Da «L’Agnese va a morire»
Il Comandante venne su per la scaletta del sotterraneo; si faceva lume con un fiammifero, ma vi soffiò sopra quando fu nella stanza terrena, l’unica della casa. Dietro di lui salirono gli altri. Si muovevano al buio nel vano stretto e vuoto di mobili. Si udiva soltanto il rumore delle scarpe. Il Comandante disse: – Ciro con altri tre vanno a sorvegliare l’imbocco del sentiero dell’argine. State nascosti perché c’è la luna e ci si vede come di giorno. Tu Mario con Gim andate qui fuori e rimanete di guardia alla casa. Al primo allarme tutti alle barche. Gli altri mettano a posto la roba. Appena pronti si parte. Aveva la voce fredda e pacifica, e parlava adagio, come un maestro che assegni il compito agli scolari.
Subito si aperse sul chiaro di luna il rettangolo della porta, e gli uomini uscirono e chiusero. Di nuovo si sentì sulla scaletta di legno lo scalpiccio delle scarpe. Il Comandante disse: – Clinto, aspetta. Lei dov’è? – L’Agnese rispose tremando: – Sono qui.
Stava appoggiata al muro, e aveva paura. Da un pezzo lavorava per i partigiani, ma il Comandante non lo conosceva. Sapeva che lo chiamavano «l’avvocato», che era uno istruito, un uomo della città, che aveva sempre odiato i fascisti, e per questo era stato in prigione, e poi in Russia e in Ispagna. E adesso aveva una grande paura di lui, della sua voce quasi dolce, delle parole che avrebbe pronunciate. Certo doveva sgridarla per il suo gesto pazzo che distruggeva uno stato di quiete e di sicurezza. Lei aspettava.
il rimprovero da quando era entrata, e il ritardo aumentava il suo orgasmo. Nella stanza sembrò che non ci fosse più nessuno. Poi il Comandante parlò, ed a lei parve di ascoltarlo in sogno. Disse proprio così: – Clinto, la mamma Agnese viene con noi.
Ad uno ad uno gli uomini risalivano col loro carico. Uscirono tutti sul prato, chiamarono fischiando quelli che erano di guardia. Si avviarono al canale. Nella notte non c’era alcun rumore, solo un passo di vento fra le canne. Il Comandante camminava presto, portava anche lui un sacco da montagna. L’Agnese, che gli veniva dietro, si meravigliò che fosse piccolo, scarno, coi capelli biondi e grigi.