MARCO GUASTAVIGNA Il pig-bang è già avvenuto

[post su facebook, 22 maggio 2020]

Sinceramente.
La scuola a logistica da definire mi preoccupa. E molto.
Ma ciò che mi indigna è la scuola della canalizzazione, del distanziamento culturale, della discriminazione nel campo della conoscenza, della capacità di interpretare, della emancipazione critica e consapevole. Della cittadinanza repubblicana, insomma.
E questa è lì, in piena e trionfante azione.
Quando è toccato a me, c’era un bivio alla fine dell’elementare.

Quando è toccato ai miei figli -dopo la riforma del 1962 – era diventato un trivio, che si delineava a 14 anni. La summa dell’ipocrisia era poi l’esame finale
(quello che la retorica clerico-paternalista si ostina a chiamare tuttora maturità): in particolare la prima prova, la medesima per tutti, compresi i philosophyless.

Tra intertravestimenti vari (tecnici che si fingono licei; licei che si truccano di STEM), autonomia aziendalizzata, tagli e controtagli, riforme peggiorative, introduzione dell’obbligo di istruzione (un capolavoro di travestimento lessicale) e così via, arriviamo all’ingresso dei miei nipoti.
I canali sono sempre tre, ma è stata introdotta in modo strutturale l’idea che studio e lavoro siano attività contrapposte.

Soprattutto, sono sovrani i significanti-quasi-vuoti, per esempio “la” didattica digitale, “la” scuola a distanza, “le” competenze, “le” tecnologie. E via aderendo e/o polemizzando: il trionfo del pensiero referendario, della contrapposizione. La civiltà dei like. La politica della polarizzazione e della manipolazione.

Il funerale dell’argomentazione, della dialettica, della sintesi, della progettazione condivisa.

Grottesco, in tutto questo, il complottismo (pseudo)radicale: piccole vedette avvistano di continuo segnali di prossimo stravolgimento. Senza vedere ciò che hanno dietro le spalle, che si è consolidato: un’istituzione allo sbando, una rappresentanza politica di incapaci e di inetti, un esecutivo da barzelletta. Un’opinione pubblica di social-tuttologi, frutto maturo e copioso delle politiche di istruzione di massa dei decenni repubblicani.

Il pig-bang è già avvenuto. Prendiamo atto di essere “dopo”.

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