Ho capito come funziona. Una settimana si parla di crocifisso e l’altra di educazione civica. Serve a distrarsi dalle notizie preoccupanti (per esempio la regionalizzazione, che sta facendo dei passi da gigante). Questa è stata la settimana dell’educazione civica. L’educazione civica, garantisce il ministro, sarà obbligatoria dall’asilo (o all’asilo. Nido?) e materia d’esame in terza media e alla maturità. Un’ora a settimana (in più o in meno?) per contrastare il bullismo, il cyberbullismo, la diseducazione stradale, l’alcool e la droga. E la Costituzione? Non si fa politica a scuola. E i finanziamenti? Come diceva sua nonna – la nonna di Bussetti, il ministro – ci si scalda con la legna che si ha. Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (7)”
Categoria: sindrome scuola
Lasciamoli lavorare (6)
Bussetti, il ministro, è andato al congresso della Fidae (federazione di scuole cattoliche). Ha detto che va garantita la libertà di scelta tra scuola pubblica e paritaria (la solita solfa). Che l’insegnante ha una missione (roba forte). Che è impensabile fare riforme della scuola (si trova tutto il lavoro già fatto) e che la scuola non deve mettere sulla bancarella tutto quello che può offrire agli studenti per farli iscrivere. In netta controtendenza rispetto alla linea seguita dall’autonomia in avanti. Riflessione lodevole. Tra le righe: comprimere, livellare, standardizzare. Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (6)”
Lasciamoli lavorare (5)
Premessa: il nuovo esame di Stato è regolato dal decreto 62 del 2017, nel quadro delle deleghe alla 107. Quindi è stato il PD. Il governo del cambiamento si è solo limitato a passarlo. Probabilmente il ministro non l’ha nemmeno letto. Qualcuno ha scritto cosa doveva dire.
Una novità importante è che il nuovo esame, finalmente, sarà aderente ai programmi scolastici: «Prosegue il lavoro di accompagnamento verso il nuovo Esame – ha detto il ministro Marco Bussetti -. Il Miur, anche alla luce delle nuove regole, lavorerà affinché le tracce siano davvero corrispondenti con quanto fatto dai ragazzi durante il percorso di studi Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (5)”
Lasciamoli lavorare (4)
In questa settimana si è capito che i 14 euro saranno 8 e arriveranno ad aprile. All’anno fanno 72 euro più 6 di tredicesima. Non c’è pericolo che scatti l’aliquota. Per il resto non si muove una foglia. Ho fatto una ricerca su abolizione ambiti territoriali. Dice che è stato presentato un disegno di legge. Nulla di più. La proposta di eliminare le materie non sembra avere avuto seguito. Qualcosa si dice (in giro) sulla mobilità. Pende come una spada di Pericle (la definizione non è mia) l’ipotesi della regionalizzazione. Dice che i 5s sono contrari. Ma, dubbio, se votano senza battere ciglio il dl razzismo di Salvini, si opporranno alle norme sui trasferimenti dei docenti? Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (4)”
Lasciamoli lavorare (3)
L’aumento per i docenti proposto dal governo “lasciamoli lavorare” ammonta a 14 euro (tredicesima di 28 euro, ndr). Come da programma: si fa il fuoco con la legna che si ha. Macari dobbiamo ringraziare che non ci sia una diminuzione (l’annata è stata magra).
Per insegnare non servirà più una formazione. Via tutto questo apparato, SSIS, TFA, PAS, FIT. Sono solo acronimi. Si impara a imparare e si impara a insegnare. Ma non si insegna a insegnare.
