PAUL FUSSELL L’aria era tutta impregnata dall’odore del rum e del sangue

Da «La grande guerra e la memoria moderna»

La giornata cominciava circa un’ora prima dell’albeggiare, e spesso ciò significava intorno alle 4,30. Quello era il momento della rituale adunata mattutina (stand-to, abbreviazione dell’antico comando formale per respingere un attacco: «Stand-to-Arms», ossia «alle armi»). Dato che l’alba era il momento preferito per lanciare un attacco, all’ordine di «stand-to» ogni uomo, ufficiali, soldati, vedette avanzate dell’artiglieria e visitatori, salivano sulla banchina di tiro con le armi spianate e scrutavano le linee tedesche. Quando ormai era giorno pieno ed appariva evidente che i tedeschi per quella mattina non intendevano muovere all’attacco, ognuno «smontava» e tutti, a piccoli gruppi, cominciavano a prepararsi la colazione. Le razioni di tè, pane e pancetta affumicata portate in sacchetti durante la notte, venivano distribuite. La pancetta veniva fritta sui coperchi delle gavette sopra piccoli fuochi possibilmente senza fumo. Se gli uomini erano tanto fortunati da trovarsi in una divisione il cui comandante generale permetteva la distribuzione dello scuro e forte rum governativo, esso veniva distribuito mescendolo da una brocca con il tradizionale mestolo da tavola: ogni uomo ne riceveva press’a poco due cucchiai. Qualcuno lo mescolava al tè ma la maggior parte lo buttava giù diretta- mente. Era un genere prezioso, e la sua distribuzione equi-valeva quasi ad una cerimonia religiosa, come rammenta David Jones in In Parenthesis, descrivendo un caporale che officia il rito:

Oh abbine cura – non versare quel nettare
Oh non urtategli la mano
Abbine cura
Oh per favore – fate spazio al gomito del mendicante.

Quando si dovevano eccitare le truppe per un assalto se ne distribuì una quantità maggiore, e un soldato rammenta l’odore che aveva l’aria durante un assalto britannico: «L’aria era impregnata dell’odore del rum e del sangue». Nel 1922 un ufficiale medico illustrò davanti a una commissione parlamentare inquirente il fenomeno dello shock da proiettile: «Se non fosse stato per la razione di rum, non credo che avremmo vinto la guerra».
Durante il giorno i soldati pulivano le armi e riparavano le parti della trincea danneggiate durante la notte; oppure scrivevano lettere, si spidocchiavano o dormivano. Gli ufficiali ispezionavano, incoraggiavano e giravano attorno indagando sullo stato d’animo degli uomini. Sottoponevano a censura le lettere della truppa e si occupavano di una massa di richieste ufficiali consegnate quotidianamente dalle staffette: quanti montatori di tubi avevano nella compagnia? Rispondere immediatamente. Quanti parrucchieri, pedicure, riparatori di biciclette? Bisognava compilare quotidianamente i prospetti sull’ammontare delle munizioni e la quantità di rifornimenti per la trincea. Bisognava inoltre inviare il resoconto delle perdite durante la notte. Bisognava scrivere le lettere di condoglianze – che con il prolungarsi della guerra divennero una specie di circolare con testo fisso – ai parenti dei morti e dei feriti. Gli uomini andavano venivano dal servizio di guardia (sentinella, vedetta) o dalla comandata, ma nessuno sporgeva la testa al di sopra della trincea. Dopo l’adunata serale cominciava il vero lavoro.
La maggior parte di esso si svolgeva fuori della trincea. Le squadre dei genieri riparavano i reticolati di fronte alla posizione. Quelle degli zappatori prolungavano le trincee sotterranee in direzione del nemico. Le squadre addette al trasporti portavano non soltanto le razioni e la posta ma anche il materiale pesante necessario per riparare e migliorare di continuo le trincee: tavole, intelaiature, ponti di tavole, pali e filo metallico, lamiere ondulate, sacchetti di sabbia, teloni impermeabili, macchinari per il pompaggio. Bombe, munizioni e razzi venivano disposti sulla parte anteriore. Tutta questa attività da formiche era vivamente illuminata di quando in quando dai razzi tedeschi e di frequente interrotta dal fuoco delle mitragliatrici o dell’artiglieria. Intanto le squadre notturne e le pattuglie di guastatori erano attive nella terra di nessuno. Con l’approssimarsi dell’alba tutti cercavano affannosamente di terminare il lavoro in tempo, di finire di sistemare le travi, di riempire i sacchetti di sabbia, di conficcare i paletti e quindi di tornare con mazze, picconi e pale dal sergente di fureria. Al momento dell’adunata non si vedeva anima viva sporgere dalla trincea; ma quotidianamente ciascuna delle due parti scrutava attentamente la linea opposta in cerca di eventuali e significative modificazioni apportate durante la notte.