Salviamo sto paese

Sciopero della scuola del 17 maggio revocato da Cgil, Cisl, Uil. Gilda e Snals. I sindacati che siedono al tavolo delle trattative con il Miur hanno raggiunto l’accordo (alle sei del mattino di ieri l’altro): più spicci in tasca ai docenti («troveremo le risorse» e «gli stipendi vanno adeguati alle responsabilità»), l’autonomia regionale svuotata: la scuola resta «La scuola del Paese», il reclutamento dei docenti uniforme, lo stato giuridico non si tocca, il premier Conte continuerà a visitare le scuole italiane «nella consapevolezza del ruolo fondamentale che esse svolgono, in una prospettiva inclusiva e solidale, nella costruzione di un futuro migliore». Dubbio: quando è che si è già sentito dire di qualcosa svuotato?

Pasqua (Pèsah)

Pèsah

Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare.
Non è festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio. Da non credente vedo le persone di fede così, non impiantate in un centro della loro certezza ma continuamente in movimento sulle piste.
Chi crede è in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere, scruta perciò ogni segno di presenza.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi.
Perciò vedo chi crede come uno che sta sempre su un suo “pèsah”, passaggio. Mentre con generosità si attribuisce al non credente un suo cammino di ricerca, è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai, chi non s’azzarda nell’altrove assetato del credente. Continua a leggere “Pasqua (Pèsah)”

ROSARIA MAIETTA Divide et impera. L’autonomia differenziata

[La scuola e noi, 8 aprile 2019]

Da quando le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno richiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione si sono accesi i riflettori sulla scuola statale e sui suoi meccanismi di finanziamento.

La questione attiene a quella che per qualcuno è una vera e propria secessione delle Regioni più ricche in una materia che la Costituzione Repubblicana affida allo Stato: questa richiesta, se accettata, porterà alla regionalizzazione del sistema scolastico statale.

Le Regioni richiedenti dimenticano che la scelta dello Stato Italiano è stata quella di mantenere il controllo dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e che tale garanzia verrebbe ovviamente messa in discussione dalla regionalizzazione del sistema, come è già avvenuto ad esempio per le Università. Continua a leggere “ROSARIA MAIETTA Divide et impera. L’autonomia differenziata”

Terrore

Davanti alla porta della città innalzai un monticello di terra, scorticai tutti i capi dei ribelli e disposi le loro pelli lì sopra; alcuni li seppellii vivi, altri li impalai… molti prigionieri li bruciai, molti li presi vivi: ad alcuni tagliai le mani e le dita, ad altri il naso e le orecchie, ad altri cavai gli occhi. Feci un mucchio dei vivi e un mucchio dei morti; legai le loro testé ai pali, tutto intorno alla città. Bruciai con il fuoco i loro figli e le loro figlie. Distrussi e devastai la città, la bruciai con il fuoco, la annientai completamente.
Cronaca dell’epoca assira

La differenza fondamentale tra le forme totalitarie e quelle tiranniche tradizionali è che il terrore non viene più usato principalmente come un mezzo per intimidire e liquidare gli avversari, ma come uno strumento permanente con cui governare masse assolutamente obbedienti. Il terrore moderno non aspetta, per colpire, la provocazione degli oppositori, e le sue vittime sono perfettamente innocenti anche dal punto di vista del persecutore.
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

JONATHAN SWIFT Li presi tutti nella mano destra

[da Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, nella traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, Einaudi, Torino 1989, pp. 22-23]

La statura di lui supera quella di chiunque a corte quasi dl un’unghia, e questo solo basta ad ispirare reverenza in chi lo guarda; ha fattezze marcate e virili, labbro austriaco, naso aquilino, colorito olivastro, un’espressione intrepida, corpo ben proporzionato, movenze aggraziate, e portamento maestoso. Aveva ormai superato la prima giovinezza, poiché aveva già ventotto anni, e regnava da sette, tra i successi militari e la generale prosperità. Mi distesi sul fianco, in modo da tenere il viso all’altezza del suo, per guardarlo più comodamente, mentre stava in piedi, alla distanza di tre metri. Ma, in seguito, l’ho preso in mano più volte, e perciò posso esser certo che la mia descrizione è esatta. Continua a leggere “JONATHAN SWIFT Li presi tutti nella mano destra”

GUIDO BARBUJANI L’uomo postumano

[«Repubblica Robinson», 26 agosto 2018]

Il futuro già tra noi ci regala chip nel cervello e modifiche nel dna. Sicuri siano le scelte migliori?

