DAVIDE FIAMMENGHI La sposa-bambina di Montanelli è veramente esistita?

[Strade, 18 giugno 2020]

Sull’onda del tragico assassinio di George Floyd in America, in questi giorni è tornato alla ribalta in più paesi il problema della rivisitazione critica di “grandi” figure con un passato, valutato al metro di oggi, da razzisti e/o misogini. La statua dedicata a Indro Montanelli a Milano è stata nuovamente deturpata invocando il suo passato di colonizzatore fascista e lo stupro di una bambina africana. Sono questioni difficili da risolvere. Da una parte, si corre il rischio di cadere nell’anacronismo, che consiste nell’applicare a epoche storiche remote giudizi e valutazioni basati sulla sensibilità di oggi; dall’altro, con si corre il rischio di contestualizzare troppo, e così facendo salvare mostri con la scusa che furono figli della cultura del loro tempo.

Quello che a molti è sfuggito è che il caso di Montanelli è diverso da quelli di altri paesi (come Winston Churchill, Cristoforo Colombo, Gandhi , Gladstone). Numerose ricerche storiche pubblicate negli ultimi venti anni hanno dimostrato che Montanelli aveva una tendenza patologica alla menzogna. Da quanto è stato finora appurato, Montanelli avrebbe mentito quando disse che conobbe e intervistò più volte il maresciallo Mannerheim, e le sue corrispondenza “dal fronte” finlandese sarebbero state scritte comodamente da una camera d’albergo; avrebbe mentito anche circa l’incontro con Francisco Franco, e così pure a proposito dell’intervista a Hitler. Secondo le ricerche, mentì quando affermò che era stato condannato a morte dai tedeschi e che si era salvato in maniera rocambolesca, e mentì quando sostenne di essere stato a piazzale Loreto quando Mussolini e Petacci furono ivi appesi e vilipesi. Da quanto disse in tribunale, su Pinelli avrebbe in parte inventato, in parte “frainteso” e in parte espresso una “propria opinione”. Questi sono solo alcuni esempi; l’elenco potrebbe continuare (alcune fonti storiche e giornalistiche sono citate in chiusa). In generale, pressoché tutti gli articoli di Montanelli che non siano pezzi d’opinione o commenti di polemica sembrano ricchi di dettagli sospetti.

Montanelli diceva a volte menzogne pazzesche e impossibili, che sconfinavano nel patologico. In diversi casi, si trattava di menzogne gratuite, nel senso che il tornaconto economico a mentire non era ovvio (e questo è appunto un indicatore della menzogna patologica). Ad esempio, nel 1942 Montanelli affermò di aver visto Hitler. Con i decenni, l’aneddoto crebbe e venne rielaborato, e si passò all’idea che Hitler lo avesse avvicinato e gli avesse parlato; più tardi (quando Montanelli era molto affermato e non avrebbe avuto più bisogno di mentire), la cosa degenerò in una storia da romanzo: nel 1939, presso il Corridoio di Danzica, Montanelli era andato a fare un bisogno fra i cespugli; un soldato tedesco lo fermò e lo voleva fucilare, ma arrivò Hitler che lo salvò e gli concesse un’intervista. Di questa strana storia esistono versioni diverse e contrastanti. Nella versione che Montanelli raccontò a Massimo Fini nel 1999, c’è anche una poco verisimile spiegazione del perché la mitica intervista a Hitler non è mai stata data alle stampe. Che io sappia, la cosa non è riportata da nessuna fonte anglosassone. Qualcuno e anche la pagina di Wikipedia dedicata a Montanelli afferma che Speer avrebbe confermato l’incontro, ma questa presunta conferma si trova citata solo da fonti italiane.

Mi sono soffermato sull’aneddoto di Hitler (ma ne avrei potuti citare tanti altri) perché dà proprio tutta la misura della capacità di invenzione fantastica di Montanelli. Il mio punto è che tutto ciò che noi sappiamo circa la bambina africana viene da un’unica fonte, Montanelli stesso, ed egli era, per prova conclamata e ripetuta, un bugiardo seriale (uso l’espressione in senso medico-clinico). La ricchezza delle invenzioni, il loro carattere fantasioso, la tendenza a rielaborazioni e modifiche successive che caratterizzano tante delle incredibili vidende di cui Montanelli sarebbe stato protagonista sembrano caratterizzare anche la vicenda della bambina, sicché viene da chiedersi cosa di oggettivo sappiamo del caso. Poco o nulla, io direi. La bambina sarebbe stata “la più bella” fra quelle che c’erano, e Montanelli l’avrebbe comprata dal padre per 500 lire, assieme a un cavallo e a un fucile: già questi aneddoti di colore potrebbero, magari, esser veri, ma evocano il romanzo di quart’ordine. Ogni 15 giorni, assieme alle mogli degli ascari, ella raggiungeva Montanelli “dovunque fosse” portandogli i panni lavati; aveva 12 anni, ma più tardi Montanelli la fece diventare quattordicenne; si chiamava Fatima, o forse Destà; fu rivenduta come schiava sessuale al generale Alessandro Pirzio Biroli, che aveva un “piccolo harem”. Però, in una versione successiva che Montanelli dette, c’è un lieto fine. Montanelli tornò in Etiopia nel 1952, ritrovò la bambina, ora donna, che lo accolse “come un padre”. Ella era sposata con tre figli, il primo dei quali chiamato Indro: e vissero tutti felici e contenti, verrebbe da dire.

