Complicità (rapina alla posta)

Gli studenti hanno capito bene il concetto di complicità: risultano coinvolti nella rapina alla posta (di via Cambellotti, non credo che ci metterò piede dopo questo compito), nell’ordine: la donna incinta, un impiegato (che doveva dare l’allarme e non l’ha dato), persino un inquilino del terzo piano che fornisce una descrizione fumosa di ciò che ha visto dalla finestra e quando i banditi se ne sono andati scappa in Canada: «Non so come sia andata agli altri della banda ma io sono molto felice». Un palo non ha la stessa fortuna: all’appuntamento con i banditi la sua parte gli viene pagata con un sacco di botte (ed è per questo che diventerà commissario di polizia, perché, consiglia nella conclusione, «imparate a fare del bene»). I banditi hanno tutti il passamontagna da cui si vedono occhi quasi sempre blu e il ciuffo biondo della donna, che in un caso «ha i capelli rossi come la rabbia che trasmetteva con il suo sguardo gelido» (Asia è svenuta sulla scena del crimine, lo chiedeva la traccia, ma quando ha ripreso coscienza ha dimenticato che i rapinatori hanno il passamontagna). Una delle bande ha delle maschere con la faccia di Salvini, da qui in poi semplicemente i salvini. La polizia, sulla base delle testimonianze, costruisce un identy kit. Lo sguardo dei banditi, che hanno dimenticato di staccare dalle pistole l’etichetta «made in china», emana «giustizia e libertà» (le meraviglie dell’i. a.).