Lasciamoli sparare

[da «Internazionale», 1307, 17 maggio 2019]

Poco più di due anni dopo la strage in un liceo di Parkland, in cui sono morte 17 persone, il 9 maggio il governatore della Florida ha ratificato una legge, voluta dai parlamentari repubblicani, che consente agli insegnanti di portare armi nelle scuole. In precedenza solo alcuni membri del personale scolastico potevano girare armati. «Il provvedimento prevede che gli insegnanti che vogliono armarsi debbano seguire un corso di sicurezza sulle armi, che l’adesione al programma sia su base volontaria e che i distretti scolastici debbano essere d’accordo», scrive il Miami Herald. Al momento di approvare la legge, il
governatore Ron DeSantis ha detto che la legge rende «tutti più sicuri». Continua a leggere “Lasciamoli sparare”

Lavoro

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 23

Adèlia, parlavamo di traduzioni, che lei faceva la traduttrice anche lei, poveretta. Ma lei le piaceva tradurre. E mi diceva Cosa ti lamenti, che lavori sei, sette giorni al mese? E poi, mi diceva, Voltaire sosteneva che il lavoro nobilita l’uomo. Spinoza, le rispondevo, diceva che Voltaire non capiva un cazzo. Guarda, diceva Adèlia, che Spinoza Voltaire non lo conosceva, che quando è morto Spinoza Voltaire doveva ancora nascere, diceva Adèlia. Ah sì, le dicevo.
Paolo Nori, Spinoza

LUISA MIRONE Volevo fare l’insegnante

[La letteratura e noi, 12 maggio 2019]

Aurea mediocritas

Chiedo l’aiuto di Walter Siti, per parlare un poco di me.

Mi chiamo Luisa Mirone, come tutti gli insegnanti. Campionessa di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia diversità è di massa. Come ogni insegnante, indosso già la maglietta con su scritto Original mentre scrivo questo pezzo dedicato al mio mestiere, e sorrido della contraddizione, perché so che attingerò al più vieto repertorio dell’insegnante-medio; e non me ne vergogno. Non voglio essere originale, voglio essere come tutti, come tutti gli insegnanti che volevano fare questo mestiere.

Io – in verità – non lo volevo fare; e anche questo come molti, se non come tutti. Ma poi mi ci sono trovata e adesso non saprei pensarmi diversamente. Quello che so, quello che studio, quello che mi piace, che mi capita o che mi impongo di leggere, di ascoltare, di vedere, mi pare che acquisti un senso reale, pieno, compiuto (latinamente perfectum) solo quando entro in aula e ne parlo ai miei allievi, e i miei allievi mi rispondono, e poi mi chiedono. Continua a leggere “LUISA MIRONE Volevo fare l’insegnante”

LUIGI MALERBA Il passato remoto

[Da «Storiette Tascabili»]

Cesarino aveva una gran paura del passato remoto. Quando sentiva qualcuno che diceva «andai» oppure «caddi» o anche semplicamente «dissi», si tappava le orecchie e chiudeva gli occhi. Il passato remoto secondo lui poteva andare bene sì e no quando si parlava di Nabucodonosor, di Alessandro Magno o di Federico Barbarossa, ma se lo sentiva in bocca ai suoi compagni li vedeva già morti e imbalsamati. Per piacere non dire «arrivai», li pregava a metà del discorso, ma nessuno gli dava retta. Il passato remoto creava fra lui e i suoi amici, fra lui e il mondo, delle lontananze che lo spaventavano come il buio della notte o la pioggia nella giungla. È vero che i genitori di Cesarino non lo lasciavano andare in giro di notte da solo e non si era mai avventurato nella giungla sotto la pioggia, ma la sua immaginazione gli richiamava alla mente queste paurose analogie. Continua a leggere “LUIGI MALERBA Il passato remoto”

Atto unico

Pizzicarolo della Coop: quanti ne bocci quest’anno?
Prof Pesce: 8-10.
Pizzicarolo: lo sai che se ne bocci 8-10 il 60 per cento è colpa tua?
Signora in fila: i miei insegnanti erano bravi ma a me non m’annava de studia’.
Pizzicarolo: io annavo male in matematica perché il prof me stava sui cojoni….
Pizzicarolo 2: a me il prof di matematica in 5 anni non mi ha mai visto. Quando mi madre annava a parlà je diceva: Maurizio chi, noo conosco

GIANNI RODARI Grembiule sì o no

[«Corriere dei piccoli», 1968]

Ho seguito, su un grande giornale, una piccola polemica. Questa parola deriva dal greco «polemos» che voleva dire «combattimento». Ma per fortuna le polemiche giornalistiche si fanno senza bombe atomiche. con la penna o con la macchina per scrivere.

