Dice che il nuovo concorso

Con questo nuovo concorso nella scuola il governo raggiunge tre obiettivi. Istituisce una corsia preferenziale per i raccomandati che sono da più dieci anni a bocca asciutta, fa un clamoroso spot sull’assunzione di 30 000 precari nella scuola con l’accompagnamento di pifferi come quello del merito, getta le premesse per una futura guerra tra poveri, cosa che ci manca da alcuni anni.

Sulla propaganda non ho niente da spiegare, riesce sempre bene e con pochissimo sforzo, lo dimostrano i fatti degli ultimi dieci anni in tutti i settori della vita pubblica.

Sulla questione dei raccomandati qualcuno potrà facilmente obiettare che il concorso, così come è stato pensato, è rivolto solo a precari già abilitati. In questo senso sarebbe un concorso inutile perché pesca nel mucchio degli aventi diritto tra coloro che hanno già diritto.

Ma soprattutto si tace il punto fondamentale, cioè che esistono ben più di 30 000 precari già abilitati, forse 200 000 che aspirano a entrare in ruolo da una graduatoria che dal 2007, ministro Fioroni, si chiamerebbe eloquentemente “a esaurimento”. Ci sono i posti, ci sono gli aspiranti, a che serve un nuovo concorso se non a spendere soldi? Tra l’altro quest’anno cominciano i corsi per il cosiddetto tfa, il tirocinio formativo attivo, che vorrebbe essere un nuovo sistema di reclutamento. Alcune graduatorie dell’ultimo concorso sono effettivamente ormai estinte, per molte classi di concorso rimane in vigore solo la cosiddetta graduatoria ad esaurimento. Si intravede il miraggio di un unico canale e la possibilità per un laureato di accedere all’insegnamento senza passare attraverso un patetico percorso ad ostacoli e tra nemici con il fucile puntato.

La storia ci insegna che spesso le cose vanno così. Il bando individua chi è titolato a partecipare al concorso. Io non sono titolato perché sono di ruolo e non sono abilitato per esempio in storia e filosofia, anche se mi piacerebbe passare di cattedra. Allora vado da un avvocato e ci dico che voglio fare il concorso anch’io. L’avvocato naturalmente è d’accordo, dice che un concorso deve essere aperto a tutti coloro che hanno i titoli per farlo. Che escludere uno che è abilitato, anche se in un’altra materia, è contro la Costituzione e roba del genere. Poco prima delle prove arriva l’integrazione. Allora mio cugino, che è un precario non abilitato dice che lo vuole fare anche lui, fa un ricorso al Tar e lo vince e viene imbarcato e così via. Non serve neppure andare tanto lontano per capire che c’è gente che monta sul treno senza neppure passare attraverso questa noia di avvocati e tribunali. Alcuni vincitori del concorso a preside sono colleghi freschi di assunzione, a dispetto del fatto che servono cinque anni, per il semplice fatto che qualcuno si è dimenticato di controllare. Forse.

Forse molti diffidano anche del modo in cui si svolgono i concorsi in Italia. Non solo il clientelismo, ma anche come si formano le commissioni, come lavorano. Dieci anni fa i requisiti per fare l’esaminatore erano ridicoli, chi esaminava non aveva diritto all’esonero dall’insegnamento neppure parziale, infatti molti tra quelli che correggevano i compiti erano pensionati.

Ora non voglio esprimere un giudizio se sia giusto meno. Mi limito a immaginare cosa succederebbe se gli attuali precari non abilitati potessero partecipare al concorso. Prevedibile che il giorno dopo ci saranno tre categorie di aventi diritto che si faranno guerra: i precari delle graduatorie a esaurimento che verranno nuovamente cognominati “precari storici”, i vincitori del concorso e i tiffini e qui la fantasia potrebbe sbrigliarsi nell’inventare i talenti da concedere agli uni e agli altri per far dimenticare a tutti la verità di fondo, che per effetto dei tagli alla pubblica istruzione non ci sono posti per nessuno per altri cinque anni, tanti furono quelli che corrono tra l’ultimo Berlinguer e il primo Fioroni.

Dopo l’ultima grande infornata, quella del 2000. Che fu salutata come la soluzione finale dei precari, nel senso che la Moratti, appena insediata e attuata l’assunzione decisa da De Mauro di circa 120 000 insegnanti nel corso di un’estate, non ebbe difficoltà a far credere all’opinione pubblica che il problema dei precari della scuola, ereditato naturalmente dal centro-sinistra, non esisteva più. Così bene che a me e a una certa Gabriella che discutevamo in un bar di Trastevere due anni dopo di dove avremmo raccattato il prossimo incarico, un vecchietto seduto a un tavolino ci apostrofò duramente: ma cosa state dicendo bugiardi ma se la Moratti ha detto che tutti i precari sono stati assunti e poco mancò che ci minacciasse con il bastoncino.

(25 agosto 2012)

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