Da «Via Paolo Fabbri 43» (1976)
Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
per raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo
O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi
Queste cose le sai perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali
perché siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d’azione o di parola
volando come vola il tacchino