È sempre così: quando si parla di futuro ci sono ottimisti e pessimisti. C’è chi vede rosa, per esempio Ray Kurzweil che annuncia molecole intelligenti in giro per il nostro corpo alla caccia di cellule cancerose e una durata senza limiti della vita umana; e c’è invece chi subodora piani per introdurci nel cervello sensori che trasmetteranno ogni nostro pensiero a un’oligarchia nascosta e onnipotente. Può darsi, può darsi. Ma secondo me c’è un punto debole, debolissimo, in entrambi i ragionamenti: l’idea che le cose debbano andare necessariamente in quel modo lì. Continua a leggere “GUIDO BARBUJANI L’uomo postumano”

WILLIAM SOMERSET MAUGHAM Ci sono anche gli ospiti che sono semplicemente felici di stare con chi li accoglie

Da Alcuni romanzieri che ho conosciuto, in Lo spirito errabondo

Negli ultimi venticinque anni ho ospitato molta gente a casa mia, e a volte ho la tentazione di scrivere un saggio sugli ospiti. Ci sono quelli che non si chiudono mai la porta alle spalle e non spengono mai la luce quando escono da una stanza. Ci sono quelli che si gettano sul letto con gli stivali infangati per fare un sonnellino dopo pranzo, così il copriletto deve essere lavato dopo la loro partenza. Ci sono quelli che fumano a letto e lasciano bruciature sulle lenzuola. Ci sono quelli che sono a dieta e richiedono la preparazione di cibi particolari e quelli che aspettano che il loro bicchiere venga riempito di un vino pregiato fino all’orlo prima di dire: «No, grazie». Continua a leggere “WILLIAM SOMERSET MAUGHAM Ci sono anche gli ospiti che sono semplicemente felici di stare con chi li accoglie”

MARIKA MARIANELLO Gita a Verona

[Cattive maestre, 2 aprile 2019]

Le gioie dell’insegnamento novantacinquesima

E niente, la scuola è andata in gita a Verona e a quel cojone de Bussetti j’ha fatto un culo così.

Perché mentre il Ministro si stava facendo le pippette insieme ai suoi compagnucci di classe — quattro sfigati che fanno a gara a chi ce l’ha più lungo, più duro, più eretto, più turgido e peloso — le cattive maestre si sono svegliate presto, prestissimo, all’alba, hanno indossato felpa e pañuelo, hanno preso treni e pullman fucsia e son partite per immergersi nel fiume di donne che ha marciato per le vie della storica città di Romeo e Giulietta, simboli del dramma familiare e dell’amore osteggiato dalla violenza sociale. Continua a leggere “MARIKA MARIANELLO Gita a Verona”

ALEKSANDR N. AFANAS’EV La vecchia avida

C’era una volta un vecchio e una vecchia; un giorno il vecchio andò nel bosco a far legna. Cercò un albero annoso, sollevò la scure e fece per vibrare il colpo. Ma l’albero gli disse: “Non tagliarmi, mugik*, farò quello che vuoi”.
“Fa’ in modo che diventi ricco, allora” disse il vecchio.
“Va bene, torna a casa e vi troverai ogni ben di Dio” replicò l’albero.
Al ritorno il vecchio trovò un’ izba** nuova, colma di ogni ben di Dio, soldi a bizzeffe, pane in abbondanza e mucche, cavalli, pecore che ci sarebbero voluti tre giorni solo per contarli.
“Ehi, vecchio, da dove salta fuori tutto questo?” chiese la moglie.
“Ho trovato un albero così e così Continua a leggere “ALEKSANDR N. AFANAS’EV La vecchia avida”

«Gilet gialli: la vittoria dei vinti». Intervista a Edwy Plenel

[«Micromega», 2 aprile 2019]

Quale lezione dunque la sinistra può trarre da questo movimento?

Che occorre uscire rapidamente dal XX secolo. Ed è ciò che la sinistra non riesce ancora a fare. Il XX secolo è quello della grande tragedia: caduta dell’URSS, conversione della socialdemocrazia al liberalismo economico, sinistre di governo che si consacrano allo stato più che alla società, il secolo del partito come proprietà, della professionalizzazione della politica. Si dovrebbe a mio avviso guardare più al XIX secolo, al principio cioè del movimentismo e delle battaglie per l’uguaglianza: in quelle masse in cui si mescolano persone di orizzonti diversi, borghesi e proletari, massoni o libertari si veicola un’unica questione: quella dell’uguaglianza. A questo orizzonte di ricerca dell’uguaglianza propria ai moti del 1830, del 1848 e del 1871 si dovrebbe ispirare la sinistra oggi.

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