PETER FREEMAN La parola d’ordine è: performance

La storia dell’Istituto Comprensivo di via Trionfale e del modo in cui questa scuola si presenta al pubblico è esemplare. Ma le ragioni per cui questa vicenda è esemplare sono omesse dai resoconti giornalistici e relativi commenti dei principali quotidiani italiani. Provo a riassumerle.

1. Da anni la nostra scuola pubblica è stata ridotta a un prodotto commerciale. Le «presentazioni» sui siti web e gli «open day» durante i quali ogni istituto cerca di attrarre nuove iscrizioni – spesso attraverso descrizioni delle proprie attività in buona parte non corrispondenti al vero e comunque infiocchettate – sono parte integrante di questo processo. Chiunque abbia preso parte a un «open day» si è potuto rendere conto di questa cosa.

2. La direzione didattica dell’Istituto Comprensivo di via Trionfale si è macchiata di un peccato imperdonabile: l’ingenuità e la grossolanità. Ma non ha dichiarato il falso. Ha semplicemente descritto, con termini sbagliati perché immediatamente censurabili, la realtà di buona parte della scuola pubblica italiana, dove la selezione scolastica (e sociale) è tornata in auge come e più degli anni che hanno preceduto il vituperato Sessantotto. Questo è avvenuto con il plauso di un ceto medio impoverito e incarognito, convinto che una scuola «che boccia» e dunque seleziona sia la garanzia migliore per un futuro radioso dei propri figli. E con l’adesione convinta di una parte del corpo docente, o almeno di quei (molti) docenti convinti che insegnare in un liceo di ricchi e dotato di un certo prestigio sia preferibile e assai più gratificante dell’insegnamento in un qualche scalcagnato istituto tecnico di periferia pieno di immigrati che parlano male la lingua e di famiglie a basso reddito. La parola d’ordine è: performance. Su questo semplice slogan si è creato un consenso diffuso e non solo tra i ceti più ambienti.

3. I principali quotidiani italiani (quelli che io chiamo mainstream) hanno pubblicato la notizia dell’Istituto Comprensivo di via Trionfale accompagnandola con commenti scandalizzati e severe reprimende, e hanno raccattato click, like, commenti indignati. Che bello. Sono però i medesimi quotidiani che ogni anno pubblicano (e pubblicizzano) la classifica dei licei più quotati stilata dalla Fondazione Agnelli – badate bene: i licei, non gli istituti tecnici e commerciali o altri corsi di studio da sfigati.
Su questo magari fate anche voi una riflessione e pubblicatela nell’apposito spazio che i suddetti quotidiani dedicano ai commenti indignati.

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