Ristorante

Mi fermai davanti a un ristorante di specialità di pesce in Avenue de Clichy e lessi il menù affisso all’esterno. Avevo voglia di vongole, aragoste, ostriche, lumache, pesce azzurro alla griglia, un’omelette ai pomodori, qualche tenera punta di asparagi, un formaggio saporito, una fetta di pane, una bottiglia di vino molto fresco, fichi e noci. Mi frugai nelle tasche, come faccio sempre prima di entrare in un ristorante, e trovai una moneta da un centesimo.

Henry Miller, Giorni tranquilli a Clichy

CATTIVE MAESTRE Vigila et castiga. Di insegnanti controllori e altri delatori

[Cattive maestre, 20 maggio 2019]

Ancora una volta, a pochi giorni da una tornata elettorale decisiva, nel dibattito politico entra la figura di una donna, un’insegnante e i limiti del suo mestiere. Capro espiatorio dei mali della società. Un fatto che condensa tutta la visione autoritaria e vendicativa che porta avanti questo governo.

I fatti

Il 28 gennaio scorso, sul profilo di Claudio Perconte, attivista monzese di destra, “condivisore seriale” di notizie spesso di dubbia autenticità che scrive per siti di estrema destra come Vox e Primato nazionale, era comparso un tweet — cui ne sono seguiti altri nei giorni successivi — indirizzato al ministro all’Istruzione Marco Bussetti, su cui si leggeva: «Salvini–Conte–Di Maio? Come il reich di Hitler, peggio dei nazisti. Una professoressa ha obbligato [enfasi nostra] dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al MIUR hanno qualcosa da dire?». Continua a leggere “CATTIVE MAESTRE Vigila et castiga. Di insegnanti controllori e altri delatori”

Verme

Ero in fila per pagare le tasse e pensavo Bisogna proprio essere dei luridi vermi disgustosi, pensavo, a fare la fila per pagare le tasse. Bisogna proprio avere la vocazione del verme, pensavo, a fare la fila per pagare le tasse, e arrivava il mio turno, Devo pagare anche qualche giorno di mora, dicevo, e intanto pensavo Proprio come un lombrico.

Paolo Nori, Spinoza

Foto di gruppo con signora

Nella foto di gruppo che tutti hanno visto, e che io non pubblico su questa pagina, c’è una signora elegantemente dimessa che guarda verso l’obiettivo con aria severa, visibilmente imbarazzata. La professoressa è l’unica che non sorride. Riconosco due dei quattro personaggi schierati al suo fianco: il ministro Bussetti e il vicepremier Salvini. Gli altri due sono papaveri del ministero, o dell’ufficio scolastico, i famosi uffici preposti. Entrambi, gli uffici preposti, diversamente magri, ricordano una foto dove c’è un uomo nudo che regge un uovo per ogni mano. Tutti e quattro sono ovviamente vestiti secondo l’occasione. La cravatta viola (spero di sbagliarmi, sono daltonico) non sembra di buon auspicio per una serie di motivi. Cosa ci fa la professoressa in questa foto? Domanda retorica. Qualcuno ha scritto che questa foto è l’immagine più brutta di un anno di governo pentaleghista (i penta potrebbero dire: noi non ci siamo nella foto. Obiezione respinta). Sono d’accordo.

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GEORGE MONBIOT La generazione derubata

[da «The Guardian», tradotto da «Internazionale», 1304, 26 aprile 2019]

I ragazzi che scendono in piazza hanno ragione: gli stiamo rubando il futuro. L’economia è un sistema piramidale con conseguenze ambientali che ricadono sui ragazzi e sui bambini che nasceranno. La crescita di questo modello è basata sul furto intergenerazionale. Al cuore del capitalismo c’è un presupposto: chiunque abbia denaro ha il diritto di accaparrarsi le risorse del pianeta. È possibile comprare la terra, l’atmosfera, i minerali, la carne e il pesce senza preoccuparsi di chi rimarrà senza. Basta pagare per avere catene montuose e pianure fertili. Chiunque può bruciare tutto il combustibile che vuole. Ogni sterlina o dollaro garantisce un diritto sulla ricchezza naturale del mondo. In base a quale principio il conto in banca dà un diritto a possedere il pianeta? Continua a leggere “GEORGE MONBIOT La generazione derubata”

ALESSANDRO MANZONI Il coro

[Dalla prefazione al «Conte di Carmagnola»]

Mi  rimane a render conto del Coro introdotto una volta in questa tragedia, il quale, per non essere nominati personaggi che lo compongano, può parere un capriccio, o un enimma. Non posso meglio spiegarne l’intenzione, che riportando in parte ciò che il signor Schlegel ha detto dei Cori greci: Il Coro è da riguardarsi come la personificazione de’ pensieri morali che l’azione ispira, come l’organo de’ sentimenti del poeta che parla in nome dell’intera umanità. E poco sotto: Vollero i greci che in ogni dramma il Coro… fosse prima di tutto il rappresentante del genio nazionale, e poi il difensore della causa dell’umanità: il Coro era insomma lo spettatore ideale; esso temperava l’impressioni violente e dolorose d’un azione qualche volta troppo vicina al vero; e riverberando, per così dire, allo spettatore reale le sue proprie emozioni, gliele rimandava raddolcite dalla vaghezza d’un’espressione lirica e armonica, e lo conduceva così nel campo più tranquillo della contemplazione. Continua a leggere “ALESSANDRO MANZONI Il coro”

GIULIETTA STIRATI Le parole sono importanti

La vicenda dell’insegnante sospesa per quindici giorni dal servizio – con dimezzamento dello stipendio – a seguito di un’accusa di «mancata vigilanza», è nota a tutti (qui potete vedere una delle interviste che ha rilasciato), e non può non lasciare sconcertati. Per le modalità, per lo stridente contrasto tra le motivazioni della sospensione e l’insieme dell’atteggiamento della docente -le sue parole, il tono della voce, il suo modo di porsi.

Le motivazioni dell’Ufficio scolastico provinciale, che ha ordinato anche un’ispezione nell’Istituto -condotta dalla Digos -, possono riassumersi in questo enunciato: «sono venuti meno i doveri di controllo della funzione di docente».

Non è questo il luogo per entrare in un discorso che richiede ben altro spazio: mi limiterò a enunciare un testo in  cui tutti dovremmo poterci riconoscere: la Costituzione Continua a leggere “GIULIETTA STIRATI Le parole sono importanti”