L’unico nome in questa storia è quello del generale Alessandro Pirzio Biroli. Montanelli lo descrive come: “bravissimo, buon soldato” e “coraggiosissimo”. Si tratta in realtà di un criminale di guerra, morto nel 1962 e quindi impossibilitato a confermare o a smentire. Sappiamo per certo che Montanelli all’epoca era razzista e contrario alla fraternizzazione con i neri, il che non depone a favore della veridicità della storia della bambina. Nell’intervista a Biagi, Montanelli indica la foto di una bambina nera, verisimilente risalente al periodo coloniale: ma potrebbe essere chiunque, e non sappiamo se esistano foto che li rappresentano insieme. Se esistono, sarebbe utile che venissero prodotte, insieme ad altra documentazione che provi la storia: l’harem del generale, il viaggio in Etiopia del 1952, il figlio di nome Indro.

La mia opinione è che prima di dividerci tra fautori del politicamente corretto, da una parte, e della contestualizzazione storica, dall’altra, bisognerebbe accertare se la bambina africana comprata da Montanelli sia mai esistita, e quali sono i contorni della vicenda. Non si può escludere, e mi sembra anzi possibile, che si tratti di una storia messa in circolo da Montanelli stesso per darsi un tono virile (secondo un qualche concetto discutibile di virilità), pittoresco e avventuroso. Interrogato nel 1969 (e poi nel 1982 e ancora nel 2001) su questa storia che circolava, egli non poteva ammettere di avere inventato, come fu costretto a fare nel caso Pinelli, quando si trovò in tribunale. Nell’intervista del 1969, raccontò la cosa con tono piuttosto divertito, ma già allora e in misura crescente con gli anni si rese conto che quell’aneddoto da soldato era sgradevole, e cominciò a rimaneggiarlo. Si tratterebbe, insomma, di una delle sue solite invenzioini, ma che questa volta non aveva ben ponderato e che gli si è ritorta contro. La sposa-bambina potrebbe non esistere, oppure potrebbe essere una rielaborazione di diverse figure femminili che Montanelli incontrò in Africa. Non possiamo escludere che abbia veramente stuprato una dodicenne, ma, tenuto conto della sua tendenza a inventare, la cosa andrebbe verificata, non assunta come fatto sulla sola base delle parole di Montanelli.
Da quanto detto, dovrebbe essere chiaro che il caso di Montanelli non può essere accostato a quelli di Cristoforo Colombo, Churchill e Gandhi, visto che i dati essenziali della vicenda che gli viene contestata sono nebulosi. Difenderlo dicendo che è stato “un grande del Novecento”, riciclando magari la sua mitologia sapientemente costruita sulla condanna a morte e sulle grandi corrispondenze, non ha senso; attaccarlo per lo stupro, parimenti, non ha senso, visto che non sappiamo nemmeno se la bammbina sia esistita. Questo è il tipico modo italiano di impostare i dibattiti su base non fattuale. La cosa più ragionevole, invece, sarebbe che gli storici investigassero la vicenda per farvi un po’ di luce, se pure è ormai possibile e tenuto conto dei limiti della documentazione. Una volta ottenuti dati attendibili, si potrà variamente riprendere la discussione che divide i fautori del politicamente corretto da quelli della contestualizzazione storica.

Due considerazioni sono comunque già possibili.
1) Perché un personaggio simile è considerato un gigante del giornalismo? Certamente, fu un liberal-conservatore, anticomunista in un’epoca in cui il comunismo dilagava, spesso politicamente lucido a differenza di altri. Ebbe idee anche apprezzabili, insomma, ma la spregiudicatezza nel mentire e la totale mancanza di professionalità rendono difficile trattarlo come un “grande”. Che paese è quello in cui nessuno o quasi conosce Luigi Albertini, Mario Pannunzio e Matilde Serao, e si pensa che Montanelli sia un “grande del Novecento”? Come mai le ricerche storiche degli ultimi decenni non hanno avuto maggiore eco e circolazione pubblica? Non so se Montanelli fu uno stupratore, ma certamente fu un’abile penna capace di inventare storie con doti di affabulatore, ma violando spesso le regole dell’etica professionale giornalistica. La sua statua, per quanto mi riguarda, non andava messa e andrebbe tolta, a prescindere dallo stupro, perché rappresenta la tipica tendeza culturale italiana a mitizzare furbi e bugiardi.

