GIULIETTA STIRATI Le parole sono importanti

La vicenda dell’insegnante sospesa per quindici giorni dal servizio – con dimezzamento dello stipendio – a seguito di un’accusa di «mancata vigilanza», è nota a tutti (qui potete vedere una delle interviste che ha rilasciato), e non può non lasciare sconcertati. Per le modalità, per lo stridente contrasto tra le motivazioni della sospensione e l’insieme dell’atteggiamento della docente -le sue parole, il tono della voce, il suo modo di porsi.

Le motivazioni dell’Ufficio scolastico provinciale, che ha ordinato anche un’ispezione nell’Istituto -condotta dalla Digos -, possono riassumersi in questo enunciato: «sono venuti meno i doveri di controllo della funzione di docente».

Non è questo il luogo per entrare in un discorso che richiede ben altro spazio: mi limiterò a enunciare un testo in  cui tutti dovremmo poterci riconoscere: la Costituzione, e in particolare gli articoli 21 e 33.

Articolo 21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
» (qui il testo completo).

Articolo 33: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.» (qui il testo completo).

Sono molte le voci che, dalla scuola e dalla società civile, si sono levate non solo in difesa della singola docente, ma del significato stesso dell’insegnamento. Se si parla di vigilanza dei docenti, ci si riferisce all’attenzione che essi devono porre all’incolumità degli studenti; ma compito dei docenti è vegliare affinché le loro attitudini, la loro creatività, il loro senso civico emergano dal libero e rispettoso scambio di idee e dalla capacità di esprimere liberamente il loro pensiero: un pensiero che si forma nello studio e nella costruzione di strumenti critici per leggere la realtà.

La parola scuola deriva dal greco scholé: luogo ove aver tempo di occuparsi di qualcosa per ricrearsi. Lo spazio e il tempo per crescere sapendo che gli insegnanti stanno lì  per costruire non sbarre, ma ponti.

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