fare lezione con sciarpa e cappello non è didattico, lo faccio per i ragazzi (va sempre bene), il vaccino non è pronto, e, last but not least, LA NEVE!!!!

5 gennaio
A volte ritornano non più il 7 gennaio ma l’11, e in alcune regioni a febbraio. È la strategia di Don Abbondio. Vedi cosa scrive Alessandro Manzoni nei «Promessi sposi» (cap. 2): «Quello che, per ogni verso, gli parve il meglio o il men male, fu di guadagnar tempo, menando Renzo per le lunghe. Si rammentò a proposito, che mancavan pochi giorni al tempo proibito per le nozze; — e, se posso tenere a bada, per questi pochi giorni, quel ragazzone, ho poi due mesi di respiro; e, in due mesi, può nascer di gran cose».

6 gennaio
La narrazione sulla DaD in 5 passaggi.
A marzo-aprile si diceva che la DaD non è scuola, poi si è cominciato a dire che la scuola in presenza è meglio però la DaD ha salvato molte vite umane, a giugno c’è stato l’intermezzo dell’esame e hanno cominciato a piovere appelli contro l’inutilità dell’esame, ora si dice che la scuola non è mai stata chiusa, basta con la retorica della scuola in presenza meglio della DaD (d’altra parte noi lavoriamo lo stesso), la DaD è relazione e empatia (come l’orgasmatico di un noto film di Woody Allen), che si può continuare finché non sarà passata l’emergenza (due anni? Tre?). Tra un po’ si dirà che la DaD è meglio della scuola in presenza, che non abbiamo capito nulla, siamo vecchi dentro, continuiamo a difendere una civiltà arcaica che non esiste più.

Epilogo: tra un po’, non subito, non ci sarà più nessuno a dire che la DaD è relazione, che è come la scuola in presenza, basta con la retorica, perché l’insegnante, ormai inutile, sarà stato sostituito da una banca dati.

11 gennaio
La DaD fa venire il mal di pancia a qualcuno di Confindustria (e fondazioni collaterali). Scrivono gli ideologi della scuola tecno, che la didattica a distanza provoca buchi nell’apprendimento fino al 50 per cento, ne certificano il fallimento, chiedono persino di riformulare il calendario scolastico per permettere alle/agli studenti di recuperare il tempo perduto. «Un danno enorme», scrive il Sole 24 ore, e chissà perché: «Le carenze maggiori si sono registrate in studenti dal background più svantaggiato». E persino: «L’ampio ricorso alla DaD, oltre che sulle competenze, avrà effetti negativi sui comportamenti e l’emotività dei nostri giovani che stanno perdendo in relazioni e socialità». Si dirà: Confindustria misura i buchi di apprendimento con i propri sistemi (anche se noi possiamo toccarli con mano, e fare finta di non vederli), e ha i propri scopi, ma il messaggio è chiaro: il ministro dell’istruzione non sta facendo nulla per evitare «l’ampio ricorso alla DaD».

Gli unici veri sostenitori della didattica a distanza, ormai, sono gli insegnanti che non vedono possibile tornare a scuola a nessuna condizione, e discutono se sia più didattico fare lezione in classe con il cappello e la sciarpa o a casa con la felpa e le pantofole.

11 gennaio, ore 16
Non se ne può più di queste/i studenti delle superiori che scrivono lettere in cui dicono di voler tornare a scuola, e mi manca la compagna di banco, e quanto mi manca la ricreazione, e quanto mi piaceva sentire suonare la campanella, e quanto erano belle le verifiche, e di qua, e di là. Fatevene una ragione: LA-SCUOLA-SUPERIORE-È-CHIUSA-FINO-A-DATA-DA-DEFINIRE

12 gennaio
Prof: non vedo più l’alunna con la figura orizzontale.
Alice: mi ha detto di riferirle che è andata con la nonna a fare la spesa.

13 gennaio
Interrogazione di epica. Chiedo a Giorgia se può riassumere Ettore e Andromaca. Dopo due minuti leggo sulla chat «Non mi funziona il microfono». Puoi scrivere il riassunto in chat? Altri due minuti: «Diciamo di no». Chiedo quali sono le motivazioni di Ettore. Cinque minuti: «La patria». E le motivazioni di Andromaca? Tre minuti: «La famiglia». Voto: 6.

14 gennaio
Intervallo.
Prof: ci vediamo tra 10 minuti, vado a fumare.
Classe: lei fuma?
Prof: no, perché?

18 gennaio
A volte ritornano.

19 gennaio
I genitori dell’alunna con la figura orizzontale al colloquio mi hanno detto: Alessia dopo venti minuti spegne la telecamera perché non vuole far vedere che si annoia. L’ho raccontato ad alcuni colleghi. Qualcuno ha riso (la solita battuta di Pesce), qualcuno ha digrignato i denti, nessuno ha detto l’unica cosa che c’era da dire.

