NINO OXILIA Io porto in me un’oasi di luce

Da «Gli orti» (1918)

I

Noi andavamo. La notte in alto moriva, trafitta
da piccole stelle rare.
L’automobile chiusa parea scivolare
nella tenebra fitta
Pareva scivolare come oasi di luce errabonda
e il riflesso svelava all’improvviso
un casolare, un viso
apparsi, riassorbiti nella tenebra profonda.
Tu, rannicchiata tra i cuscini bianchi,
illimitavi nell’oasi di luce la testa bionda
e gli occhi stanchi.

Tuo marito nel frac
pareva più corpulento
e discorreva con viso contento
delle vergogne del Parlamento
e degli articoli di Rastignac.
Tu sorridevi… Fuori la notte senza vento.
Dentro la luce sui lisci legni e i velluti, tra
i cristalli e i cuscini: un’illusione palese
di immobile velocità…
Tu sorridevi… Il cane giapponese
ti mordeva la caviglia
sottile.
E tuo marito discorreva: «Oxilia,
creda. La folla è vile.
Occorre un gesto. Bisogna decidere.
Un gesto… ».

Tu continuavi a sorridere.
E l’oasi di luce vagabonda
svelava all’improvviso alberi in fuga
nella tenebra profonda…
— «Si, certo. Lottare, educare
le masse…» Una piccola ruga
sulla tua chiara fronte lineare
palpitò lieve
come va l’ombra d’un insetto alato
sulla neve…
— «È un dovere portarsi a deputato».
I piccoli denti del cane
strisciavano sulla seta lucida
della caviglia sottile.
L’oasi di luce rivelò lontane
chiome di pini, un arco, un campanile,
una casa sucida.
E cantammo le canzoni napoletane.

II

Come le suore in atto di preghiera
premono tra palma e palma
l’immagine della Vergine Maria,
cosf porto nel mio cuore
un’oasi di luce, un ‘armonia
di sorriso e di calma.
E più profonda è l’ombra, più riluce.
La porto nella pace e nella guerra,
tra gli esseri diversi, ove si vive
e si piange e si spera;
per le pianure della terra,
per i viottoli della chimera;
tra donne caste e femmine lascive;
tra le ortiche e tra i rosai;
ove il cuore s’infanga, ove s’inciela;
e l’oasi di luce mi rivela
cose che gli altri non han visto mai.
La porto nelle bolge
dell’acciaio, tra i tentacoli
vibranti
della folla onesta o truce,
nell’impeto del tempo che travolge,
e più sono gli ostacoli
difficili a superarsi,
più godo a balzi ferini
divorare lo spazio,
perché sento illimitarsi
la serena oasi di luce
come un lago che sconfini
nel mio cuore di topazio.