Rassegna stampa
La polizia è entrata nell’istituto alle 7 di domenica. Ha trovato 71 studenti, di cui 23 maggiorenni e 48 minorenni (quanti maschi? quante femmine?). Gli agenti erano «un numero cospicuo» (60 secondo il collettivo, il conto della questura non è pervenuto). Hanno bussato. Prima con gentilezza, poi più insistentemente. Poi, forse, con un piede di porco. I ribelli hanno aperto e a quel punto è successa una cosa aberrante. Quelli del collettivo dicono: «Alcuni studenti sono stati svegliati a strattoni, accompagnati in bagno e studentesse impossibilitate a cambiarsi data la loro insistente presenza». Sono stati trovati alcol (bottiglie di birra e qualche superalcolico), stereo, sacchi a pelo, coperte, persino una postazione da djset. Nessun libro. Continua a leggere “Rassegna stampa”
Lasciamoli lavorare (2)
Riassumo lo stato dell’arte per quanto riguarda la legge di bilancio. La fonte è Il Sole 24 ore. Siccome qualcuno, a proposito dei terreni agricoli per le famiglie numerose ha scritto «Basta un giornalone a tiratura nazionale scriva che gli asini volano e tutti a guardare in sù» (sic, sù), ho voluto consultare il giornalone almeno di prima mano. Primo: per il reddito di cittadinanza e l’abolizione della Fornero sono pronti dei decreti, ma non sono nella legge di bilancio (non c’era più spazio, il testo consta di 115 articoli). Continua a leggere “Lasciamoli lavorare (2)”
Come diceva mia nonna: ci si scalda con la legna che si ha
Marco Bussetti, il ministro, ha proclamato che il governo (del cambiamento) non ha intenzione di spendere un soldo in più nella scuola: «Come diceva mia nonna – spiega – ci si scalda con la legna che si ha». Se la scuola, insegnava una ministra altrettanto saggia, può sopravvivere al taglio di 8 miliardi, vuol dire che potrà diventare più efficiente senza finanziamenti. La scuola è virtuosa. Per esempio, quello che prima si faceva a pagamento, ora lo si fa anche gratis (o per due spiccioli) per dedizione al proprio lavoro. Il taglio di materie ha aumentato l’ignoranza (ma di poco), ma ha migliorato l’efficacia, la scuola funziona meglio, più leggera, più snella, è diminuito l’insuccesso scolastico. E poi ci sono le scuole private che possono tamponare laddove ci sono carenze della scuola pubblica. Facciamo l’ipotesi, diceva Calamandrei, che ci sia un partito al potere che dice di voler rispettare la Costituzione. Ma vuole istituire una larvata dittatura. Impadronirsi delle scuole di Stato. Cosa fa? «comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private».
Aspettiamo e vediamo (3)
Dov’eravamo rimasti? Alla sospensione della chiamata diretta e all’abolizione del divieto dei 36 mesi di servizio, peraltro inapplicabile (dal momento che la Buona Scuola, come sistema per eliminare – o almeno ridurre – il precariato, non ha funzionato, a gennaio le scuole si sarebbero trovate senza supplenti).
E tutto il resto? L’alternanza sarà migliorata, il numero di ore forse ridotto (nei licei) e non sarà centrale nell’esame di Stato. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Due colpi al cerchio e mezzo colpo alla botte. Gli stipendi non saranno aumentati perché non ci sono soldi (Il PD se n’è andato con la cassa). Ma se ci fossero, gli aumenti dovrebbero essere legati al merito. Quindi, anche il bonus, va da sé, non si tocca. L’Invalsi? Produrrà un algoritmo che servirà a valutare gli studenti all’esame di Stato [leggi qua]. La scuola paritaria svolge un ruolo fondamentale. Insegnanti del Nord al Nord. Se qualcuno del Sud vuole andare a Nord, dove c’è lavoro, al confino (si chiama, nella neolingua del «governo del cambiamento»: domicilio professionale). E poi ora spunta un’altra idea, non nuova, la riforma dei ruoli e degli organi collegiali: «Penso – ha detto ancora Bussetti – a dare un ruolo giusto a tutti. E magari a far entrare gli enti locali». [leggi qua]. Quindi non solo gli incentivi come arma in mano ai dirigenti per applicare un po’ di sano divide et impera, ma differenziazione di status e retribuzione nella categoria (in base a?). E privatizzazione di ciò che ancora resta pubblico. Il Ddl Aprea, insomma.
Continuità con la Buona Scuola ma anche con la riforma Gelmini. E il contratto?
Mi accorgo tutti i giorni che qui si fanno un’infinità di cose che non ci sono nel vostro libro, e che non si fa nulla di quanto vi si dice.
Voltaire, L’ingenuo
Aspettiamo e vediamo (2)
Riassumendo: finora il governo grilloleghista ha cancellato (sospeso) due tra le norme più odiose della 107, la chiamata diretta (ma non gli ambiti) e il divieto di servizio per più di 36 mesi, ha promesso di restaurare il crocifisso e di premiare con un obolo le scuole private più convenienti, senza toccare i finanziamenti già previsti. Abolizione alternanza scuola-lavoro, liceo breve, comitato di valutazione: non pervenuto. I fondi per l’edilizia tagliati, erano uno spreco. I decreti attuativi? Vanno avanti. Ma aspettiamo e vediamo.
Last but not least: forse rimandano a casa i docenti deportati a Nord contra loro voglia. Forse i docenti del Sud a prescindere. La Lega l’ha detto chiaramente: i prof terroni non li vogliamo.