Sempre per quanto riguarda l’alunna con la figura orizzontale faccio osservare che alcune/i studenti in presenza hanno proprio una bella presenza. Alessia, per esempio, con la figura verticale, è una spilungona.

23 gennaio
La guerra è pace.
Le scuole sono state sempre aperte.
L’ignoranza è un’opportunità.

26 gennaio
Alessia perché non accendi la telecamera?
Prof, non posso, mia madre mi ha messo a lavare la maglietta

27 gennaio
Quando nomino Tarchetti, che è il nome di una collega che è appena passata per il corridoio, in quinta azzurra si scatena una risata. Chiedo: fa così ridere Tarchetti? No, dice Chiara, è che dietro di lei c’è un imbuto. Senza che me ne accorgessi è partito lo screenshot del mio pc e sulla lavagna c’è l’imbuto rovesciato con la scritta ceci n’est pas un imbuto. E che cosa rappresenta l’imbuto? Viviana avanza: l’inferno di Dante!? Ma no, è l’imbuto di Lina Azzo, quello che non si deve riempire. Ma è vero che Lina Azzo si è dimessa? Ma forse Lina Azzo voleva dire vaso da riempire. Sì come Giordano Bruno: gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere. Eh, gli ha portato sfiga a Giordano Bruno sta frase.

30 gennaio
Una volta i compiti facevano un pacco con un elastico che si poteva anche dimenticare nel cassetto di scuola e il fine settimana era salvo, ora stanno dentro un cloud a cui si accede da qualsiasi dispositivo, computer o telefono. Come aveva già capito il noto filosofo: ovunque andrai i compiti verranno con te e ti perseguiteranno.

3 febbraio
A volte ritornano. Lo schema è ricorrente.

Da quasi dieci mesi 35 milioni di bambini brasiliani non vanno a scuola […]. A giugno i governatori regionali hanno pensato che fosse una buona idea riaprire lentamente le istituzioni più importanti per i brasiliani: i centri commerciali, i ristoranti, i bar, le palestre, i saloni di bellezza, i cinema, le sale concerti e persino le sale scommesse. Tutto tranne le scuole. Dal punto di vista della salute pubblica non ha alcun senso. Mentre le persone ricominciavano a fare aerobica e a tingersi i capelli, il virus ha continuato a diffondersi […]. Molti studenti brasiliani ricevono una qualche forma d’insegnamento a distanza, ma solo quelli che hanno i mezzi per farlo […]. Il 25 per cento delle scuole pubbliche non ha accesso a internet [….]. In un paese disuguale come il Brasile, la chiusura delle scuole è devastante. In molte città gli istituti privati, abbastanza ricchi da adattare le proprie strutture, hanno ricevuto l’autorizzazione a riprendere le lezioni in classe. Le scuole pubbliche invece sono rimaste per lo più chiuse.

Da Vanessa Barbara, In Brasile i bar contano più delle scuole, in «Internazionale», 1394, 29 gennaio 2021

6 febbraio
«In Dad non si impara quasi nulla» e «Gli studenti… avranno semplicemente delle infarinature» e «La scuola deve insegnare ad approfondire… si tratta di insegnare ai ragazzi a ragionare». Lo dice in un’intervista al giornale «La verità» la presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, quella dei test oggettivi con le crocette. Ha detto Gianni Rodari: «La verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano».

9 febbraio
A volte ritornano. Sotto forma di profezie di quello che è sotto gli occhi di tutti. Scriveva il filosofo Giorgio Agamben il 17 marzo 2020:

Come le guerre hanno lasciato in eredità alla pace una serie di tecnologie nefaste, dai fili spinati alle centrale nucleari, così è molto probabile che si cercherà di continuare anche dopo l’emergenza sanitaria gli esperimenti che i governi non erano riusciti prima a realizzare: i dispositivi digitali si sostituiranno così nelle scuole, nelle università e in ogni luogo pubblico alla presenza fisica, che resterà confinata, con le dovute precauzioni, nella sfera privata e nel chiuso delle pareti domestiche.

12 febbraio
Guardiamo il problema da un altro lato: dopo aver subito mesi di DaD rigorosamente sincrona, con gli stessi orari delle lezioni in presenza, con lo stesso numero di interrogazioni e compiti in classe della scuola in presenza, dopo che si è strombazzato che «le scuole non sono mai state chiuse», poiché, è evidente, la DaD non funziona come la scuola in presenza, finalmente ce ne siamo accorti, a tutto questo dobbiamo aggiungere un supplemento dell’anno scolastico?

13 febbraio
Ho scritto una lettera a Lina Azzo. Inizia con «non andare via» e finisce con «telefonami».

