Il Liceo Virgilio dice no alla scuola dimezzata delle linee guida

Il 26 giugno al liceo Virgilio di Roma a larga maggioranza hanno bloccato i lavori del Collegio sul piano di rientro a scuola approvando a larghissima maggioranza questa mozione.

Molto dell’identità di un Paese si riconosce dalla sua scuola pubblica e dal suo modello di istruzione. La scuola italiana ha cercato – pur tra mille contraddizioni – di diventare quell’istituzione che l’art. 3 della Costituzione indicava: la scuola, unitamente ad altre istituzioni, ha il fondamentale compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono ancora oggi l’effettiva eguaglianza tra tutti i cittadini. La scuola non è una risposta a domanda individuale, non è un servizio, men che meno una merce; è un organo costituzionale e in quanto tale va valorizzato e sostenuto per l’interesse generale della nazione.
L’emergenza Covid, unita alla pericolosa sottovalutazione della funzione cruciale dell’istruzione nella vita collettiva, prefigurano oggi – lo hanno rilevato già molti collegi dei docenti – lo scenario di una scuola letteralmente “dimezzata”, nelle risorse, negli orari, nelle attività, nei risultati.

Come comunità educante è nostro dovere mettere in guardia tutti, a partire dagli studenti e dai loro genitori, che la necessità del distanziamento sociale, unita alla esigua disponibilità di risorse e strumenti messi sinora a disposizione degli istitui scolastici, non consentiranno di realizzare nel prossimo anno scolastico una scuola di tutti e per tutti. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto gli alunni più fragili.
Sentiamo parlare, dal dai primi rapporti Bianchi-Colao alle Linee Guida ministeriali, apertamente di scuola “ibrida”, di “rendere permanente il modello attuale” di didattica virtuale, di differenziare a seconda dei contesti orari, percorsi, interventi, di intervento dei privati in supplenza dello Stato a sostegno delle scuole.

Di fronte a tutto questo ribadiamo che
– La scuola della Repubblica si svolge nelle aule, con docenti dello Stato, con programmi uguali per tutti; nessuna scuola della Repubblica è possibile “alternando” frequenza e modalità a distanza.
– La scuola è il luogo delle relazioni umane in presenza, le uniche che possono determinare costruzione di coscienza e conoscenza critica. Nessun orario può essere ridotto, nessuna parte di orario può essere sostituita da attività gestite da enti esterni, terzo settore o altri privati.
– La scuola della Repubblica è aperta a tutti, non è un optional che si può o meno frequentare, in presenza o a distanza: è un obbligo, almeno fino a 16 anni.
– La scuola della Repubblica deve tendere a rimuovere le diseguaglianze e per far ciò dev’essere uguale per tutti, dal nord al sud del Paese, dai quartieri più ricchi a quelli più poveri. Non esiste scuola della Repubblica con classi sovraffollate o alternate, che frantumino o disperdano le relazioni sinora faticosamente costruite.

È lo Stato, non i singoli istituti, non le regioni nell’ottica dell’autonomia differenziata, non i privati, che ha il dovere di garantire tutto ciò in sicurezza, assicurando i fondi necessari.
Chiediamo quindi che – senza eccezioni – dal 1 settembre 2020 la didattica torni ad essere totalmente in presenza e in sicurezza. E che non vengano decurtate ore di insegnamento curriculari.
Al contempo, chiediamo più spazi, più docenti e più personale Ata per poter formare le nuove classi con un numero di studenti adeguato al rispetto del distanziamento sociale ma senza decurtare o sacrificare alcuna attività scolastica.

Più in generale, per garantire sicurezza e rilanciare la scuola, il governo deve ridurre gli alunni per classe, ristrutturare gli edifici, elaborare un piano serio di edilizia scolastica, programmare un adeguato piano di assunzioni;

Invitiamo il Consiglio di Istituto, il dirigente scolastico, tutta la comunità scolastica a unire le loro voci alla nostra per pretendere dalle istituzioni uno sforzo adeguato per scongiurare l’enorme pericolo che abbiamo davanti: la fine della scuola della Repubblica.

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