Sulla bufala della valorizzazione del merito

L’art. 11 del ddl “Buona scuola” si intitola in modo altisonante “Valorizzazione del merito del personale docente”, ma non parla né di valorizzazione né tanto meno di merito. La meritocrazia à la Renzi, come traduzione di un merito solo nominale in politiche che favoriscono certe categorie a danno di altre, non valuta proprio nulla, sostituisce la competizione alla cooperazione e non è fondata su nessun parametro. La foglia di fico dei tre commi non è sufficiente a mascherare la realtà dei fatti: meritevole è chi piace a me, nel caso sento il Consiglio di Istituto (sul valore del verbo sentire nella propaganda dei Renzi e dei Faraone ci siamo abbondantemente espressi nell’articolo Inemendabile). Poi, se qualcuno si legge gli art. 2 e 7 sull’autonomia e i superpoteri del Dirigente capisce come stanno le cose dentro la scuola riformata, e che valore bisogna dare a termini a cui per solito attribuivamo tutt’altro significato.

Date queste premesse, nell’art. 11 del ddl la valutazione è basata su parametri puramente arbitrari. Anche facendo uno sforzo sovrumano per cercare una logica che in realtà è quella semplicissima dei rapporti sociali oliati dalla ruffianeria e dal conformismo, prima ancora di misurarli, cosa sono i “risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento”, come si definiscono? La qualità dell’insegnamento è qualcosa che si può consumare? Giorno per giorno o sul medio-lungo periodo? No, perché il ddl non sembra avere la pazienza di valutare (e valorizzare) i frutti del lavoro, la mentalità del dirigente è in “tempo reale”, express. Quanti alunni (e studenti) hai bocciato? Troppi. In castigo. La qualità del tuo insegnamento è scadente, niente bonus. Non per caso il passaggio successivo indica proprio nel rendimento scolastico degli alunni (e degli studenti) l’indicatore valido per la concessione del bonus: la tendenza a diventare un po’ più largo di voti sarà la norma, quel tanto che basta per far ripartire l’economia. Io ti do 200 euro e tu me ne fai risparmiare almeno il doppio. L’unico argine a questa ipotesi è che con i tagli agli stipendi (di cui molti non si sono accorti) anche questi 200 euro per pochi suonano come una presa in giro. Poi c’è, terza proposizione del comma 2, la progettualità nella metodologia didattica,vero e proprio specchietto per le allodole. Evidentemente è arrivato il tanto sospirato momento di buttare via tutto il vecchiume nella mediazione didattica per darsi alla sperimentazione. Senza mezzi tecnici, ma è lo stesso, ci chiedono di diventare attori, di interpretare dei ruoli, di mescolare discipline scolastiche tra loro e con attività di vario genere (non scrivo qui quello che so fare). La domanda è: questo indicatore si misura in termini di risultati o come in un talent show?

Preferisco non parlare del premio per chi contribuisce al miglioramento complessivo della scuola. Forse bisogna cominciare a studiare un po’ di marketing.

(30/3/2016)

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