FEDERICA CAPPUCCIO Andrà com’è sempre andata

[post su facebook, 6 giugno 2020]

Buongiorno, mi chiamo Emily e insegno in un liceo della provincia di Firenze. Ci sono capitata ai tempi della fase C e mi ci sono accasata perché non avevo più voglia di scegliere una destinazione. Fino alla chiusura delle scuole facevo la pendolare tra la periferia di Livorno e la periferia di Firenze. Dal 5 marzo ho fatto quello che hanno fatto quasi tutti. Ho avuto tanto tempo a disposizione non già perché con la DaD si lavora di meno, ma perché in un regime di clausura non si fa praticamente nient’altro.

Il tempo a disposizione spesso viene sperperato in occupazioni futili. Passi un’intera giornata a leggere sul divano, mentre la tua coinquilina digita sul suo portatile la quindicesima traduzione in un anno (o forse sta chattando con i suoi numerosi amici emigrati), e la sera ti chiedi cosa ho fatto oggi. Un altro giorno ti fai trascinare in una polemica sull’obbedienza in un gruppo facebook di docenti arrabbiati. Nei social sono sempre tutti pronti a fare la rivoluzione, ma se gli fa notare che si comportano da soldatini della pseudo didattica digitalizzata ti si avventano contro come le furie rosse.

Una giornata più uggiosa delle altre mi salta in testa di fare un sondaggino. La domanda era per la verità un po’ mascherata. Anziché chiedere in modo diretto «a settembre ti ripropongono la DAD, cosa fai?» ho chiesto: «Quelli che la scuola a settembre deve riaprire in sicurezza mi spiegano cortesemente cosa faranno se le condizioni di sicurezza non ci saranno o saranno, a loro parere, insufficienti? Cioè, materialmente, cosa faranno?».

Siccome molti non hanno capito la domanda e hanno scritto cose come le scuole devono riaprire in sicurezza o non dipende da noi, ho riformulato la domanda con tre opzioni: faccio lo sciopero a oltranza, faccio la DAD, non faccio niente. Una collega ha aggiunto un’opzione che io reputo molto plausibile: mi sparo.

Ora, tenuto conto che un gruppo facebook accoglie gli umori della sala prof a mezza mattinata, il risultato finale è stato molto confortante. Metà dei docenti (gente che si presume intellettuale, e arrabbiata), ha avuto bisogno di ulteriori note esplicative per rispondere alla domanda. La metà della restante metà ha risposto faccio lo sciopero a oltranza (cominciate a fare le barricate, si preparano tempi cupi), l’ultimo quarto (se non ho perso il conto) si divide tra faccio la DAD e non faccio niente (tra cui la sottoscritta). Una certa Ilaria ha aggiunto un’opzione 5 (continue segnalazioni al ds e lettere di avvocati) ma non l’ha votata. Un’altra collega ha scritto nei commenti: farò quello che mi diranno di fare. Che equivale a dire al collegio alzo la mano quando mi dicono che devo alzare la mano, il giorno dopo mi faccio spiegare cosa ho votato da chi ne sa più di me.

Cosa non mi è mancato in questi tre mesi di sospensione: la sala prof, l’aula con le vetrate dove si fa il collegio, l’ascensore che porta ai piani alti dell’edificio scolastico con le relative pertinenze, il crocchio di fumatori all’esterno della scuola. Cosa mi è mancato: il contatto, anche fisico con le studentesse e gli studenti, uscire da scuola e lasciarsi tutto dietro le spalle fino al giorno dopo, il caldo abbraccio con il mare freddo il fine settimana.

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