FLAVIO MARACCHIA Non metterò voti

[Gli opliti di Aristotele, 22 aprile 2020]

In questo momento l’intero sistema dell’Istruzione, colto da un’emergenza così improvvisa, sbanda. Dietro la maschera di alcune disposizioni generali contraddittorie e lacunose, evidentemente incapaci di regolare l’irregolabile e di abbracciare insieme i diversi ordini e gradi della scuola, si finisce per abbandonare i singoli Istituti, i docenti e ogni famiglia italiana al fai dai te, all’impiego delle proprie risorse e all’esercizio di una didattica a distanza che assume colori e forme evidentemente dissimili.

In questo momento la Pubblica Istruzione evidenzia i limiti di un sistema impreparato a trovare soluzioni rapide, efficaci e condivisibili. Quello che allora fa, più o meno apertamente, è concedere a ognuno il mandato di esercitare al meglio delle proprie possibilità il dovere di una sopravvivenza necessaria ed essenziale. Non senza confusioni e grottesche contraddizioni.

Si ammette la circostanza di una promozione di massa alle classi successive. E non potrebbe essere altrimenti. L’alternativa sarebbe quella di ricominciare di nuovo l’anno scolastico, ripetendolo dall’inizio. Nulla di male, ma sarebbe messo in crisi un modello che fa della fretta e della corsa inquieta i suoi prodromi imprescindibili.

Quello a cui oggi comunque la Scuola sembra non voler abdicare è l’esercizio della valutazione. I voti devono continuare a misurare, a descrivere. Il Miur parla chiaro. Ai voti non si può rinunciare. Nella scuola primaria questa impuntatura suona ancora più bizzarra.

Io voti non ne metterò. Rispolvererò il vecchio adagio del maestro Manzi. Mi basterà la convinzione che abbiamo fatto tutti il meglio che potevamo fare. Un numero non è mai stato capace di descrivere il percorso di crescita di un bambino. Non racconta come senta di essere parte di un gruppo che fa lo stesso viaggio, non prende atto del grado di fiducia in se stessi, sorvola su fantasia, creatività, autonomia, consapevolezza. Mettere un voto sarebbe come il tentativo di un furto con effrazione. Un colpo di spugna sulla bellezza dei miei bambini. Oggi più che mai.

Ps
In copertina un murale di Miguel Ángel Belin

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