Behind the curtain hold the line

L’insegnante vuole valutare, non può farne a meno, è il suo mestiere, lo chiede il preside, lo prescrive una circolare del MI, l’abbiamo deciso nel consiglio di classe (in streaming), non mi sento sicuro, è un diritto dello studente, lo faccio per il suo bene, lo fanno tutti, mi mancano i voti, sono per la meritocrazia (sempre e comunque). Ma giustamente dice: non mi faccio fregare. Ingaggia una prova di forza con la/lo studente (che perderà di sicuro). Chiede allo studente di bendarsi (a nessun insegnante verrebbe mai in mente di interrogare un alunno bendato in classe. E allora perché a casa sì?). Pretende che lo studente sia incollato allo schermo mentre lo interroga «come se effettivamente guardasse negli occhi il docente» (e mentre lo vede in primo piano non sa che sta leggendo le risposte sullo schermo). In ultima analisi, constatata la propria impotenza, «agli studenti si chiede un supplemento di correttezza ed onestà».

Hai solo un vantaggio strategico, la tua esperienza: conosci lo studente da prima della didattica a distanza. Sai quali sono i suoi punti di forza e soprattutto quali sono i suoi punti deboli. Lo stile, come si esprime, se è costante, se è intuitivo o impara tutto a memoria. Quello che ha fatto finora. Quindi, nella migliore delle ipotesi la valutazione a distanza conferma i giudizi precedenti, comprese le cattive abitudini e i vizi di ognuno.

Questa pausa offre una doppia opportunità. Smascherare finalmente i limiti, o la truffa, della didattica digitale con tutti i suoi corollari. Liberarsi una volta per tutte dall’ossessione per la quantificazione. Tanto più sarà lunga la pausa tanto più gli studenti disimpareranno i programmi. Ma forse prenderanno un po’ d’aria non malsana rispetto alla mania dei quiz. E rispetto al mito, ancora più malsano, della natività digitale.

Ora, mi riesce anche difficile concepire il gesto di aprire il foglio del registro e apporvi un voto che faccia media con i voti che ho dato in presenza. Scommetto che in qualche istituto si distingua tra voti scritti e orali. E siano state predisposte delle griglie di valutazione ad hoc. E c’è senz’altro una circolare che prescrive un numero minimo e/o massimo di prove per ciascuna materia. Basta cercare: «Tutti gli studenti devono avere un congruo numero di valutazioni (voto) relative al periodo di didattica online (a cui si aggiungeranno eventuali valutazioni precedenti) e riferite alle prove a distanza (griglia 1), per poter essere scrutinati. A queste si aggiungerà il voto relativo all’osservazione delle competenze delle attività didattiche a distanza (griglia 2) per ogni disciplina». E chi deve recuperare il voto del primo quadrimestre? Recupero in itinere!

Ho detto alle/agli studenti che me l’hanno chiesto che non le/li valuterò perché non ci sono le condizioni. Non hanno protestato. Ho assegnato dei compiti da fare. Tre quesiti sulla poetica di un autore contemporaneo. Ho detto: non copiate le risposte dal libro, piuttosto non mi mandate niente. Mi hanno chiesto che punteggio avrei dato alle risposte. Ho detto: tre quesiti, tre punti. Nessuna conversione in decimi o in centesimi. Ciononostante dopo due giorni più di metà della classe mi ha mandato almeno una risposta scritta. Alcune, nel bene e nel male, sono originali. Va bene così.

Qualcuno crede di cavarsela dicendo: ma io valuto l’impegno, la partecipazione. Cioè valuta quello che già in condizioni normali è più difficile da valutare. Ma nell’era del distanziamento le regole da rispettare sono state aggiornate (con una velocità che fa pensare). Ora chiediamo allo studente che si affacci alle nostre videolezioni all’ora convenuta («È accettabile un ritardo di pochi minuti alla connessione. Si effettueranno due appelli, al termine del secondo l’alunno ancora non in presenza e/o con web cam spenta, è dichiarato assente, anche se poi parteciperà alla lezione»), che intervenga quando gli diamo la parola (altrimenti deve chiudere il microfono), che non si presenti in pigiama (per lo meno la parte di sopra), che non sbadigli, che non si allontani dall’obiettivo (ci aveva già pensato il grande fratello di Orwell), che non catturi lo schermo (come lo dimostri?), e non scambi messaggini privately con i compagni (come fanno i docenti durante i collegi in streaming). E se vibra un cellulare? Subito dal preside (in videoconferenza). Ma non siamo disumani. Chi non ha i giga o ha la wifi lenta è giustificato. E se putacaso non è motivato a seguire le lezioni da un tablet? E se rifiuta di sottoporsi alla valutazione a distanza? D’altronde, anche in classe è un fannullone, ora a maggior ragione, quindi.

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