14 febbraio
Nell’agenda di Draghi ci sono 5 emergenze. Una è la scuola. Ma la notizia non è «si sono persi mesi di scuola, dobbiamo porre rimedio». Se i mesi di scuola li abbiamo persi con la DaD o con la DaD a singhiozzo (Ddi), allora si deve usare il presente: «si stanno perdendo mesi di scuola» e il rimedio non può essere allungare l’anno scolastico. Il rimedio è qui, ora.

16 febbraio
La notizia è che il ministro Bianchi ieri pomeriggio ha fatto un salto a viale Trastevere. Ha detto che è un palazzo grande, ma per prima cosa ha acceso i pc (che fino a ieri erano spenti) e ha iniziato a lavorare. Il primo pensiero è per i Maturandi. Repubblica gli domanda se intende mantenere il domandone di Lina Azzo. Risponde: abbiate pietà, sono appena arrivato. Decide in settimana, oggi è martedì, ma siamo a febbraio, a quest’ora di solito sono uscite le commissioni. Cosa gli dico oggi alla mia quinta azzurra? Il secondo pensiero riguarda il recupero dell’anno scolastico. Nicchia Bianchi, dice che abbiamo lavorato tanto, ma non dappertutto nello stesso modo, e quindi «ogni macrointervento riguarderà, alla fine, le singole persone»: e quindi il recupero sarà ad personam, penso io. Il terzo pensiero riguarda il ritorno a scuola in presenza al cento per cento: una cosa è certa, la DaD prima o poi finirà: «Riporteremo i ragazzi in classe con la giusta cautela». In classe, ovvero nelle classi pollaio. Sul reclutamento il ministro Bianchi mette già le mani avanti: «Operazioni di questo tipo devono essere larghe e condivise. Conosco la questione sull’arruolamento, con le carte in mano arriveremo presto a formulare atti».

19 febbraio
Scrivo qua per inciso che oggi, 19 febbraio, ho messo il primo 10 di questo anno scolastico a una studentessa di prima verde che mi ha snocciolato la guerra del Peloponneso battaglia per battaglia, comprese le cause, le concause, le cause profonde, il casus belli, i pro e i contro, i personaggi e relative manie, mancavano solo nomi e cognomi dei rematori.

20 febbraio
Lo dice anche il Financial Times: tra le priorità del governo Draghi ci sono lotta al virus, sanità territoriale, ambiente e istruzione. Quest’ultima è una priorità a costo zero, come dimostrato dal progetto di allungare l’anno scolastico anziché organizzare un vero piano di recupero e anticipare l’inizio del prossimo anno senza nemmeno ritoccare gli organici.

21 febbraio
Il faccione di Bianchi affondato in una mascherina ffp2 e sotto la notizia: calendario scolastico ipotesi al vaglio allungamento al 30 giugno per la scuola elementare (che non esiste più da trent’anni) no per medie e superiori. Chi ha lavorato di più (e sempre in presenza) rimane a scuola, chi ha fatto didattica digitale integrata se ne va in vacanza. È il contrappasso, gente.

nota: non ho letto l’articolo, ma immagino che la ratio consista nel fatto che i bimbi possono sopportare il caldo perché vanno a scuola in calzoncini.

27 febbraio
Come cambia l’Esame di Stato. Consisterà in una prova orale di 60 minuti (uguale), davanti a una commissione composta da soli docenti interni (uguale), con un presidente esterno (uguale), che disporrà di 40 punti (uguale). In compenso i passaggi in cui si divide l’esame si chiameranno step, il primo step prevede la discussione di un elaborato assegnato il 30 aprile (novità) dal consiglio di classe sulla base del percorso svolto (uguale), contenuto (il percorso) nel documento del 15 maggio, posticipato al 31 maggio (uguale), nel quale saranno presenti i testi di italiano da sottoporre ai candidati (uguale). Secondo e terzo step dedicati rispettivamente all’analisi del testo di italiano e ai materiali predisposti dalla commissione (uguale). Il quarto step pcto e esperienze varie (quasi uguale: non si fa menzione di cittadinanza e Costituzione, d’altra parte non è più un’esperienza, è una materia anche se non ha orario). Intanto il ministro, il prof. Patrizio Bianchi, ci ha scritto una lettera che inizia con carissime (autografo) e finisce con Paese. Che la parola più bella della lettera è «battito», la Scuola fa tic tac tic tac tic tac batti il tuo tempo tic tac tic tac tic tac.

3 marzo
Prof: accendi la telecamera per favore?
Daniela: non posso, prof, ce stanno i vicini che ascoltano musica napoletana ad alto volume.

4 marzo
Ieri ho fatto la prima dose di vaccino. Oggi gli studenti della terza rossa mi hanno chiesto come è andata. Gli ho fatto vedere la scena dell’iniezione da Bianco rosso e Verdone