GIORGIO MANGANELLI Trentanove

[da Centuria. Cento piccoli racconti fiume, 1979]

Un’ombra corre veloce tra i reticolati, le trincee, i profili notturni delle armi; il portaordini ha fretta, lo guida una furia felice, una impazienza senza tregua. Ha in mano un plico, e deve consegnarlo all’ufficiale che comanda quel ridotto, luogo di molti morti, di molti fragori e lamenti e imprecazioni. Passa il portaordini agile tra i grandi meati della lunga guerra. Ecco, ha raggiunto il comandante: un uomo taciturno, attento ai rumori notturni, ai frastuoni lontani, ai rapidi fuochi inafferrabili. Il portaordini saluta, il comandante — un uomo non più giovane, il volto rugoso — scioglie il plico, lo apre, legge. Lo sguardo rilegge, attento. “Che vuol dire?” stranamente chiede al portaordini, poiché il messaggio è in chiaro, e chiare e comuni sono le parole con cui è stato scritto. “La guerra è finita, comandante” conferma il portaordini. Guarda l’orologio al polso: “È finita da tre minuti”. Il comandante alza il volto; e con infinito stupore il portaordini vede su quel volto qualcosa di incomprensibile: un principio di orrore, di sgomento, di furore. Il comandante trema, trema d’ira, di rancore. di disperazione. “Vattene, carogna” ordina al portaordini: questi non capisce, e il comandante si alza e lo colpisce con la mano, in faccia. “Via, o ti uccido”. Il portaordini fugge, gli occhi pieni di lacrime, di paura, quasi lo sgomento del comandante l’avesse contagiato. Dunque, pensa il comandante, la guerra è finita. Si torna alla morte naturale. Si accenderanno le luci. Dalla posizione nemica sente venire delle voci: qualcuno grida, piange, canta. Qualcuno accende una lanterna. La guerra è dovunque, non ce più alcuna traccia di guerra, le armi sono definitivamente inutili. Quante volte hanno mirato per ucciderlo, quegli uomini che cantano? Quanti uomini ha ucciso e fatto uccidere, nella legittimità della guerra? Perché la guerra legittima la morte violenta. E ora? Il comandante ha il volto coperto di lacrime Non è vero: bisogna far capire subito, una volta per sempre, che la guerra non può finire. Lentamente. faticosamente, solleva l’arma e prende la mira di quegli uomini che cantano, ridono, si abbracciano, i nemici pacificati. Senza esitazione, comincia a sparare.

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