Scappato di casa

Oggi dire «scappato di casa» è di moda e, nella turpiloquente polifonia generale, suona pressoché garbato […]. Il modo di dire richiama l’espressione arcaica «fare fagotto» e l’immagine dickensiana di una creatura impubere che, con i pochi averi annodati a un bastone nel fazzoletto, si inoltra immagonita in un mondo di orchi. «Sembri uno scappato di casa» lo dicevano nonni e genitori agli attuali settantenni, vedendoli con jeans e maglioni grezzi anziché incravattati o col tailleur e il filo di perle d’ordinanza. La metafora sembrava perciò destinata al magazzino delle maleparole desuete, assieme a «scemo di guerra» e «mangiapane a tradimento». E invece no: è tornata fuori e ricorre, ricorre. Di volta in volta può significare incompetente, inaffidabile, tendenzialmente criminale, puttaniere, malvestito, malfamato, affamato: impresentabile.

Stefano Bartezzaghi, Scappati di casa, le nuove mode del lessico, «la Repubblica», 10 gennaio 2019