GIOVANNI RABONI Ho amato vivendo degli animali

Ho amato vivendo degli animali,
non gli animali. Adesso, nel ricordo,
non ne amo nessuno, come se a bordo
dell’arca in viaggio verso più ospitali
silenzi ci fosse posto soltanto
per creature fatte a somiglianza
di mio padre e mia madre. La vacanza
da quello che siamo più di quel tanto
non può durare, e uno sente il fiato
del buio sul collo non sa che farsene
dello charme dell’innocenza, dei traffici
con il bello e la grazia a buon mercato
e dice addio senz’ombra di rimpianto
agli dei senz’ombra che ha avuto accanto.

GIOVANNI VERGA Il ciclo dei Vinti

[Prefazione a «I Malavoglia»]

Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi, nelle più umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.

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FRANCESCO GUCCINI Autunno

Da «Stagioni» (2000)

Un’oca che guazza nel fango,
un cane che abbaia a comando,
la pioggia che cade e non cade
le nebbie striscianti che svelano e velano strade…

Profilo degli alberi secchi,
spezzarsi scrosciante di stecchi,
sul monte, ogni tanto, gli spari
e cadono urlando di morte gli animali ignari.

L’autunno ti fa sonnolento,
la luce del giorno è un momento
che irrompe e veloce è svanita:
metafora lucida di quello che è la nostra vita.

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Computer

Un computer è un marchingegno per trattare dati, esattamente come un robot di cucina è un marchingegno per trattare cibo.
Marco Malvaldi, Argento vivo

Sento il dovere di informare la gente sulla scienza […]. I computer supereranno gli esseri umani grazie all’intelligenza artificiale nei prossimi cento anni. Quando ciò avverrà, dovremmo essere certi che gli obiettivi dei computer coincidano con i nostri.
Stephen Hawking

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FRANCO FORTINI Canto degli ultimi partigiani

Da «Foglio di via»

Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.

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LUIGI MALERBA Una storia senza fine

In fondo a un prato, davanti a un muro di mattoni, un uomo pallido è legato a una sedia da cucina. Ha gli occhi bendati e le mani dietro la schiena. Potrebbe essere un’alba invernale, ma non è proprio necessario che sia inverno. Improvvisamente risuona nell’aria una scarica di fucili e l’uomo ha un sussulto, poi ripiega la testa sul petto, fulminato. Sei uomini vestiti di panni borghesi si allontanano con i loro fucili sul viale umido, raggiungono un furgoncino a motore che parte subito scomparendo nelle brume. Non fanno commenti, ma dentro di sé ognuno di loro spera che il fucile caricato a salve fosse il suo. Pare che durante la rivoluzione russa non usasse lasciare questa pietosa possibilità di alibi ai plotoni di esecuzione, ma qui non siamo nella rivoluzione russa.

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FRANCESCO GUCCINI Parole

Da «Parnassius Guccinii» (1993)

Parole, son parole, e quante mai ne ho adoperate
E quante lette e poi sentite
A raffica, trasmesse, a mano tesa, sussurrate
Sputate, a tanti giri, riverite
Adatte alla mattina, messe in abito da sera
All’osteria citabili o a Cortina, o a Marghera
Con gioia di parole ci riempiamo le mascelle
E in aria le facciamo rimbalzare
E se le cento usate sono in fondo sempre quelle
Non è importante poi comunicare
è come l’uomo solo, che fischietta dal terrore
E vuole nel silenzio udire un suono, far rumore

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Casalinga

Mia moglie: giovane, ventitre anni, mi era sempre parsa carina, forse molto carina, niente di più. Nella fotografia che ho ancora sotto gli occhi, risulta non soltanto bella, ma bellissima. Ma Dio Mio, di quale bellezza! Una pin-up, un laido miscuglio tra una ballerina di fila e un animale: ma con qualche cosa in più e in peggio. Uno sguardo e una bocca di incontenibile materialismo predatorio, un lampo fisso, preciso, avido di cibo, una gola violentemente carnale, tonda. lucida, come un deposito d’aria, l’organo stridulante di una bella rana di Patagonia. Domanda: «Occupazione della moglie?» Risposta «Casalinga».

Goffredo Parise, Il crematorio di Vienna