Mondo

A Dacca un fabbricato di otto piani è crollato e sono morti centinaia di operai. Lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza e producevano capi per conto di multinazionali.
Erano tutti imprenditori del tessile, da Acerra a Monza, i 9 italiani massacrati in Bangladesh.
Non erano operai sfruttati a pochi centesimi all’ora i responsabili del feroce attentato a Dacca, ma tutti esponenti della classe media locale.
Era “islamico” il ragazzo che ha rifiutato la salvezza in nome della sua conoscenza del Corano.Ha scelto la morte in nome delle sue amicizie internazionali.

Allora questi sono alcuni degli elementi di questo terribile puzzle.
Ma attenzione, qui non si sta parlando solo di Dacca, ma anche di Acerra, della provincia comasca, dell’Italia, dell’Asia, del mondo. Continua a leggere “Mondo”

Istruzione

L’istruzione deve essere integrale, cioè diretta a sviluppare armonicamente tutte le facoltà dello spirito e del corpo; deve essere teorica e pratica cioè deve insegnare nello stesso tempo a sapere e comprendere, e a fare; deve essere positiva, cioè deve basarsi sui fatti accertati.
Errico Malatesta, Programma e organizzazione dell’Associazione internazionale dei lavoratori, 1884

Un popolo di uomini istruiti non val forse più di un popolo di ignoranti?
Luigi Einaudi, 1953

È da temere quel livello di ignoranza in cui l’uomo in balia del ciarlatano che vorrà sedurlo, non potendo difendere da sé i suoi interessi è obbligato a consegnarsi ciecamente a delle guide che non può né giudicare né scegliere. […]
Non basta che l’istruzione formi gli uomini; bisogna che essa conservi e perfezioni quelli che già ha formati, che li illumini, li preservi dall’errore e impedisca loro di ricadere nell’ignoranza.
Jean-Antoine Condorcet, Elogio dell’istruzione pubblica

 

Classe (operaia)

Questi signori, continuano ad essere convinti, che il fine della politica e quindi il fine di un’azione di un governo, sia quello di ridistribuire il reddito, in modo da intervenire con la tassazione, proprio con lo strumento tasse, per far sì che possa avvenire questa redistribuzione. E ciò che propongono è di rendere uguali il figlio del professionista con il figlio dell’operaio, di togliere cioè al ceto medio e di dare a quella che loro chiamano ancora la classe operaia.

Silvio Berlusconi, TG1, 30 maggio 2007

Fede

Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (…) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti.

Indro Montanelli, “La Voce”, 26 novembre 1994

Opposizione

La nostra opposizione non è contro alcune piccole “manchevolezze” del sistema, è piuttosto un’opposizione totale, che si rivolge contro tutto il modo di vita, fin qui dominante, dello stato autoritario.

Rudi Dutschke, Le contraddizioni del tardo capitalismo, gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col Terzo Mondo, 1968

Chi l’ha visto ovvero “La scuola dei tre no” di Roberto Maragliano

Un mesetto fa ho smarrito questo esile libretto nella sala professori del mio liceo. Era un sabato. Il lunedì è il mio giorno libero. Martedì ho trovato il segnalibro, oggetto di nessun valore, il mio segnalibro, ma a cui tenevo più che al libro, se non altro per l’inveterata abitudine a trasferirlo di libro in libro, finché non è diventato una striscia di cartoncino irriconoscibile e inusabile.

E anche perché non tenevo particolarmente al libro che, proprio nel momento in cui l’ho lasciato, stavo decidendo di abbandonare e quindi, adiuvante Freud, ho di fatto abbandonato.

Un libro è sempre un libro, e perciò ho avuto per qualche giorno la mezza idea di scrivere sulla lavagna della sala professori un annuncio di questo tipo: chi avesse trovato casualmente il libro la scuola dei tre no è pregato di tenerselo. Però mi avrebbe fatto piacere, e comodo, poter rileggere certe note a margine che ho scritto sul treno. Anche perché mi capita raramente. Continua a leggere “Chi l’ha visto ovvero “La scuola dei tre no” di Roberto Maragliano”