Dopo fluente discorso sulla teoria del piacere e le fasi del pessimismo (pessimismo o realismo?) passiamo ai testi e Martina (nome di fantasia) inizia: «Nel Sabato del villaggio la visione della vita è meno catastrofica rispetto alla Sera del di’ di festa».
Io: «perché? Il Sabato appartiene già ad una fase più avanzata del pessimismo, mentre la Sera s’inserisce nella stessa atmosfera dell’Infinito con l’idea che le illusioni danno respiro al dolore dell’individuo».
Martina: «sí, ma il sabato, che precede il giorno di festa, è la metafora dell’attesa, della speranza, del sogno che precede la felicità e nell’attesa è la felicità vera. Mentre la sera del giorno di festa è il momento in cui tutto il piacere che abbiamo vissuto nella festa si conclude e siamo malinconici e nostalgici»:
Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente.
Io: «è vero, hai ragione».
Martina: «poi vorrei dire che nel Sabato mi sono immedesimata in questi versi…».
Legge:
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore […]Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Io: «perché?».
Martina: «perché nella spensieratezza e ingenuità del male di quando siamo stati bambini, come dice Leopardi, siamo stati davvero felici. Non sapevamo. Io sono stata davvero felice e non vedevo l’ora di crescere per poi rendermi conto che diventare adulti fa anche un po’ soffrire e che certe aspettative dell’infanzia sono state tradite. Prof., quando ho studiato questi testi, ho sentito che parlavano di me e ho pianto».
E niente. Doveva essere solo un’interrogazione e invece lascio immaginare com’è finita (per me). La parola partorita dagli scrittori, sofferta, fatta carne, è il miglior maestro di emozioni: dalla carne dello scrittore a quella dello studente è un attimo. Ma bisogna fare silenzio, chiudere la porta dell’aula, scendere nell’abisso dell’anima e risalire insieme al poeta con quella luce di cui parlerà Ungaretti nel Porto sepolto.
