FRANCESCO GUCCINI Canzone quasi d’amore

Da «Via Paolo Fabbri 43» (1976)

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
per raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi

Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali
perché siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d’azione o di parola
volando come vola il tacchino

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PETER BRANNEN L’incredibile storia del clima terrestre

[Da «The Atlantic», tradotto da «Internazionale», 1401, 19 marzo 2021]

Viviamo su un pianeta selvaggio, un globo traballante in continua eruzione e sommerso dagli oceani che vaga nel vuoto portandosi dietro una gigantesca esplosione termonucleare. Grandi rocce sfrecciano verso l’alto, e sulla superficie terrestre interi continenti si scontrano, si frantumano e di tanto in tanto si ribaltano, uccidendo quasi ogni forma di vita. II nostro pianeta è instabile. Quando l’invisibile attrazione dei corpi celesti punta la Terra verso una nuova stella polare, Io spostamento della luce solare può prosciugare il deserto del Sahara o riempirlo di ippopotami. Fatto ancora più interessante per noi oggi, nel corso della storia un cambiamento nella composizione dell’atmosfera della Terra di appena Io 0,1 per cento ha determinato il passaggio da afose foreste pluviali artiche a quasi un chilometro di ghiaccio sopra Boston. La trascurabile componente dell’aria che determina questa differenza è l’anidride carbonica.

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Botte (fare a)

Il trucco nel fare a botte con due persone sta nel buttarne subito giù una e farla star giù abbastanza a lungo per avere il tempo di buttare giù anche l’altra.

David Foster Wallace, Infinite Jest

GIORGIO MANGANELLI Si può trovare

Si può trovare
una frammentaria divinità
anche in una scatola di sigarette,
in un giro di danza
in un denso bicchiere di malvasia;
e ci si può suicidare
nella gioia di vivere improvvisa
d’un lunapark
nei battiti dei fucilini
ed in ogni gesto del corpo
che muova solamente il corpo
senza moto dell’anima nel corpo –
trascurando con un sorriso imprevisto
il calcolo demente dei problemi
e con elusivo gesto della mano
allontanare la disperazione.
Non per questo si riposerà
la lunga solitudine,
né l’inganno della musica
ci porrà una mano su una spalla
contro l’uragano dell’assenza;
ma si tratta solo di ingannare
di mentire con placida umiltà
di gustare un corpo perituro
educare al nulla
una mano elegante,
abbandonarsi al dolce
amichevole vino –
gustare la joie de vivre,
dimenticare il corpo perituro
la solitudine essenziale,
– incenso di incenso devoto
offrire un fumo di sigarette
alla nostra distratta, frammentaria
divinità.

PLV Le nuove chiusure della scuola e i mostri all’orizzonte

[Giap, 26 febbraio 2021]

– Prof, lo so, mi dispiace ma a distanza non ce la faccio.

Inizia il gioco delle parti. Se mollo e gli dico che ha ragione è come se gettassi la spugna. Se gli dico che è colpa sua che non si impegna, rovescio solo su di lui una responsabilità che non è solo sua.

E non posso gettare la spugna.

«Io gli direi che…»

Sono tanti i consigli che arrivano da amici e amiche. «Io gli direi che ha ragione», «io gli direi che così la scuola è inutile», «io gli direi di andare fuori con gli amici». Ma anche se gli dici qualcosa del genere, con quella persona ti ci devi interfacciare il giorno dopo, e quello dopo ancora, e quello dopo ancora…

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FRANZ KAFKA Il silenzio delle sirene

Da Jorge Luis Borges – Adolfo Bioy Casares, Racconti brevi e straordinari

Una dimostrazione di come risorse insufficienti e persino puerili possano costituire comunque un mezzo di salvezza:

Per difendersi dalle sirene, Ulisse si tappò le orecchie con la cera e si fece incatenare all’albero della nave. Qualcosa del genere, certo, avrebbero potuto fare fin dai tempi remoti tutti i viaggiatori, a parte quelli che le sirene riuscivano a sedurre anche da lontano; ma si sapeva ovunque che era impossibile che questo rimedio funzionasse. Il canto delle sirene pervadeva ogni cosa, e la passione dei sedotti avrebbe spezzato lacci più forti di catene e alberi. Ulisse, anche se forse ne era consapevole, non ci pensò. Confidò pienamente nella sua manciata di cera, nel suo mazzo di catene, e con gioia innocente, tutto contento delle sue piccole astuzie, navigò incontro alle sirene.

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FRANCESCO GUCCINI Canzone delle osterie di fuori porta

Da «Stanze di vita quotidiana» (1974)

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta,
ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta:
qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore
e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore…

Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto,
delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto,
non so se scusano il passato per giovinezza o per errore,
non so se ancora desto in loro, se m’ incontrano per forza, la curiosità o il timore…

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ALESSANDRO BARICCO Mai più, prima puntata

[Il Post, 9 marzo 2021]

«Esiste un’intelligenza non novecentesca? La stiamo formando da qualche parte, in qualche scuola, in qualche azienda, in qualche centro sociale? Abbiamo ragione di pretendere che emerga in superficie nella gestione del mondo, e di pretenderlo con una rabbia pericolosa?»

E di questa altra morte quando parliamo?, la morte strisciante, che non si vede. Non c’è Dpcm che ne tenga conto, non ci sono grafici quotidiani, ufficialmente non esiste. Però ogni giorno, da un anno, lei è lì: tutta la vita che non viviamo, per non rischiare di morire. Meno male che non la stiamo contando, che non la misuriamo in numeri: non riusciremmo a guardarli, dal disastro che racconterebbero, farebbero impallidire quelli già tragici della prima morte, gli unici che abbiamo la forza di guardare negli occhi. Contiamo i cuori che si fermano negli ospedali, ma non quelli che se ne vanno, che semplicemente se ne vanno.

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Penitenziagite

Lazio rosso domenica ecologica a Roma manca solo che scendiamo tutti in piazza e ci frustiamo a sangue urlando sono pentito per tutti i miei peccati. Intanto è arrivata una circolare: dice, in attesa di chiarimenti da parte delle autorità competenti, le ss. vv. sono pregate di non allontanarsi dalla sede di servizio. E chi si allontana, sono anche in isolamento fiduciario

Crociate

La Crociata è un pellegrinaggio […] che ha lo scopo di andare a Gerusalemme a pregare sul Santo Sepolcro, ma ha come caratteristica fondamentale quella di andarci armati.

[…]

Possiamo parlare delle Crociate come di uno scontro di civiltà? Sì, a patto di avere ben chiaro che quando usiamo quest’espressione non dobbiamo pensare a due mondi realmente alieni l’uno rispetto all’altro, come ad esempio gli aztechi e i conquistadores […]. Queste persone in fondo ragionavano in modo simile, adoravano lo stesso Dio anche se con regole diverse, e avevano atteggiamenti mentali analoghi, e forse proprio per questo le loro guerre erano così feroci.

Alessandro Barbero, Benedette guerre