Precari tra due destre

Quasi nessuno sembra ricordare che il corporativismo 
è un arnese dell’armamentario scenico di quell’arcaismo 
tecnicamente equipaggiato e spettacolare che il fascismo 
impose durante lo stato d’assedio della società capitalistica 
tra le due guerre, sotto la minaccia della crisi, della lotta 
di classe e della sovversione proletaria… 
Accademia dei Testardi, Dizionarietto ad uso 
dei comitati di base della scuola, Carrara 1988

Definizioni. Non è solo un problema di metodo. Tutti sanno cos’è un precario: gli alunni e le loro famiglie, i presidi, i colleghi, il personale della segreteria. Precario è chi non è di ruolo. Chi lavora con un contratto a tempo determinato e senza certe garanzie. Anche il vocabolario è chiaro. Eppure intorno alla definizione e ai suoi limiti si è giocata la partita dei precari in questi anni. La definizione di cosa sia un precario nella scuola cambia a seconda degli umori, dei tempi, dei soggetti (chi si auto-definisce e chi definisce), delle relazioni che mette in gioco; oserei dire, di certe opportunità estemporanee e non. Non mancano i de profundis (tiè), gli epitaffi, le didascalie, come questa: “Le tragedie, personali e famigliari, di migliaia di precari che hanno servito lo Stato per decenni graveranno sulla coscienza dei politici e dei sindacalisti responsabili di tanta eclatante ingiustizia” (Il partito per la scuola).  Continua a leggere “Precari tra due destre”

La scuola dell’autonomia

(ssis lazio – indirizzo linguistico letterario – estratto dalla relazione finale di tirocinio, aa 2000-2001)

Ho scelto l’Amaldi perché è una scuola dell’estrema periferia romana, di cui si dice tutto il male possibile ? basta il nome del quartiere, Torbellamonaca, a evocare immagini terrificanti anche a decine di chilometri. Ci si arriva con la macchina, sbagliando strada, attraversando incroci stretti e scoscesi tra torri immense di palazzi circondati da campi, prati e autostrade. E basso, esteso c’è anche l’Amaldi, edificio modernissimo la cui entrata informa della presenza di un cinema aperto al pubblico e da cui già si scorgono attrezzature non comuni: una pista di atletica, un ampio parcheggio. Continua a leggere “La scuola dell’autonomia”

A chi serve il Bignami

Si dice che il Bignami serva soprattutto a noi. Questo mi sembra degno di preoccupazione sopra ogni altra cosa. Come storico, sia ben chiaro, neppure io posso conoscere tutta la storia. C’è un argomento che non conosco: la scoperta dell’America. Poniamo il caso. Mi voglio quindi documentare, così mi preparo una bella lezione in quattro e quattro otto. Apro il mio Bignami – un Bignami vero, non un’imitazione – al capitolo “Le scoperte geografiche e la colonizzazione del mondo”. C’è una piccola introduzione, pensa te che lusso. Si intitola: “I presupposti delle scoperte”. Recita tra l’altro: “Una delle caratteristiche della ‘modernità’ della nuova epoca è l’allargamento dello spazio geografico di riferimento (rispetto a chi? a che cosa?)… nel quale gli europei stabiliscono contatti (e che contatti…) regolari con tutte le altre società umane e danno alla storia una dimensione mondiale”. Continua a leggere “A chi serve il Bignami”

I computer non mangiano i bambini

Ho fatto gli esami di stato “conclusivi” nella sezione “speciale” che si trova dentro il carcere di Rebibbia. Mi ha colpito – a tal punto che ho chiesto l’autorizzazione a riciclarla per gli usi che potessero derivarne, e questo è uno – la dichiarazione di un detenuto a proposito del suo rifiuto di imparare l’inglese: l’inglese è la lingua della globalizzazione. Se fossi stato libero sarei andato a Seattle a manifestare. Giusto. Ma forse, senza sapere l’inglese, avresti avuto non poche difficoltà a capire e farti capire. Continua a leggere “I computer non mangiano i bambini”

La condizione precaria nella scuola, le sue manifestazioni e alcuni possibili rimedi

Bell’argomento. Me l’avessero proposto quando ero scolaro, anziché insegnante precario, avrei pensato ai muri della scuola, alle strutture fatiscenti, ai laboratori dove pioveva dentro – ci piove ancora. Poi avrei pensato a quei supplenti che si autodefinivano precari. Che assimilavi alla precarietà generale.

E oggi sono anch’io precario. A tutti gli effetti anche se nelle graduatorie permanenti, quelle che hanno fatto – dicono – per tenere a bada i precari, non ci sono. Non c’ero neppure tra gli ammessi all’orale nella mia classe di concorso. Eppure ogni mattina me ne vado in una scuola dove insegno, il pomeriggio ne frequento una dove mi accomodo in un banco e ascolto delle lezioni e la sera ho ancora la testa che mi ronza dell’una e dell’altra, e di tutte le voci che ho sentito, di quelle che ho raccolto volontariamente e di quelle che mi sono cadute addosso. Continua a leggere “La condizione precaria nella scuola, le sue manifestazioni e alcuni possibili rimedi”

Il mio primo sit-in ad agosto

Svolgo alcune riflessioni che non sono particolarmente “corrette”. Antefatto: lunedì un po’ di gente (nell’ordine dei trenta o quaranta) al provveditorato agli studi di Roma decideva, dopo la novità che i risultati del concorso di abilitazione non sarebbero stati affissi, di proclamare un sit-in davanti al ministero della pubblica istruzione per questa mattina alle 10.30. Il comitato ha già un nome – Comicon – e uno slogan – abilitati o dimenticati? La “piattaforma” non sembra molto differente da quella a suo tempo ipotizzata dai precarissimi. Ma intervengono una serie di problemi e non tutti possono essere attribuiti al clima – un caldo bestiale su quella scalinata – o al fatto che molti sono in ferie – ma ci sono. Al sit-in partecipano infatti dodici persone. Continua a leggere “Il mio primo sit-in ad agosto”