La notizia, come spesso succede quando la scuola comincia ad annoiare con i suoi riti abusati, è una proposta, che potrebbe essere definita, se non fosse terribilmente pericolosa, e serissima, pesce d’aprile n. 2: la riduzione dell’ora di lezione, che a rigor di logica è di 60 minuti, a 45 minuti. La finalità è in parte intuitiva: mantenere l’attenzione dello studente che dopo 45 minuti è esausto, specie se la lezione verte su contenuti di non facile apprendimento. E offre una soluzione ai problemi del precariato che ricorda uno slogan degli anni settanta: «lavorare meno, lavorare tutti» (Io sono d’accordo). Chi lo propone: il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDDU) che l’ha inviata «formalmente» al ministro, come l’altra volta il sindacato dei docenti fancazzisti per ripristinare la didattica a distanza (pesce d’aprile n. 1). E chi sono questi del CNDDDU. Così a prima vista sembra un’associazione che scaturisce dalla crema della società civile. Ce ne sono a iosa, avanti c’è posto. Oppure no, è una lobby di insegnanti di diritto che cercano un escamotage per evitare lo spezzatino delle cattedre. Nell’articolo del solito, dovizioso Orizzonte Scuola non è detto proprio tra le righe: «si potrebbero superare criticità storiche come la mobilità territoriale fortemente limitata per alcune classi di concorso (ad esempio la A-46, discipline giuridiche ed economiche) e il fenomeno dei docenti soprannumerari. Con moduli più brevi, lo stesso monte ore annuale potrebbe essere distribuito su più spezzoni».
Lavorare meno, lavorare tutti