Minibot

[da Anna Isaac, I minibot italiani e la lezione della Grecia, «The Daily Telegraph», tradotto da «Internazionale», 1313, 28 giugno 2019]

I minibot sono delle obbligazioni con un valore di poche decine di euro che il governo vorrebbe usare per emettere nuovo debito. L’idea di fondo è chiara già nel nome, che abbina alla sigla bot (buoni ordinari del tesoro) il prefisso mini per indicare che i titoli in questione avrebbero un valore inferiore al minimo fissato per le obbligazioni emesse dal governo. Al momento non è chiaro se i minibot potrebbero essere usati per acquistare prodotti o servizi. In ogni caso per renderli valuta legale bisognerebbe cambiare le leggi italiane e obbligare l’intero sistema economico nazionale ad accettarli.

[…]

Se i minibot fossero una misura per incassare contante aumentando il debito italiano, Bruxelles non li accetterebbe e andrebbe avanti con la procedura per debito eccessivo. Se invece fossero usati come valuta, la Bce sarebbe costretta a prendere in considerazione l’idea di espellere l’Italia dall’euro, anche perché non potrebbe più garantire una gestione adeguata delle politiche monetarie. Il presidente della Bce Mario Draghi non ha usato mezzi termini: «I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale. Non c’è una terza possibilità».

[…]

Inoltre c’è il problema delle emissioni di un numero eccessivo di minibot. Se i nuovi titoli sono concepiti per aumentare il contante emettendo debito – per esempio pagando parzialmente lo stipendio di un insegnante in minibot che a sua volta l’insegnante potrà usare per pagare le tasse – cosa succede una volta superata una certa soglia? Se lo stato raggiungesse il limite di minibot che può accettare come forma di pagamento delle tasse, si creerebbe un surplus e i minibot, non essendo convertibili in una moneta riconosciuta, si svaluterebbero.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: