GIORGIA LOI La scuola a pezzi: il paradosso del dimensionamento

Sostenere che il dimensionamento scolastico non comporti la chiusura di plessi o scuole è come affermare che una città non viene smantellata perché restano in piedi gli edifici, anche se si svuotano le istituzioni, i servizi e le funzioni che la tengono viva.
La Sardegna, per esempio, commissariata dal Governo perché non ha dato piena attuazione ai piani di riduzione delle autonomie scolastiche, negli ultimi tre anni ha visto “scomparire” una quarantina di autonomie, contratte in accorpamenti ibridi tra istituti di tipologia diversa e di differenti gradi di istruzione, dislocati su territori vasti e disomogenei, con l’unico obiettivo di raggiungere soglie numeriche stabilite dall’alto e prive di qualsiasi riferimento al contesto. Continua a leggere “GIORGIA LOI La scuola a pezzi: il paradosso del dimensionamento”

Lupini

Riccardo e Giacomo, il figlio del bar, discutevano di questo romanzo che gli avevano assegnato a scuola e Riccardo diceva che il carico di lupini che rovinano i Malavoglia erano vongole […], e invece Giacomo sosteneva che erano i lupini gialli, quelli che vendono sulle bancarelle alle feste e c’è chi si mangia la buccia e chi no, io, per esempio, me la mangio.
Anche io. E la penso come Giacomo. Se erano vongole potevano rifarsi, i Malavoglia erano pescatori e stavano trasportando un carico non loro e lo hanno perso.

Da Chiara Valerio, La fila alle poste

MARIO TOBINO Quattro gappisti, quattro morti

«Il clandestino»

Aveva molto nome a S., un fascista che si chiamava Inghirenti. Durante il ventennio aveva spadroneggiato. Dopo l’otto settembre credeva tutto fosse ricominciato. Si era rivestito dei galloni. La mattina, arrivato in ufficio, si faceva portare davanti il partigiano, il comunista sorpreso la sera prima, da qualche giorno giacente nella cella della prigione e cominciava, contornato dagli scherani, presente la dattilografa, a interrogarlo.
Nel tiretto del suo tavolo aveva una pistola a piumini, di quelle ad aria compressa, che vivono sui banchi dei tiri a segno. Dopo le generalità che la dattilografa aveva battuto sui tasti, egli con calma pronunciava: «Allora, dimmi la verità! Chi sono i tuoi amici? Chi ti manda? Dimmi i nomi». Continua a leggere “MARIO TOBINO Quattro gappisti, quattro morti”

Lavorare meno, lavorare tutti

La notizia, come spesso succede quando la scuola comincia ad annoiare con i suoi riti abusati, è una proposta, che potrebbe essere definita, se non fosse terribilmente pericolosa, e serissima, pesce d’aprile n. 2: la riduzione dell’ora di lezione, che a rigor di logica è di 60 minuti, a 45 minuti. La finalità è in parte intuitiva: mantenere l’attenzione dello studente che dopo 45 minuti è esausto, specie se la lezione verte su contenuti di non facile apprendimento. E offre una soluzione ai problemi del precariato che ricorda uno slogan degli anni settanta: «lavorare meno, lavorare tutti» (Io sono d’accordo). Chi lo propone: il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDDU) che l’ha inviata «formalmente» al ministro, come l’altra volta il sindacato dei docenti fancazzisti per ripristinare la didattica a distanza (pesce d’aprile n. 1). Continua a leggere “Lavorare meno, lavorare tutti”

LUCA MALGIOGLIO Pascoli, l’indicibile e la classe

La scuola e noi, 23 giugno 2025

Premessa 

Presento qui qualche riflessione nata dalla necessità dell’incontro delle classi quinte, che si rinnova negli anni, con una personalità letteraria profondamente ambigua e perturbante come quella di Giovanni Pascoli. Nel farlo, non mi soffermerò sulle concrete pratiche didattiche e sulla lettura dei singoli testi, ma cercherò di proporre un discorso complessivo sulla legittimità e utilità degli approfondimenti biografici per la migliore comprensione di un autore e, nel caso specifico, sull’opportunità o meno di affrontare assieme alla classe delle tematiche difficili o addirittura scabrose.

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Copyright

Copyright

Se è vero che un regime di copyright troppo restrittivo può limitare diritti fondamentali come l’accesso alla cultura, all’informazione e all’istruzione, soprattutto in un contesto di «transizione digitale» in cui tali diritti si esercitano prevalentemente su internet, è però altrettanto vero che l’indebolimento del copyright può favorire la creazione di monopoli tecnologici che sono altrettanto (se non più) dannosi per l’esercizio di quegli stessi diritti.

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ALESSANDRA CARNAROLI Dalla terra spunta

«Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane», Ucraina

Dalla terra spunta
Solo qualche dito
A forma di muso
Di coniglio
Quando fai le ombre
Sul muro già crollato.

Il tram aperto come
Scatoletta Simmenthal
È un avvertimento
Nessun culo in vista
Per la mano morta

MATTEO ZENONI Sparare a zero dalla torre d’avorio (su «La fabbrica dei voti» di Cristiano Corsini)

La scuola e noi, 12 gennaio 2026

Libri nella «bolla»

Un celebre aforisma, attribuito a Oscar Wilde, recita così: «nel bene o nel male, purché se ne parli»; nell’età della comunicazione, degli uffici stampa e dei social network, la fortuna di una pubblicazione dipende molto dalla risonanza che ha sul web e quindi, dopo aver letto decine di post sull’ultimo libro di Cristiano Corsini, La fabbrica dei voti, ho deciso anch’io di acquistarlo e di accostarmi a un tema per me molto sfidante: la valutazione a scuola. Di Corsini avevo già letto, nel 2023, La valutazione che educa. Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto, che avevo apprezzato per  diversi elementi Continua a leggere “MATTEO ZENONI Sparare a zero dalla torre d’avorio (su «La fabbrica dei voti» di Cristiano Corsini)”

Obbedisco

Nel primo quindicennio del Regno d’Italia, una fortunata alleanza militare dell’Italia con la Prussia costringe nel 1866 l’Austria a cedere Venezia e il Veneto: è la terza delle tre guerre di indipendenza, decisamente la più povera di gloria (sconfitte per terra, a Custoza, e per mare, a Lissa). Ci si guadagna un territorio, ci si perde in immagine: anche se, al solito, i volontari di Garibaldi si distinguono. Addirittura, Garibaldi era già arrivato non lontano da Trento, vincendo nello scontro di Bezzecca, quando l’ordine del governo lo blocca. È il momento di una delle sue «frasi celebri», che gli riconciliano i moderati e lo differenziano positivamente ai loro occhi dal più incontrollabile Mazzini: un telegramma con una parola sola: Obbedisco.

Mario Isnenghi, Breve storia d’Italia a uso dei perplessi (e non)

KURT VONNEGUT Siamo rimasti disoccupati in settantadue

Da «Piano meccanico»

Katharine alzò appena lo sguardo quando entrò. Sembrava immersa in pensieri malinconici, e dall’altra parte della stanza, sul divano che era praticamente suo, Bud Calhoun fissava il pavimento.
«Posso fare qualcosa?» disse Paul.
Katharine sospirò. «Bud cerca lavoro».
«Bud cerca lavoro? Ha il quarto lavoro meglio pagato di Ilium, in questo momento. Non potrei mai dargli quello che prende per dirigere il deposito. Bud, tu sei matto. Quando avevo la tua età, non guadagnavo la metà…». Continua a leggere “KURT VONNEGUT Siamo rimasti disoccupati in settantadue”