Forse, piuttosto che discutere sulla censura, scomodare Voltaire (apocrifo), la Costituzione della Repubblica italiana e le leggi repressive dello Stato fascista, i regimi illiberali, il negazionismo e quant’altro sarebbe lecito domandarsi perché un festival così importante e rinomato come Salerno Letteratura abbia affidato il discorso di apertura a un personaggio di cotanto spessore come Erri De Luca. Forse pensavano che fosse il cugino del sindaco?
D’altra parte il direttore, Paolo Di Paolo, ha ammesso che le posizioni sioniste di De Luca erano note. Si è trattato quindi di un lapsus pirandelliano: non sono le posizioni sioniste il problema, ma il fatto di averle sbandierate pubblicamente nell’imminenza della prolusione (il riferimento è alla novella «Le corna». E ciò ci ha profondamente turbato. Non solo: siamo dispiaciuti per le defezioni, ma il discorso di De Luca, se tanto mi dà tanto, avremmo raccolto un maggior numero di defezioni.
Inoltre, sarebbe corretto per una volta cercare di attenersi al tema: la censura. La traccia