Topi

«I topi, — pensava il signor gatto, abbandonandosi alla piú cupa tristezza e lasciando spenzolare dal banco la coda come una bandiera a mezz’asta in un giorno di lutto nazionale, — hanno una vita meschina e senza gloria. Io voglio dar loro un avvenire migliore, metterli in vetrina, sotto gli occhi di tutti. Io procuro loro, a mie spese, scatole di latta solide e ben sigillate, con suvvi (dico suvvi, e scusate se è poco!) etichette dipinte da un primario artista, nelle quali i topi sono perfino più belli di quanto non siano in realtà. Io offro l’apriscatole, i buoni punto, stabilisco un prezzo alla portata di tutte le borse. Ed ecco il risultato. Essi mi oppongono il più cieco sabotaggio e corrompono il giudice con il parmigiano per ottenere la mia condanna. Non c’è più onestà a questo mondo. Non c’è più religione. Tanto varrebbe che io mi mettessi a fare il bandito».
Gianni Rodari, Gli affari del signor Gatto

Sbucando in dispensa, l’abbondanza di formaggi e prosciutti stupì il topo. «Come farò a mangiare tutta questa roba?», si chiese preoccupato. Si decise a cominciare da una piccola scaglia di formaggio, ritenendola provvidenzialmente caduta per meglio aguzzare il suo appetito. E la trappola scattò. a liberarlo dalla preoccupazione di tutta quella roba da mangiare.
Leonardo Sciascia, Favole della dittatura

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