Non sarà un topless che vi seppellirà

Parliamo piuttosto del perché e del come è diventata ministra la signora Giannini, dei pochi voti raggranellati nelle elezioni europee (nonostante, o proprio perché ministra): poco più di 3000. Chiediamo alla signora Giannini come è diventata rettore di un’università pubblica, indagata per un danno erariale di 420 milioni (si chiama truffa ai danni dello Stato). Ricordiamo tutti gli svarioni linguistici commessi da una che si definisce esperta di “glottologia”, per ultima la calzante definizione di squadristi a chi la contesta perché finora non ha mai avuto diritto di parlare né di manifestare il proprio dissenso rispetto alla riforma epocale della scuola pubblica. Ma ricordiamo anche gli svarioni che la Giannini ha commesso da ministra della pubblica istruzione, la sua ignoranza sul fatto che i commissari esterni non vengono da altre province. O quando ha detto che dall’anno prossimo si studierà inglese alla scuola primaria. O quando è arrivata in consiglio dei ministri annunciando un decreto che invece era diventato, a sua insaputa, un disegno di legge. E il ripetere costantemente le favole che scrivono gli autori della “Buona Scuola”: siamo entrati nelle case di due milioni di italiani (quanti erano?), noi non privatizziamo la scuola, noi non finanziamo le scuole paritarie, noi formiamo.

Che se ne andasse al mare a prendere il sole la signora Giannini e lasciasse il suo posto a qualcuno più competente di scuola. Darebbe meno spettacolo.

(28/4/2015)

In che paese viviamo?

Uno studente oggi mi ha chiesto se ho letto il ddl. Certo che l’ho letto. Ma tutto? Non solo, l’ho letto per lungo e per largo perché solo in questo modo è possibile capire cosa dice veramente. Più lo leggo e più mi convinco che è stato scritto da incompetenti di scuola sotto dettatura di altri incompetenti (o indifferenti) ma che sanno bene cosa vogliono dalla scuola. Cosa vogliono che diventi la scuola.

In questo ddl non si parla di scuola. Della scuola democratica, pubblica e laica che abbiamo conosciuto. Si parla di altre cose. In modo illogico e frammentario, con un linguaggio gergale. Ma è impressionante la coerenza del disegno distruttivo che emerge dalla lettura complessiva del testo.

Esempio. L.’art. 7 parla di superpoteri del dirigente. Ma non è il dirigente che conosciamo, quello che con maggiore o minore autorità (e autorevolezza), con maggiori o minori capacità di gestione ha governato la scuola dell’autonomia da Berlinguer in poi, questa figura ibrida che non è più il preside modello “non facciamo poesia” ma non è ancora compiutamente un manager perché fortunatamente arginato dal contratto e dagli organi collegiali. Continua a leggere “In che paese viviamo?”

Incompetenti o bugiardi?

Secondo Milena Santerini l’art. 9 del ddl (anno di prova) “tenta di dare ai dirigenti uno strumento efficace per allontanare dall’insegnamento eventuali aspiranti docenti davvero inadatti”. Probabilmente la signora non conosce né gli altri articoli (in particolare l’art. 7) del disegno di legge né ha mai letto il contratto scuola.

(7/4/2015)

Pesce d’aprile

Oggi ho fatto un po’ di controinformazione a scuola su cosa rischiano i colleghi di ruolo se passa il ddl. Specialmente l’ipotesi di rimanere immobilizzati per tutta la carriera nella stessa scuola o, se perdenti posto, finire in un albo territoriale e fare come il boccino del biliardo sbatacchiati a seconda delle famose esigenze di cui parla l’art. 2.

Le risposte si possono così raggruppare:

  1. a) non è possibile io ho diritto di chiedere il trasferimento ho trentacinque anni di servizio ma figuriamoci
  2. b) in fondo ce lo meritiamo, ci sono tante mele marce tra noi
  3. c) ma scusa dove l’hai letto?

  1. n) è un pesce d’aprile (variante di Alerì daje è uno dei tuoi soliti scherzi)

(1/4/2015)

Sulla bufala della valorizzazione del merito

L’art. 11 del ddl “Buona scuola” si intitola in modo altisonante “Valorizzazione del merito del personale docente”, ma non parla né di valorizzazione né tanto meno di merito. La meritocrazia à la Renzi, come traduzione di un merito solo nominale in politiche che favoriscono certe categorie a danno di altre, non valuta proprio nulla, sostituisce la competizione alla cooperazione e non è fondata su nessun parametro. La foglia di fico dei tre commi non è sufficiente a mascherare la realtà dei fatti: meritevole è chi piace a me, nel caso sento il Consiglio di Istituto (sul valore del verbo sentire nella propaganda dei Renzi e dei Faraone ci siamo abbondantemente espressi nell’articolo Inemendabile). Poi, se qualcuno si legge gli art. 2 e 7 sull’autonomia e i superpoteri del Dirigente capisce come stanno le cose dentro la scuola riformata, e che valore bisogna dare a termini a cui per solito attribuivamo tutt’altro significato.

Date queste premesse, nell’art. 11 del ddl la valutazione è basata su parametri puramente arbitrari. Anche facendo uno sforzo sovrumano per cercare una logica che in realtà è quella semplicissima dei rapporti sociali oliati dalla ruffianeria e dal conformismo, prima ancora di misurarli, cosa sono i “risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento”, come si definiscono? Continua a leggere “Sulla bufala della valorizzazione del merito”

Cavolo

Il nome “cavolo” deriva da Cavoglio, un principe che quando ascese al trono emanò con un decreto la creazione di un Gran Consiglio Imperiale comprendente i membri del precedente ministero e i cavoli dell’orto reale. Quando uno dei provvedimenti di sua Maestà falliva miseramente, veniva dato l’annuncio solenne della decapitazione di vari membri del Consiglio, e così i mormorii dei sudditi si acquietavano.

Ambrose Bierce, Il dizionario del diavolo