FLAVIO MARACCHIA Lo scrutinio degli orrori

[Gli opliti di Aristotele, 8 giugno 2020]

Siamo in cinque. I quattro docenti della seconda effe e il Dirigente, che presiede lo scrutinio perché gli tocca la scocciatura di dover superare in qualche modo l’anomalia del maestro che rifiuta di mettere i voti ai bambini. Il che non sarebbe un accidente neanche tanto rilevante se non fosse che rischia di portarsi dietro la conseguenza di produrre un documento pubblico che si fa burla della normativa vigente.

Strano a dirsi, ma la normativa dal prossimo anno scolastico prevede proprio l’abbandono dei voti nella scuola primaria. Ottusamente chiede però ancora per qualche mese l’atto di fede di credere che i numeri possano raccontare i bambini, nonostante la clausura forzata ci abbia costretto a vivere con quei bambini un’esperienza che con la nostra scuola non ha nulla a che fare. Si decreta la fine di un sistema, ma anche quando poter iniziare a riderci sopra. Si assicura d’ufficio la promozione a tutti gli studenti italiani, ma si continua lo stesso a volerli valutare. Anche se hanno sette anni.

Davanti al mio rifiuto di mettere voti il Dirigente non trema neanche un po’. Sa troppo bene come il docente (salvo rare eccezioni) sia un soggetto impaurito dalla propria ombra, giustamente in difficoltà nel districarsi nel complesso ginepraio della normativa scolastica, concentrato soprattutto nel non volere guai e complicazioni.

Passando un colpo di spugna su pagine intere di storia mi suggerisce con assoluta tranquillità che le battaglie si fanno soltanto quando si possono vincere. Un assunto che suona lugubre e incongruente, in una scuola che ancora oggi mostra come stelle polari le vite di uomini e donne che, in vari ambiti, hanno avuto l’ardire di inseguire il sogno di un cambiamento, spendendo tutte le loro energie nella bellezza di ideali e aspirazioni visionarie, senza calcoli, senza compromessi. Spesso controcorrente. Spesso perdendo nell’immediato. Ma capaci col tempo di accendere comunque il fuoco di cambiamenti inarrestabili. Parva favilla, gran fiamma seconda scrive Dante.

Il Dirigente non ha alcuna intenzione di andare controcorrente. Sa bene che basta un bicchiere d’acqua per spegnere i miei aneliti di ribellione e dà una diretta dimostrazione di cosa significhi mettere in atto una strategia vincente. Per prima cosa chiede ai miei colleghi quale potrebbe essere in linea ipotetica un criterio di voto in alternativa al mio rifiuto, a partire dall’unico dato certo, la valutazione del primo quadrimestre. I miei colleghi ci cascano. Nella Roncisvalle di questo scrutinio, pur avendomi detto che avrebbero provato a rispettare la mia posizione, e senza ancora avvertire il peso di un tradimento, individuano subito quel criterio ipotetico, trovando una soluzione che di sicuro avrebbe incontrato l’approvazione di Ponzio Pilato. Alzare di un punto tutti i voti che avevo dato a gennaio.

A questo punto la strada è segnata. Lo scacco matto in due mosse sta per compiersi. Al Dirigente basta citare una serie di norme generate da un sistema che uno scenario così eccezionale come quello determinato dalla pandemia certamente non potevano prevedere e considerare, aggiungendo che davanti alla necessità di esprimere un parere non potranno astenersi. Poi dichiara che se un qualche voto nelle mie sette materie (matematica, scienze, tecnica, geografia, educazione motoria, musica e alternativa alla religione cattolica) non uscirà fuori, sarà costretto a passare la palla a un ispettore che magari riconvocherà lo scrutinio nel mese di agosto. Non a settembre, non prima dell’inizio di una scuola che ancora non si sa come sarà, non dopo. Ad agosto. Il Dirigente tiene a precisare che un ispettore avrebbe comunque il potere e l’autorità per mettere i voti al posto di un docente recalcitrante.

Questo gli basta. La vittoria è schiacciante. Il criterio indicato inizialmente come eventualità possibile viene votato per quattro voti contro uno. Vota contro di me perfino chi, sul tre a uno, avrebbe potuto manifestare comunque una solidarietà a costo zero.

Il destino si compie e lo scrutinio, per più di un’ora, si è riempito con una piccola collezione di orrori. Ho visto voti dati ai bambini da chi quei bambini non li ha più visti. Ho sentito la voce di un collega rimproverarmi di far perdere tempo e azzardare un’imbarazzante lezione di pedagogia. Ho sentito dire che non possiamo permettere che un ispettore metta i voti al posto nostro. Ho perfino sentito tirare in ballo un regio decreto.

So che se fossi una persona illuminata riuscirei a guardare tutto con uno sguardo diverso, perfino con un sorriso. Alla fine però quello che sento è solo tanta amarezza. Tanta amarezza e tanta frustrazione. Le schede adesso saranno piene di numeri. Riempite a dovere. Quando si inizia a discutere cosa scrivere in merito al comportamento e alle assenze dichiaro di voler abbandonare la riunione. Il Dirigente mi dice che dovrà verbalizzare. Verbalizzi pure, gli dico. Scriva che il maestro Flavio abbandona lo scrutinio con disgusto.

p.s.
In copertina la Casetta rossa di Bajina Bašta, in Serbia, messa lì a sfidare le correnti. Sei volte distrutta dalle piene del fiume Drina. Sei volte ricostruita.

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