Lasciamoli lavorare (7)

Ho capito come funziona. Una settimana si parla di crocifisso e l’altra di educazione civica. Serve a distrarsi dalle notizie preoccupanti (per esempio la regionalizzazione, che sta facendo dei passi da gigante). Questa è stata la settimana dell’educazione civica. L’educazione civica, garantisce il ministro, sarà obbligatoria dall’asilo (o all’asilo. Nido?) e materia d’esame in terza media e alla maturità. Un’ora a settimana (in più o in meno?) per contrastare il bullismo, il cyberbullismo, la diseducazione stradale, l’alcool e la droga. E la Costituzione? Non si fa politica a scuola. E i finanziamenti? Come diceva sua nonna – la nonna di Bussetti, il ministro – ci si scalda con la legna che si ha.

Una circolare del ministero è passata quasi inosservata. L’offerta formativa, nella forma in cui si è sviluppata nella scuola dell’autonomia, viene soppressa. La funzione propositiva e il potere decisionale degli organi collegiali, con questa specie di telegramma, svuotati di senso. Recita la circolare: «La partecipazione a tutte le attività che non rientrano nel curricolo obbligatorio, ivi inclusi gli ampliamenti dell’offerta formativa di cui all’articolo 9 del D.P.R. n. 275 del 1999, è, per sua natura, facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni, o degli stessi se maggiorenni. In caso di non accettazione, gli studenti possono astenersi dalla frequenza». Come ha scritto Anna Angelucci (si può leggere qui), questa circolare, dettata dalle associazioni che da sempre si battono per ridimensionare la scuola pubblica, sancisce il controllo delle famiglie sulla libertà di insegnamento.

Intanto: niente supertassa per le auto super inquinanti (l’inquinamento andrà di moda), un emendamento approvato alla Camera esclude le famiglie numerose straniere dalle agevolazioni della «Carta della famiglia». L’iva su assorbenti e prodotti igienici femminili resta al 22%, categoria «beni di lusso». I rasoi da barba invece sono tassati al 4%. Ma, per fortuna, anche una buona notizia: il debitore potrà avere uno sconto su quello che deve pagare al creditore (si chiama saldo a stralcio): «a fronte della rinuncia delle azioni esecutive da parte del creditore (precetto e pignoramento), il debitore si impegna a versare (di norma immediatamente) una somma più bassa accettata dal creditore; versata tale cifra, il debitore è libero da ogni impegno» (La legge per tutti). È un condono? Ma no, si chiama pace fiscale. Dice Salvini: «Gli italiani vogliono guardare avanti, con questa manovra diamo un segno di speranza».

Ultimora. Salvatore Giuliano, il sottosegretario, il pallone gonfiato che rotola da un governo all’altro, ha detto: stiamo rilanciando la scuola. E allora lasciamoli lavorare.