Dunque. un noto professore di pedagogia (che sarebbe la scienza dell’educazione) si diceva contrario all’obbligo, per gli scolari, dl Indossare il grembiulino col collettino. col fiocchettino; la tradizionale uniforme dentro la quale i bambini dovrebbero sentirsi tutti uguali di fronte al maestro. ma che contrasta con la personalità, lo spirito d’indipendenza, la libertà del bambini. Due madri di famiglia gli rispondevano sottolineando i vantaggi del grembiulino: economia, praticità, igiene, impossibilità (per le bambine specialmente) di fare sfoggio di vanità. Continua a leggere “GIANNI RODARI Grembiule sì o no”

Frode

I lillipuziani considerano la frode un delitto maggiore del furto, e perciò la puniscono sempre con la pena capitale; affermano infatti che l’attenzione e la vigilanza che può esercitare sui propri beni un intelletto comune bastano a salvaguardare dai ladri, mentre un onest’uomo contro chi ha ingegno più sottile del suo.

Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver

NOEMI CHIURI Veronic e Marta

[Compito in classe di italiano, SM Tibullo di Zagarolo. a. s. 2002-2003]

In questo tema racconterò di due mie amiche: Veronic e Marta, IE.
La prima, Veronic, è una ragazza alta, carina… ha i capelli castani e lunghi quasi fino all’osso sacro; ha gli occhi castani; ha la carnagione scura. È una ragazza che parla molto, infatti la chiamiamo radiolina. Cerca di imitarmi nel modo di camminare un po’ da coatta.
Si veste normale, non ha un suo stile: maglioncino e jeans sotto con le scarpe da ginnastica.
Al contrario, Marta è una ragazza con i capelli alla maschiaccia e gli occhi castani; ha la carnagione come la mozzarella.
È una persona che dice quello che pensa, anche quello che non dovrebbe dire, questa è la cosa che più di lei non mi piace. È magra come uno “stekkino” Continua a leggere “NOEMI CHIURI Veronic e Marta”

PATRICIA HIGHSMITH La gita a San Remo

[da Il talento di Mr Ripley]

In treno Dickie non disse neppure una parola, fece finta di avere sonno e si rannicchiò in un angolo con gli occhi ostinatamente chiusi. Tom sedette di fronte a lui fissando il suo attraente viso dall’espressione arrogante e le mani, ornate dall’anello verde e dal sigillo d’oro. Tom ebbe l’impulso di rubare l’anello verde, prima di andarsene. Non sarebbe stato difficile: Dickie aveva l’abitudine di levarlo prima di entrare in acqua. Dentro di lui stava montando un’emozione incontrollabile, fatta di odio, amore, frustrazione e insofferenza. Gli mancò il respiro. Voleva uccidere Dickie. Non era la prima volta che questa idea gli passava per la mente. Ma prima, un paio di volte o forse tre, questa idea era dovuta a rabbia passeggera, a delusione cocente, o insomma era frutto di un impulso momentaneo che svaniva in fretta, lasciandogli dentro un senso di rimorso. Continua a leggere “PATRICIA HIGHSMITH La gita a San Remo”

Salviamo sto paese (2)

È arrivato in porto l’acclamato provvedimento per la reintroduzione (o introduzione ex novo) dell’ora di educazione civica nelle scuole. Che, premette doverosamente il legislatore, non dovrà comportare oneri per lo Stato. Quindi, non sarà un’ora in più di scuola (come recita la fanfara dei tg), ma un’ora in meno di un’altra materia. O meglio: un’ora trasversale da individuare in base alla flessibilità consentita dall’autonomia e nell’ambito dell’organico dell’autonomia. In parole più semplici: sono cavoli vostri. Siccome tutti sono, nel loro piccolo, potenziali insegnanti di educazione civica, se non c’è un laureato in discipline giuridiche e economiche, si procede a formare un team con un coordinatore, che sentiti i contitolari, propone il voto in decimi. Cosa prevede l’insegnamento dell’educazione civica? Il menu è ricco. Continua a leggere “Salviamo sto paese (2)”