SARA CUNIAL La DAD non è la risposta

[post su facebook, 13 maggio 2020]

Esaltare la Didattica a Distanza come soluzione e prospettiva significa uccidere e alienare definitivamente non solo la nostra scuola, ma anche gli stessi ragazzi. Una scuola senza relazioni, contatti ed emozioni, senza compresenza e senza interazione non può definirsi tale. L’esperienza e la condivisione sono le basi di qualsiasi formazione che si vuole chiamare tale.

“Questa non può chiamarsi scuola. Tutto ciò non giova ai nostri animi. Non era Plutarco colui che affermava che i “giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accedere”? In questo momento le nostre fiaccole non fanno più luce. Non era Kant ad affermare che “l’uomo deve uscire dallo stato di minorità per servirsi della propria intelligenza”? Mi sembra che in questo momento sia solo la minorità ad attingere al nostro ruolo da studenti. La minorità che noi definiamo con un software, la voce rauca dei docenti in live e il nostro animo triste”. Queste parole sono di un ragazzo di 17 anni, Mattia Pio Gammetta, del Liceo Scientifico F. Bruno di Corigliano-Rossano.

Potete leggere tutta la lettera indirizzata al Ministro dell’Istruzione qui 👉 https://www.tecnicadellascuola.it/la-didattica-a-distanza-n…

Anche tantissimi genitori stanno per rivolgere un’istanza al Ministro della Istruzione per chiedere sia tutelato lo sviluppo psicofisico, relazionale ed affettivo di loro bambini, già da troppo tempo lontani dai banchi di scuola e dai loro compagni e compagne. “Bambini e bambine che hanno già pagato un grande prezzo non solo per non essere potuti uscire di casa per molte settimane, lontani dai propri affetti ed amici o dalle loro passioni sportive od artistiche, ma soprattutto per l’interruzione e sospensione improvvisa di partecipazione e contatto fisico con il loro mondo relazionale scolastico, in presenza con insegnanti, compagni e compagne, e con tutte le figure che abitano la scuola ed a cui erano vicini ed in qualche relazione”.

Istanza al Ministro dell’Istruzione: ritorno a scuola con didattica “in presenza” 👉
https://11marzo2018veronacittadinisovrani.wordpress.com/…/…/

A tutto ciò si aggiungono altre drammatiche criticità legate alla sovraesposizione alle frequenze #wifi, al 5g che si sta diffondendo su tutto il territorio nazionale (salvo casi di sindaci virtuosi che stanno applicando il principio di precauzione e anteponendo la salute dei cittadini a interessi diversi), agli effetti di ore passate davanti allo schermo, rinchiusi in casa, isolati dal mondo. Vari studi hanno dimostrato che maggiori sono i periodi di isolamento forzato, maggiori sono i problemi di salute mentale, e più precisamente sintomi di stress post-traumatico, comportamenti di ritiro, evitamento e depressione, e rabbia e aggressività.

E poi ancora: l’annullamento dell’intelligenza emotiva, la disparità di accesso e di pari opportunità a seconda della fascia sociale, la tragica questione della privacy e della sicurezza delle informazioni. E con essa delle immagini. Da chi saranno gestiti tutti questi dati? In che mani andranno i nostri bambini?

Le alternative esistono. Sono già in atto e sono tante. Se davvero si guardasse al BENE COMUNE, al FUTURO dei cittadini, alla #SALUTE dei bambini, e al BENESSERE fisico e mentale dei più piccoli.

“Guardate che a desiderare una scuola diversa siamo in tanti, solo che stiamo sparpagliati, ogni tanto cadiamo nella paura, nelle trappole dell’ego e allora poco cambia” ha scritto Paolo Mai, tra i fondatori delL’asilo nel bosco di Ostia Antica. “Il cambiamento richiede coraggio, reclama azione. Siamo disposti domani a denunciare, mettendoci la faccia, quello che non va? Siamo disposti ad alzarci dal nostro comodo divano per iniziare una battaglia di giustizia, di libertà, di dignità? Siamo disposti a giocarci tutto quello che abbiamo costruito sino ad oggi nella nostra vita privata? Un comodo divano ha un prezzo alto, la giustizia, la dignità e la libertà ancor di più. Noi nel nostro piccolo ci stiamo lavorando. Alla denuncia non abbiamo mai rinunciato, alla costruzione di una casa comune ci stiamo lavorando concretamente (si chiama Azione Educativa) e già si sente l’energia che sprigionano 10.000 persone che lavorano per un sogno comune, faticando e donando del tempo ad un bene di tutti. Infine stiamo provando a mettere intorno ad un tavolo comune tutte le entità che nel mondo scolastico hanno sempre lottato per una scuola realmente pubblica e bella. Il sogno non è quello di gestire un’emergenza ma di ribaltare la scuola e farla bella. Insieme possiamo a patto che i primi a cambiare siamo noi”.

La politica dovrebbe solo ascoltare e seguire. Altroché distanza. Non siamo mai stati così vicini.

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