ALDO NOVE L’amore ci dividerà di nuovo

(Da “Amore mio infinito”, Einaudi, Torino 2000, pp. 85-8)

Alle otto meno dieci si abbassava il ponte del liceo ginnasio e si muovevano gli eserciti accampati nel piazzale dentro i corridoi entravano gli opposti schieramenti sotto l’occhio vigile del bidello pugliese tra le grida wild boys, wild boys!
Io sono arrivato il primo giorno fuori dalla scuola superiore c’era questo spettacolo ho visto ciellini paninari fascisti comunisti dark, tutti assieme ricompattati dal suono della campana dal rumore dei registri blu chiaro alle otto e dieci del mattino nelle classi chiuse a metà degli anni Ottanta per imparare l’aoristo l’ottativo mi sentivo un’isola che sfiorava le altre, e c’erano tutti contro tutti.
C’erano i ciellini in maglioncino slavato a collo alto.
Nell’intervallo si ritrovavano per pregare con il rosario in mano correvano dappertutto con i giubbotti gialli da oratorio ti fermavano sulle scale per dirti che anche tu avevi un posto tra loro continuavano a dirtelo.

I ciellini ti aspettavano alla fine delle lezioni per darti dei libri per dirti che gli U2 erano cattolici come tutti gli altri gruppi rock lo erano a parte quelli satanici che sbagliavano e per farti capire la felicità ti offrivano ripetizioni gratuite con preghiera finale facevano il raggio, un concerto dove al posto della rockstar e’era un prete con gli occhiali scuri che parlava ansimando del loro idolo, don Giussani.
Io una volta ho ceduto all’inizio volevo vedere tutto capire sono andato con i ciellini a un raggio. I ciellini cantavano ridevano sempre e anch’io per non esprimere il disagio che avevo dentro per non farmi convertire in continuazione per non diventare ciellino fingevo di essere felice alla fine sono andato a casa mi sono bevuto mezza bottiglia di whisky ho continuato a dirmi io cosi non voglio essere felice mai.
C’erano le legioni compatte dei fascisti, chiuse diffidenti aggressive e costantemente alla larga dalle poche milizie di sinistra con i quali si scontravano nelle manifestazioni arrivavano con i loro giubbotti neri i pantaloni neri le ragazze con i bomber facevano il saluto romano ti insultavano dicendoti partigiano o ancora peggio per loro ebreo.
Il loro idolo era uno di ventidue anni che si chiamava Gianni aveva rotto una vetrina con la testa per prendersi un paio di jeans. Il loro grido di battaglia era boia chi molla e anche noi siamo lo stupendo vivere in un mondo di morti.
I fascisti si ritrovavano nella sede del Fronte della gioventù dove e’erano i vecchi militanti del Movimento sociale, organizzavano i cori per le partite del Varese, lo spaccio da eroina.
C’erano i paninari algidi e astratti nei Moncler arancioni e gialli erano coccolati dal tempo lo rappresentavano muovendosi con passo felpato dalla moto al bar con ridondanza di Timberland e le ragazze con camicie Naj Oleari e borse tracolla Mandarina Duck.
Io una volta stavo parlando con una paninara, si chiamava Giusi aveva i capelli biondi il fiocco rosso da barbie. A un certo punto il suo volto è cambiato ho sentito freddo lei è indietreggiata in silenzio io le ho chiesto cosa aveva lei mi ha detto io no non parlo con uno che ha le scarpe da diecimila lire è andata via io ero appoggiato alla macchinetta del caffè vuota sono rimasto li a guardarmi le scarpe da tennis.
C’erano i dark i new romantic vestiti di bianco truccati pesantemente si sedevano in gruppetti isolati sulle scale della scuola si scambiavano frasi di Jan Curtis scritte a pennarello sulle pagine del diario, quasi tutti dicevano che non si interessavano di politica a seconda delle circostanze si definivano anarchici di destra di sinistra.
C’erano i metallari con le borchie le catene i capelli arruffati lunghissimi i tatuaggi la moto con gli adesivi dei Black Sabbath.
C’erano i gruppetti dei comunisti specialmente studenti dell’ultimo anno anche loro e diversamente lontani come arrivassero da un altro mondo, avevano un linguaggio che non capivo una stanchezza che li rendeva vecchi e sconfitti.
Io mi ricordo questa frase in verde fuori dall’aula di inglese c’era scritto “L’amore ci dividerà di nuovo”.
C’era Silvia al secondo banco non era né ciellina né paninara né fascista né comunista né dark né new romantic.
Silvia, aveva gli occhi neri.
Io, non ero mai uscito con una ragazza.

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