2) Diversi colleghi di Montanelli sembrano essere (o, nel caso dei defunti, esser stati) consapevoli del fatto che era un mentitore: da Giampaolo Pansa, che accennò alla cosa, a Massimo Fini, a Gad Lerner, che pure in passato aveva fatto qualche breve cenno alla tendenza di Montanelli a inventare. Lo stesso Lerner doveva forse avere in mente proprio questo quando ha detto, qualche giorno fa, che Montanelli è stato fatto oggetto di una “venerazione sproporzionata alla sua biografia” (scelta di parole che forse allude alle menzogne di Montanelli, senza però avere l’onestà di parlar chiaro). Molti fra coloro che sono a conoscenza di questa tendenza alla menzogna la derubricano quale buffa curiosità, una specie di piccola mania, ma che nulla toglie alla grandezza del personaggio (è anche l’atteggiamento bonario e pessimo di Massimo Fini). In nessun paese anglosassone un giornalista che inventi storie a questi livelli sarebbe trattato con bonomia: si veda la vicenda di Stephen Glass, oggetto anche di una riduzione cinematografica. Né si può qui invocare la contestualizzazione storica che varrebbe per lo stupro, salvo voler dire che negli anni 1930-2000 fosse considerata prassi professionale lecita inventare interviste immaginarie, reportage “dal fronte” immaginari, e così via. Opera, qui, una sorta di omertà professionale simile a quella che c’è fra accademici, fra medici, e che porta i giornalisti a un estremo riserbo nel denunciare le condotte scorrette dei loro colleghi? Del resto, come spiegare altrimenti che un’altra “grande” firma del Corriere, ben più attuale di Montanelli, sia stata accusata, lungo molti anni, di plagio, e che nessun collega abbia mai detto nulla a riguardo, né tantomeno agito per censurare tale condotta?
Concludendo, finché nuove ricerche non faranno luce sulla videnda, non possiamo esser certi che Montanelli abbia avuto rapporti sessuali con una bambina di 12 anni; ma ciò che gli storici hanno finora rivelato circa la sua figura è già più che sufficiente per toglierlo dal Pantheon dei grandi.

Alcune fonti:
Renata Broggini sul periodo speso da Montanelli in Svizzera: https://www.lafeltrinelli.it/libri/renata-broggini/passaggio-svizzera/9788807490545

Una recensione e sintesi del libro di Broggini originariamente pubblicata da “l’Espresso”: http://forum.laudellulivo.org/index.php?topic=781.0;wap2

Una replica a Broggini e difesa di Montanelli da parte di Mario Cervi: https://www.ilgiornale.it/news/indro-mentiva-meno-chi-dubita-lui.html

Il disarmante racconto della mitomania di Montanelli da parte di Massimo Fini, che lo giustifica bonariamente: http://www.massimofini.it/index.php?option=com_content&view=article&id=195:ne-ho-piene-le-scatole-del-libero-mercato&catid=32:1997&Itemid=63

Un’altra variante del racconto di come Montanelli avrebbe incontrato Hitler: https://www.quotidiano.net/editoriale/montanelli-intervista-hitler-1.4627432

Salvatore Merlo, Fummo giovani soltanto allora: La vita spericolata del giovane Montanelli, Milano, Mondadori. Il libro contiene, fra le altre cose, dettagli sulla evoluzione dell’aneddoto sull’incontro/intervista con Hitler.

Luigi de Anna sul Montanelli corrispondente dalla Finlandia: https://www.insegnadelveltro.it/montanelli-e-la-finlandia__trashed/

Il punto sulle fantasie del Montanelli finlandese (con qualche cenno anche al suo periodo spagnolo): http://www.linterferenza.info/contributi/indro-montanelli-fu-vera-gloria/

Sandro Gerbi e Raffaele Liucci, Lo stregone: La prima vita di Indro Montanelli https://www.einaudi.it/catalogo-libri/storia/storia-contemporanea/lo-stregone-raffaele-liucci-9788806165789/

Il caso Pinelli in relazione a Montanelli: https://milano.fanpage.it/le-figlie-di-pinelli-montanelli-disse-menzogne-su-nostro-padre-poi-dovette-chiedere-scusa/

Il video dell’intervista a Montanelli (1969) in cui egli menziona divertito la bambina africana. L’intervista proseguiva con alcuni ulteriori scambi fra Elvira Banotti e Montanelli, che però non sono riportati: https://www.youtube.com/watch?v=PYgSwluzYxs

Il video della intervista (1982) di Enzo Biagi a Montanelli, in cui quest’ultimo menziona la bambina africana: https://www.youtube.com/watch?v=zV16E0MK9bA

La ricostruzione di Montanelli del 2001 sulla bambina africana. Si notino le discordanze rispetto alla versione precedente: http://www.fondazionemontanelli.it/sito/pagina.php?IDarticolo=260

Le dichiarazioni di Gad Lerner circa la “venerazione sproporzionata alla sua biografia”: https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/06/14/statua-montanelli-imbrattata-gad-lerner-lui-sarebbe-piaciuta-piu-cosi_JnuH5O70WGaUBYjKir1iHJ.html