All knots come to a head

I nodi vengono al pettine. Gli scenari non scenari proposti per il rientro non rientro a settembre derivano da una logica apparentemente ferrea: non c’è un euro per la scuola, ragioniamo con quello che abbiamo (ognuno fa il fuoco con la legna che ha, diceva un ministro dell’istruzione). I ragionamenti che scaturiscono da qui sono per forza di cose contorti e inverosimili:  classi dimezzate, lezioni all’aperto, tutorial immagazzinati in una banca dati fruibili da classi parallele. Vi aspettavate che sarebbe stato ridotto il numero di alunni per classe. Ma nemmeno per idea. Chi lavora ai piani alti sta progettando di monetizzare le mancate ripetenze. Meno alunni meno classi. I soldi risparmiati possono essere utilizzati per salvare le aziende che producono videogiochi (l’Oms ha pubblicamente invitato i cittadini in lockdown a impiegare il tempo con i videogiochi. Dice che fanno bene alla salute).

O viceversa. Non c’è un euro per la scuola, perché le didattiche che si vogliono realizzare sono a costo zero. Un docente, mentre fa lezione a 5 alunni in presenza, salvando la prossimità, può trasmettere la stessa lezione ad altri 20. Che possono registrarla e rivederla con tutto comodo durante la settimana. Può trasmettere la stessa lezione anche a tutti gli studenti che svolgono lo stesso programma. Ovvio che dovrà attenersi a uno schema prefissato, evitare gli elementi soggettivi, eliminare il superfluo. I test per le valutazioni periodiche potrebbero essere affidati a un istituto (che non nomino). D’altra parte Lina Azzo ci aveva avvertito almeno dalla fine di febbraio: «Emergenza sia spinta per rilanciare l’innovazione didattica». La libertà di insegnamento, ahi, la libertà di insegnamento.

Ultimora: in arrivo un miliardo di investimenti per la scuola. Di cui 400 per l’anno scolastico 2020-2021. Di cui 331 per device, connettività…

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