DANIEL DEFOE La pestilenza è sicuramente opera di Dio

Da «Diario dell’anno della peste»

La pestilenza è sicuramente opera di Dio, un avvertimento del Cielo alla città di Londra, o alla nazione, o alla provincia in cui essa si diffonde.
Messaggera della vendetta di Dio, chiama al pentimento i luoghi che tocca come leggiamo in Geremia (XVIII, 7,8): «In un istante io parlerò a una nazione, o contro un regno, per sradicare, diroccare, divellere, distruggere. Ma se quella nazione contro la quale mi sarò espresso, si converte prendendo le distanze dalla sua malvagità, io altrettanto mi pentirò del male che avevo pensato di arrecarle».
Ora è proprio per incutere maggiormente nei miei lettori il timore di Dio e non già per indebolirlo, che ho redatto questo memoriale. D’altro canto che la peste si diffonda per cause naturali non ne pregiudica il suo carattere di giudizio Divino. Il Signore, come ha creato la natura e ne mantiene il corso, così affida l’adempimento delle Sue disposizioni di misericordia o di vendetta riservandosi il privilegio di intervenire, in via soprannaturale, laddove e quando lo ritenga necessario. Ma, in un’epidemia di peste, non ci sono margini per un intervento soprannaturale. La natura basta con le sue cause ed effetti a raggiungere lo scopo che il Cielo si è prefisso.
Orbene, è cosa naturale in cui non vi è niente di miracoloso che, in una pestilenza, la trasmissione del contagio di solito avvenga per vie oscure e impenetrabili. Dipende dal carattere del morbo se non si può riconoscere quando una cosa o una persona è ammalata. Ma questo non toglie, anzi, conferma, che a fungere da untori sono sempre persone o cose.
Lo dimostra il modo in cui l’infezione di quell’anno scoppiò a Londra. Fu portata con le navi cariche di merci dall’Olanda, dove vi era giunta allo stesso modo dal Levante; e innanzitutto si manifestò in una casa al Long Acre, dove quelle mercanzie furono introdotte, poi da lì passò alle abitazioni vicine poi alle successive e così via…
Nella sua prima apparizione in quella casa dove si sviluppò, morirono quattro persone. Una signora del vicinato, venuta a conoscenza che la padrona di quell’edificio versava in malattia, si recò a farle visita e, fatto ritorno al suo domicilio, contagiò tuti i suoi cari, i quali insieme a lei persero la vita.
Quindi fu il turno di un sacerdote, chiamato ad assistere a un moribondo in quella seconda proprietà, il quale fu colto dal male e, prima di morire, lo trasmise a quanti ebbero contatti con lui. I medici, mandati ad esaminare i cadaveri, dissero subito che si trattava di peste e poiché molti erano quelli che avevano avuto modo di avvicinarsi ai malati espressero le difficoltà a cui si sarebbe andati incontro nel tentativo di fermarne la diffusione.